[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]os’è un remake? Come è facile intuire dal significato della parola inglese, un remake è un rifacimento di una produzione, cinematografica, letteraria o videoludica che sia. Molte volte, e sto pensando soprattutto al mondo dei prodotti audiovisivi, la reazione del pubblico in merito a un remake è spaccata in due. È un fatto che dipende sicuramente dalla qualità dello stesso e dalla capacità critica del fruitore, ma in generale un rifacimento non è mai accolto benissimo dal pubblico. Sarà pure per il legame viscerale che l’utente stabilisce con l’opera originale, ma i casi in cui si parla male di questo tipo di prodotti dell’industria culturale sono praticamente alla luce del sole. 

Eppure, particolarmente nel caso dei videogiochi, è proprio per cavalcare l’onda d’amore dei fan dell’esperienza originale che si torna a mettere mano a un universo o a una storia. O per crearne nuovi, di adepti da “spennare”, ovvio. E sono chiaramente questi i riuscitissimi intenti di Oddworld: New ’n’ Tasty, videogame che a quasi vent’anni di distanza dalla sua release originale si affaccia sul mercato attuale riscritto completamente da zero.

Un dettaglio che è stato sottolineato a più riprese dagli Oddworld Inhabitants durante il lungo periodo di sviluppo, ma che non rispecchia completamente la realtà dei fatti: New ’n’ Tasty, al di là del mero update tecnico e dell’adattamento di alcuni fattori agli standard attuali, è ancora Oddworld: Abe’s Oddysee. E va molto più che bene così.

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"I was the employer of the year"

Quella di Abe è una storia dai temi non certo semplici. Impiegato dell’anno delle RaptureFarms, azienda dedita alla produzione di cibo che rispecchia i canoni di un campo di concentramento, nonostante le deprecabili condizioni dello stabile, il nostro protagonista crede comunque di avere un buon lavoro. Le cose cambiano però quando scopre l’ingrediente del nuovo gustoso prodotto dell’azienda, che lo spinge ad evadere e a viaggiare alla ricerca di poteri in un mondo mistico, che gli permetteranno di mettere fine alla sua schiavitù e a quella degli altri suoi amici Mudkon. 

Il cammino di Abe è disseminato di difficoltà, dovute più alla sua fragilità che all’ostilità del mondo con cui ha a che fare. Abe può camminare silenziosamente, può nascondersi, può correre, ma i suoi nemici saranno sempre nettamente più forti e spaventosi di lui. Questa fragilità, accompagnata dalla totale assenza di abilità offensive, oltre che andare a braccetto con le tematiche raccontate, si sposa egregiamente con il gameplay che fa del puzzle solving e del platforming al millimetro i suoi punti cardine.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Quella di Abe è una storia dai temi non certo semplici[/mks_pullquote]

Provare a sopravvivere era una delle caratteristiche chiave del titolo originale: si moriva in un instante, ma si avevano vite infinite. La tediosa pratica del trial & error tanto cara alla prima fase dell’esistenza dei videogiochi era quindi un dogma da accogliere a braccia aperte, e lo stesso si può dire nel caso di New ’n’ Tasty. Studiare e apprendere i comportamenti dei nemici e azzardare qualche volta in più porta sempre alla soluzione in un modo che, grazie anche al mix di situazioni e nuove abilità proposte, non risulterà mai ripetitivo. 

In molti ricorderanno inoltre il complicato sistema di controllo della versione originale; beh, ora le cose sono un tantino più semplici grazie all’introduzione dell’analogico, che non disdegna però di farci imprecare qualche volta in più per quella caduta evitabile con il pizzico di precisione in più delle freccette direzionali. Insomma, la morte sarà comunque dietro l’angolo. La differenza, come è giusto che sia nel 2014, risiede solamente in un piccolo dettaglio: piuttosto che mantenere una sola difficoltà, gli sviluppatori hanno deciso di implementarne tre, tutte ampiamente facilitate dal sistema di quick-save e quick-loading attivabile con il Touchpad di PlayStation 4.

Una feature che i più ricorderanno per la sua introduzione nel secondo capitolo della serie e che non credo farà troppo storcere il naso ai puristi: si tratterebbe più che altro di una delle solite lamentele superflue!

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"I am the remake of the year"

La strabiliante verità, come vi dicevo nell’incipit, è che Oddworld: New ’n’ Tasty, nonostante la sua moderna e gradevole veste grafica in “falso” 2D e le giustificate scelte di game design, rimane fedele all’opera originale. Sotto la sua fresca e raggiante scocca a 1080p c’è sempre quella caratteristica atmosfera che rende Abe’s Oddysse un classico senza tempo. Questa non è una scusa per racimolare denaro, ma un modo per riproporre i fasti del 1997 in chiave moderna, in modo da portare quella stessa visione sugli schermi con i più prelibati standard di produzione attuale.

Sarà pur forzato, ma facendo un parallelo con il mondo del cinema, giocando a New ’n’ Tasty mi son venuti in mente i due Funny Games di Michael Haneke, due pellicole identiche, girate dallo stesso regista con tecniche e valori di produzione diversi a distanza di 10 anni. Ecco, Oddworld: New ’n’ Tasty, con le dovute differenze dettate dal mezzo d’appartenenza è proprio questo: il manuale del perfetto remake.

Non ci sono scuse per ignorare New ’n’ Tasty, dovreste piuttosto chiedervi perché siete ancora qui a leggere invece che a giocare (o rigiocare) la quintessenza del videogame anni ’90.

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Oddworld: New 'n' Tasty è disponibile per PlayStation 4 dal 23 luglio, seguirà release multipiattaforma. Abbiamo realizzato la nostra recensione con un codice PS4 gentilmente fornitoci dallo sviluppatore.