[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]olonia - Per inaugurare la GDC con il piede giusto abbiamo deciso di iniziare con una conferenza molto particolare, quasi una performance, a cura di Ste Curran, sviluppatore freelance che mi ha incantato non poco.

Killing the Games Industry è una sorta di piece teatrale, divisa in quattro atti, che con amore viscerale ci illustra la decadenza (e la voglia di vivere) di un'industria giovane ma, in parte, marcia.

Il primo atto, intitolato "The Body", mette l'industria nei panni della donna amata dall'autore. È facile intuire che Curran in questo capitolo assiste alla morte (per omicidio) della sua amata, ma non ne vede l'autore, così inizia una classica immaginaria di tutti i presunti assassini, dove i famigerati free-to-play sono sola la punta dell'iceberg. A farla da padrona sono anche le armi, gli FPS, la mattanza che spesso un gioco provoca e sulla quale si basa.

Il secondo capitolo, dal nome "The Police Station", vede il protagonista interrogata dal classico sbirro cattivo, che ovviamente prova a incolparlo, e così comincia la seconda parte della lista: la colpa è di Microsoft, di Sony, di Nintendo, è colpa degli uomini e delle donne, perché la differenza che il mercato tende a esaltare crea il sessismo.

Il terzo capitolo, il più spietato per le immagini che Curran ci descrive, è "The Obitory". Il protagonista strappa dalla pancia del cadavere altri colpevoli: le superstar dei videogame, gli MMO, ma anche le conferenze, la stampa specializzata, il marketing, i PR.

L'ultima parte è ovviamente "The Funeral". Qui Curran finalmente si confessa: dopo un divertente siparietto, che mi ha ricordato la commedia inglese di fine diciannovesimo secolo, tra il protagonista e Apple (invitata al funerale). Scopriamo che sia il protagonista, sia noi videogiocatori, sommersi da cliché, trofei, achievement. Siamo i mandanti e gli assassini di questo brutale omicidio, un omicidio che si rivelerà essere solo una mera illusione, un potere che crediamo falsamente di avere.

Nessuno uccide l'industria, ma continuiamo costantemente a indebolirla: è triste.

Abbiamo iniziato con un grande spunto, voi cosa ne pensate?