[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]olonia - Ori and the Blind Forest è un titolo sviluppato da Moon Studios, un tripudio di energia e colori che ha conquistato pubblico e critica allo scorso E3. Dopo la conferenza Microsoft pre-Gamescom 2014, abbiamo avuto la fortuna di provare il gioco al Play Day di Xbox, e le prime impressioni sono decisamente positive.

Il lavoro di Moon Studios stupisce innanzitutto per la storia, raccontata con malinconia e senza alcuna cut-scene, integrando perfettamente narrazione e gameplay. Ori è la storia di crescita di una strana creatura, a metà tra un gatto e un piccolo drago, una storia priva di parole, un film muto, meraviglioso e struggente.

Pad alla mano, Ori rinnega tutte le presunte somiglianze con Rayman Origins et similia; diventa un metroidvania di quelli cattivi e precisi, un gioco da capire e calcolare al millimetro, un'esperienza che trasforma frustrazione in soddisfazione.

Anche i padri del gioco, presenti presso la demo station, tenevano a sottolineare quanto le meccaniche fossero ispirate ai primi Mario piuttosto che ai platform moderni. Il meglio di sé, però, Ori lo dà sul fronte estetico.

La palette cromatica che si rifà ai quadri notturni di Van Gogh viene accompagnata dai personaggi principali e dai comprimari ispirati alle opere dello Studio Ghibli. Un mix di passato e futuro che stupisce, e ci lascia ben sperare nonostante i soli due livelli mostrati.

Ori and the Blind Forest promette di essere un titolo di punta per il mercato digitale dell'ammiraglia Microsoft ma anche uno dei migliori giochi di questo primo anno di next-gen che stenta a decollare.

Non ho riscontrato difetti, anzi: come in ogni metroidvania che si rispetti, la voglia di scoprire questo fantastico mondo viene centimetro dopo centimetro, minuto dopo minuto.