Colonia - Quando Dead Island fu svelato al mondo dal nulla con il suo famoso e drammatico trailer di debutto ci furono scene di gaudio e giubilo sparse un po’ ovunque. Ci si aspettava una vera e propria rivoluzione, ma ben presto si scoprì la vera natura di quello che alla fine si rivelo “solamente” come un buon gioco con uno spettacolare filmato d’annuncio in computer grafica.

A tre anni dalla prima uscita e a uno da quella del more of the same intitolato Riptide, con Techland impegnata in “tutt’altro” (leggi Dying Light) la palla è passata nelle mani di Yager, software house tedesca conosciuta dai più per l’intenso shooter story-driven Spec Ops: The Line.

Alla Gamescom di quest’anno ho avuto la possibilità di assistere a una breve presentazione di Dead Island 2 per scoprirne di più su tutte le sue promettenti ambizioni, che però non hanno esitato a lasciarmi con qualche dubbio di troppo dovuto più che altro all’incompletezza dell’acerba demo preparata per l’occasione dai ragazzi di Yager. Il tono di questo secondo capitolo, e lo si capisce bene anche dal trailer dell’E3 2014, è sicuramente più spensierato che in passato.

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D’altronde il gioco sarà ambientato nella solare California - Los Angeles, San Francisco e un’altra città ancora segreta - infestata dall’epidemia zombie e isolata dal governo americano. “Il paradiso che incontra l’inferno”, come hanno descritto giustamente gli sviluppatori.

Ad andare a braccetto con la scelta della location è sicuramente il convincente aspetto grafico che, chiudendo l’occhio su qualche imperfezione da codice pre-alpha che ho notato qua e là, già in questa prima fase ha dato bella mostra di sé. Il colpo d’occhio è senza dubbio next-gen grazie a una profondità di campo e un’attenzione per i dettagli davvero niente male. La palette dei colori mi poi ha ricordato il già citato Spec Ops: The Line, giusto per quel pizzico di calore cromatico in più che certo non stona in un’ambientazione del genere.

Gli aspetti che però non mi hanno convinto con decisione sono due, entrambi strettamente legati al gameplay. Il primo riguarda la natura del gioco, che zitto zitto, quatto quatto, non è semplicemente il sandbox in prima persona con una trama con un minimo di pretese che tutti ci aspettavamo (d’altronde gli Yager sono bravi soprattutto in questo), ma un gioco multiplayer seamless completamente privo di una modalità storia e che aprirà i suoi orizzonti fino a 8 giocatori in cooperativa.

Le classi da cui scegliere saranno quattro e il divertimento in questa sorta di action MMO dipenderà tutto dalle missioni di vario genere che ci saranno proposte con o senza compagnia: starà infatti al giocatore scegliere se e come prendere in considerazione gli utenti che invaderanno le strade della sua partita in un range che va dalla collaborazione totale al “ti ignoro bellamente e declino tutti i tuoi inviti in chat”.

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Tralasciando poi qualche spunto in termini di intelligenza artificiale, di fisica e le trovate da titolo di nuova generazione - scusate, ma poche volte in un titolo free-roaming mi son trovato di fronte a uno zombie che sfonda una porta appena chiusa e cade per le scale in modo convincente -, tutte le azioni di gioco e l’utilizzo delle armi mi sono sembrate un tantino piatte e troppo poco frenetiche. E’ questo il secondo motivo per cui non sono riuscito ad uscire con un sorriso convinto da quella stanzetta: da un gioco totalmente privo di espedienti narrativi, o presunti tali, mi aspetto un gameplay coinvolgente e che riesca a divertirmi tra un’arma bizzarra e i momenti gore che di certo non sono venuti a mancare.

Sarà pure per via del modo in cui è stato presentato, ma mi aspettavo qualcosa in più in questo senso da questo Dead Island 2 che, escludendo la sorpresa sulla natura completamente multiplayer del gioco e l’aspetto visual molto curato, ha avuto ben poche carte a suo favore.

Ma con quasi un anno di sviluppo ancora a disposizione ci saranno sicuramente tante altre occasioni in cui parlarne e per cambiare idea. Yager ha già dimostrato di saperci fare e non vedo l’ora di rivederli ancora all’opera in una situazione più comoda della frettolosa demo che mi è stata proposta in quel di Colonia.

Il tempo è dalla tua parte, Dead Island 2.