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a prima volta che giocai a Tomb Raider, un giorno imprecisato del 1997, utilizzai un PC Pentium II e una 3Dfx Voodoo nuova fiammante, scheda che conservo ancora gelosamente nella mia scatola dei ricordi informatici. Mi tornano alla mente la grafica all'avanguardia (per l'epoca) e le emozioni meravigliose di quel mix riuscitissimo di esplorazione e avventura che ha reso Tomb Raider uno dei giochi storicamente più influenti (di chi credete siano figli i giochi à la Uncharted?).

All'epoca fu un precursore: il primo gioco 3D a fondere elementi platform a elementi sparatutto, nonché a dar vita a una protagonista femminile che con il tempo è diventata un fenomeno di culto. Il personaggio di Lara Croft ha ispirato fumetti, libri e due film (anche se non memorabili) con protagonista la bellissima Angelina Jolie.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Durante i suoi lunghi 18 anni di vita, la saga di Tomb Raider ha sempre mantenuto un'anima multi-piattaforma.[/mks_pullquote]

Il primo Tomb Raider uscì su Sega Saturn, PC e Playstation nel lontano 1996 e durante i 18 anni di vita di una delle saghe più lunghe della storia dei videogames, fra alti e bassi, milioni di copie vendute e l'atteso/temuto reboot del 2013 di Crystal Dynamics, i giochi dedicati a Lara hanno sempre mantenuto un'anima fondamentalmente multi-piattaforma, seguendo quella filosofia che dovrebbe essere la luce guida di qualunque videogioco: rendersi disponibile al maggior numero di giocatori.

Ci si riempie spesso la bocca con frasi del tipo: "I videogames sono una forma d'arte"; ed è così. Ma se è vero che i videogiochi sono ciò ci piace definire l'ottava arte, come si può accettare che essa venga rinchiusa in una gabbia? Letteratura, musica, cinema e videogames dovrebbero poter essere accessibili a tutti!

Cos'è accaduto? Certo, basta guardare un attimo il recente passato di Square-Enix, fra sputtanamenti di saghe storiche con titoli di dubbia qualità (The Fall) e patch a pagamento (DE:HR Director's Cut), che queste sciagurate scelte prive di rispetto nei confronti dei clienti, diventano quasi prevedibili. Inaccettabili certo, ma prevedibili. "Perché?", si domandano tutti. La risposta è tristemente semplice e la si può leggere fra le righe del post di Darrell Gallagher sul blog di Crystal Dyamics, bellamente corredato da migliaia e migliaia di (giustificati) insulti:

Today’s announcement with Microsoft is one step to help us put Tomb Raider on top of action adventure gaming. Our friends at Microsoft have always seen huge potential in Tomb Raider [...] We know they will get behind this game more than any support we have had from them in the past - we believe this will be a step to really forging the Tomb Raider brand as one of the biggest in gaming, with the help, belief and backing of a major partner like Microsoft.

Traduzione: Microsoft ha sganciato bei soldi e questi sono più importanti degli interessi dei videogiocatori. Chi se ne importa se il super-mega-gioco action più bello di tutti i tempi sarà disponibile solo per i boxari, mentre coloro che giocano su PC o Playstation e che ci hanno seguito durante gli ultimi 18 anni, resteranno a bocca asciutta.

Purtroppo l'andamento deludente di Xbox One ha preoccupato Microsoft, la quale ha cominciato a cercare una soluzione per rendere più attraente sul mercato la sua console. Era prevedibile che i boss di Redmond cominciassero a farsi un bel giro fra le vetrine. Scrutando in lungo e in largo alla fine hanno adocchiato Square-Enix, facendole un offerta che non poteva, ma che doveva rifiutare. Perché? Qualcuno ha scritto: perchè altrimenti sono delle puttane! Sbagliato, è anche peggio di così. Certo, se vogliamo paragonare la nostra passione a una squallida attività sessuale a pagamento, allora può andar bene. Ma la risposta giusta è: perché altrimenti svilisci il tuo lavoro artistico rendendolo una mera pratica commerciale. E al diavolo tutti i vostri discorsi da quattro soldi sull'ottava arte.

