[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]olonia - Di righe d'inchiostro e virtuali ne ho spese tantissime, in questo scorcio breve e intenso di carriera videoludica, ma per Halo ho riservato quelle più calde e appassionate. Non lo nego, l'FPS nato dalla creatività di Bungie è stato uno dei titoli che mi ha formato come gamer. E oggi più che mai, rimettendo mano a quel capolavoro di azione e freneticità che è Halo 2 Anniversary, posso esserne ben lieto e contento.

Il Play Day di Microsoft, che come ogni anno ha preceduto la Gamescom 2014, è stato l'occasione giusta per mettere le mani - per la prima volta, per quanto mi riguarda - su Halo: The Master Chief Collection. Un prodotto, è bene ricordarlo, che al prezzo di €70 includerà Halo: Combat Evolved Anniversary, Halo 2 Anniversary, Halo 3, Halo 4, la serie TV Halo Nightfall e l'accesso alla beta multiplayer di Halo 5: Guardians in uscita a dicembre. Un'offerta, è altrettanto bene sottolinearlo, che ha pochi precedenti nell'industria del videogioco e fa piacere perché va oltre l'ormai classica rimasterizzazione in HD di questa o quella trilogia.

Potenzialmente, Halo: The Master Chief Collection ha la longevità di un gioco completo e forse anche di più, perché esce in una stagione autunnale orfana di Battlefield, priva di uno shooter esclusivo per PlayStation, e monopolizzato dal già troppo decantato Call of Duty: Advanced Warfare. Sarà lui, lo sparatutto di Activision, a dover perdere lo scettro: perché fondamentalmente non ci sarà nessuno a tentare di strapparglielo. Ed è in questo contesto che la Halo: MCC assume una rilevanza che non t'aspetti, un'importanza strategica che fa derivare dal minimo sforzo il massimo risultato.

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La build su cui ho potuto posare occhi e pad ne è stata la prova. In una sala gremita di membri della stampa - tantissimi fan del franchise di cui Microsoft è fiera proprietaria -, ho avuto l'occasione di provare la modalità Team Slayer sulla mappa Zenith del già citato Halo 2 Anniversary. Quest'ultimo, inutile girarci intorno, sarà il piatto forte di questa collection e in tutta sincerità ne sono strafelice: finale della campagna single-player a parte, il secondo episodio della saga è quello più riuscito a mio modo di vedere, con un bilanciamento perfetto o quasi tra la freneticità dell'azione, la sua epicità e le proporzioni delle location che ne erano sfondo.

E per epicità non intendo soltanto quella che si vive nel gioco, ma anche quella che si riflette sugli utenti che lo aspettano con trepidazione. Ho assistito a scene in cui persone urlavano "oh man, no, please!" quando l'intera stazione demo smetteva di funzionare a causa di un inspiegabile crash, con annesso ritorno in dashboard. Una questione di quanto sia amato un franchise e di tutti i modi possibili per coltivarlo al meglio, cosa che spero Microsoft stia facendo non soltanto dalla prospettiva della multimedialità.

Quanto a Halo 2: Anniversary, e alla mia esperienza su Zenith, il gameplay è grande e frenetico come sempre. L'impatto è rimasto pressoché invariato rispetto all'originale, con un mix di leggerezza e compostezza delle armi che è quasi da brividi. Il mitra, pure su due mani, è estremamente comodo e versatile, e offre una variante funzionale in una mappa che esclude a prescindere gli scontri dalla media distanza. Lunga o breve, non c'è una via di mezzo, e mal che vada si può sempre ricorrere all'attacco melee. Zenith dunque, a meno che non vogliate organizzare il team con un paio di bracci armati e un cecchino a torretta, prevede scontri campali e persino delle sorprese, negli stretti cunicoli che ne uniscono il cuore alle vedette antistanti.

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Lo switch tra versione originale e HD è impressionante come quello di Halo: Combat Evolved Anniversary, e il fatto di poterlo giocare col pad di Xbox One, con una vasta selezione di configurazioni dei controlli a seconda delle proprie preferenze (di default ho trovato le impostazioni di Halo 2), è di per sé non dico un valore aggiunto ma un ulteriore fattore di curiosità.

Tutte buone notizie, insomma, per un fan della serie come me ma anche per quanti non hanno mai provato nessuno dei capitoli finora pubblicati. Il feeling immutato, con l'ausilio di un comparto grafico a dir poco adeguato agli standard moderni, è una garanzia immane di qualità ed è una lezione di rimasterizzazione per tutti.

Non è mai bello quando un'industria ricorre al suo passato glorioso per alimentare un futuro incerto ma va detto che, se queste sono le premesse e questi gli sforzi messi in campo, un paio di mesi in compagnia del "vecchio" Master Chief tirato a lucido non ve li toglierà proprio nessuno.