[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]"[/mks_dropcap]Standing on the edge of the underworld looking at the abyss and I'm hoping for some miracle to breakout, to escape from all this". Inizio da questo punto, un punto microscopico riportato all'infinito e rivissuto almeno un migliaio di volte...

Ci siamo, domani esce ancora una volta The Last of Us ma purtroppo, per causa di forza maggiore, lo giocherò da solo. Mi vengono in mente le parole della meravigliosa Donna Burke che interpreta Sins of the Father ma le colpe, tutte, non sono mai genetiche: purtroppo la vita non è un videogioco e noi abbiamo colpe orribili. Così, amico mio, mio placebo del benessere ritorni per parlarmi di tutto il male del mondo, e io attendo che questa storia mi sia raccontata per l'ennesima volta. Vedrò morire la figlia di Joel che a 1080p e 60fps morirà molto ma molto meglio (scusate il cinismo, ma non è che in una settimana l'umore migliori) e poi sentirò Ellie dire che tutto ciò che ha fatto non può essere sprecato... No Ellie, non conta un cazzo, e tu, mia bellissima musa videoludica, ne sei la prova.

Preamboli tristi o felici a parte, questa settimana parlerò di disagio, forse il sentimento che i più grandi giochi della scorsa generazione ci hanno trasmesso, dal già citato The Last of Us a Bioshock, da Spec Ops: The Line a Metal Gear Solid, dalle mani insanguinate e ridenti di Nathan Drake all'ironia smorzata nel pianto del lutto di Hal "Otacon" Hemmerich. I videogiochi sono una forma di comunicazione che nelle ultime settimane abbiamo definito artistica, divertente, istruttiva, pacifista, SANA (sì, col caps lock), ma i videogiochi comunicano anche il disagio: i personaggi di Levine ne sono la prova lampante. E la decadenza dei suoi mondi? Un punto di non ritorno per l'umanità tutta.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]La scena del fosforo bianco in Spec-Ops: The Line è una delle cose più indigeste che io abbia mai visto[/mks_pullquote]

La scena del fosforo bianco in Spec-Ops: The Line è una delle cose più indigeste che io abbia mai visto, non solo nei giochi, ma anche nei documentari, nella nostra amata scatola televisiva o nel cazzo che pare a loro e noi dobbiamo accettare. Lost Odyssey è visto come un grande viaggio nell'immortalità di un protagonista decisamente antipatico, io l'ho vissuto come una situazione di sofferenza dove un disco da infilare nella 360 diventa il Caronte della situazione per traghettarci fino alle porte dell'inferno.

So cosa state pensando voi, miei cari e fedeli amici del martedì: "sei ubriaco, Giò?". Sì, sono ubriaco, ubriaco di una sbronza che meritavo da anni e che accetto di buon cuore, perché dopo questo pezzo accenderò la mia PS4, e mi confronterò con la violenza di Abe e un concetto di candido volteriano che mai è stato ripreso da altra forma di comunicazione dopo la morte del grande filosofo francese. In fondo eroi e beniamini che cosa ci insegnano? Ci insegnano la sofferenza, amici, ci insegnano che scappare da questo infinito mucchio di merda si può ma solo nuotandoci dentro.

E non importa quanto questo merdoso stagno sia profondo, il disagio porta a due conseguenze: la morte o la presa di coscienza. E dato che la prima non voglio proprio prenderla in considerazione (farla finita è la scelta più miserabile che ci sia), la presa di coscienza, il rimboccarsi le maniche della camicia buona, diventa uno scoglio a cui attaccarsi e sopravvivere per tirare fuori i denti e smettere di sputare sangue, in favore del fuoco.

Stasera un amico, un lettore mi ha detto una cosa carinissima: "tu sei ed esisti a prescindere da ciò che ti capita". Io sono d'accordo e so, anzi sono certo, che lo siate tutti voi, e sapete perché? Perché condividiamo una grossa, grossissima passione. Esempio: sabato stavo male, malissimo, allora sono andato a pranzo con mio padre e poi ho preso Spec-Ops. Mi sono sentito meglio, sapete perché? Non perché volevo buttare soldi (lo shopping non mi soddisfa, mi irrita), ma perché avevo bisogno di andare oltre ciò che già conoscevo, e noi, tra libri, film e sopratutto videogiochi, abbiamo un dono infinito: il dono di poter decidere di imparare cose nuove, sempre! Abbiamo a nostra disposizione una fonte di pensieri, concetti, divertimento, parole, citazioni, lacrime, emozioni che è praticamente inesauribile.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Nei videogiochi abbiamo scrittori degni di Salvatore Quasimodo e Antonio Moresco[/mks_pullquote]

Io ricordo la morte di Areis! Io ricordo le ultime parole di Big Boss! Io ricordo cosa provai con Bioshock Infinite! Io ricordo la meraviglia effimera e coltissima allo stesso tempo di Killer 7 e Killer is Dead! Io ricordo che la miglior serata di questa settimana è iniziata alle 4 del pomeriggio: ho riletto Cuore di Tenebra, ho guardato Apocalypse Now e poi ho giocato a Spec Ops: The Line e, amici miei, ho capito che criticare Fabio Volo o Federico Moccia non serve a un cazzo. Nei videogiochi abbiamo scrittori degni di Salvatore Quasimodo e Antonio Moresco, ergo "sono solo videogiochi" un par di palle!

Ho riportato mille sfoghi e alla fine non ho parlato né di un gioco in particolare, né tanto meno di disagio. Ma il disagio non è proprio questo? Ho parlato in questo modo perché sono stanco, stanco di dover giocare a The Last of Us da solo, stanco di dover attendere, ma motivato nell' attesa. Si aggiusterà tutto? Per me? Per noi? Non lo so, e mi dispiace non avere una risposta per voi che siete tanto affezionati e meravigliosi, ma credo, in fondo, che sì, tutto può aggiustarsi. Ho un buon presentimento... Io The Last of Us Remastered lo prendo comunque domani. La prima run sarà in solitaria, ma forse, mentre sarò commosso tra le lacrime, mentre penserò che il lavoro di Neil Druckmann sia veramente la storia meglio scritta del ventunesimo secolo, sentirò una mano che afferrerà la mia, e allora avrò la forza di poter giocare ancora. Fino a quel momento voglio crederci, e, cosa ancora più importante, voglio che voi ci crediate con me.

La vita è meravigliosa, e noi abbiamo una passione che può aiutarci ad aprire gli occhi e ad apprezzarla di più. Non siamo FPS, non siamo Full HD, non siamo dei reietti e, per citare un nostro caro amico, noi siamo militari senza frontiere, la nostra fantasia è la nostra salvezza, la nostra spensieratezza verrà fuori anche nei momenti più bui, e riprenderemo ciò che era nostro... lo riprenderemo con un sorriso, con l'amore e la rivoluzione nel cuore. Vi auguro la pace, amici miei, come al solito... Siate felici, perché in fondo lo sono anche io.

Concludo con una citazione che può riguardare cose, persone, accaduti, passioni: "Amare come Dio, usarne le parole".