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Fortunatamente quello di Rise of the Tomb Raider (per adesso) è un caso isolato; qualunque osservatore attento avrà notato l'inversione di tendenza degli ultimi anni, con sempre meno esclusive disponibili per le console e molte IP un tempo rilasciate in esclusiva, disponibili per un numero maggiore di piattaforme (Metal Gear Solid, giusto per fare un nome). Tecnicamente le console stanno diventando sempre più simili e in futuro le differenze fra PC e console saranno quasi impercettibili. Non solo: nuove possibilità si stanno aprendo per il futuro, come ho ampiamente mostrato nello speciale Steam Machine e il sogno della console unica.

Anche se, come qualcuno afferma, si tratterà soltanto di esclusiva temporale, il "caso" nato da questo annuncio è iconico, nonché esemplare occasione per farci riflettere sulla questione delle esclusive. Personalmente credo che il destino di Tomb Raider sarà identico a quello di Ryse: Son of Rome, che uscirà anche su PC; probabilmente uscirà anche su Playstation 4. Qualunque appassionato dovrebbe sperarlo, indipendentemente dalla console che preferisce o dal budget che ha a disposizione.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]La console-war è un cancro. Le esclusive sono un cancro. I fanboy che esultano per le restrizioni imposte dai publisher, sono un cancro.[/mks_pullquote]

Dire: "E beh? Se vuoi giocare a Tomb Raider compra Xbox One", è davvero triste. Nessuno accetterebbe un: "Vuoi vedere un certo canale TV? Acquista un'altra televisione uguale ma di un'altra marca". Io già ce l'ho una TV, perché dovrei volerne un'altra? Oppure "Vuoi vedere i Batman di Nolan sul tuo Bluray Philips? Mi dispiace, i film di Batman sono in esclusiva, devi comprarti un altro lettore Sony". Follia... Follia!

Vorrei davvero ascoltare cosa risponderebbe la maggior parte delle persone alla domanda: "Chi doveva vincere la guerra del Vietnam, gli americani o i vietnamiti?". Sono davvero curioso. Perché nel gioco della guerra delle console, dove gli occidentali (Microsoft) e gli orientali (Sony) si scannano fra di loro, voi siete le vittime di guerra.

In questa guerra, della quale sono vittima anch'io come tutti, mi piace pensar d'essere come un novello John Lennon che canta dolcemente: "You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one. I hope someday you'll join us and the world will live as one". E che John e voi tutti possiate perdonarmi per questo paragone.

Marciare andava bene per gli anni Trenta. Oggi bisogna usare metodi diversi. Tutto ruota intorno a una sola cosa: vendere, vendere, vendere. Se vuoi promuovere la pace, devi venderla come se fosse sapone. I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia: non soltanto nelle notizie ma anche nei vecchi film di John Wayne e in qualsiasi altro dannato film; sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere, uccidere, uccidere. Così ci siamo detti: "Mettiamo in prima pagina un po' di pace, pace, pace, tanto per cambiare"... Per ragioni note soltanto a loro, i media riportano quello che dico. E ora sto dicendo "Pace".
— John Lennon

Meglio essere chiari una volta per tutte: la console-war è un cancro. Le esclusive sono un cancro. I fanboy che esultano per le restrizioni imposte dai publisher, sono un cancro. Mi spaventa e dovrebbe spaventare tutti voi, constatare cosa sia disposta a fare una software house, vendendo l'anima di un brand storico e importante, rinunciando alla quantità di copie vendute oltre che alla felicità degli appassionati, pur di intascare i soldi facili e sicuri elargiti dall'avido e facoltoso capitalista di turno.

La petizione per portare Rise of the Tomb Raider su altre piattaforme ha già raggiunto migliaia di firme e tutti, anche i boxari, dovrebbero firmarla, perché domani potrebbe accadere anche a loro, se d'un tratto un gioco a cui sono affezionati cadesse preda delle fauci affamate di qualche altro squalo che nuota nell'acqua sporca.