[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]D[/mks_dropcap]a fiero sostenitore del marchio Xbox dei bei tempi (se proprio li vogliamo definirli brutti, i tempi attuali), ricordo con piacere gli ultimi sofferti anni di Bungie sotto le redini di Microsoft. Si notava una sorta di insofferenza nelle mura della software house di Seattle. Un’insofferenza legata unicamente all’obbligo di dover lavorare a un tot di titoli della serie Halo, gallina dalle uova d’oro dell’azienda di Redmond sempre più lontana dal cuore degli stessi ragazzi che l’avevano messa al mondo. Li ricordo con piacere perché da quegli anni nacque Halo: Reach, il prequel dedicato al Noble Team che a mio parere è tutt’oggi il miglior esponente della saga. Ma questa è un’altra storia.

La storia che voglio invece raccontarvi oggi è quella della mia prima esperienza con Destiny, nuova creatura nata dallo spirito libero di Bungie che nel post E3 si è concessa a un pubblico piuttosto ampio con un’interessante fase di alpha testing della durata di un weekend (poi estesa nella serata di ieri, ndR).

L'art direction è a livelli stellari.
L'art direction è a livelli stellari.

Destiny è il primo prodotto della Bungie degli anni 2000 completamente slegato (almeno apparentemente) da Halo. È il frutto di una creatività totalmente libera e la prima milestone di una nuova IP che probabilmente ci accompagnerà per anni. Destiny è uno sparatutto dalle ampie vedute che fonda le sue radici nel gioco online, dando pieno sfogo all’estro di quell’azienda che fu in grado di concepire e sdoganare il concetto di FPS su console per come lo conosciamo tutt’ora. È a Bungie e ad Halo che dobbiamo il successo e la riuscita di un genere che attualmente spopola tra i giocatori da divano, ed è presumibilmente a Bungie e a Destiny che dovremo l’affermarsi su console dei giochi appartenenti al genere MMO.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Catapultato in un mondo di gioco quanto mai vicino alle esperienze alienanti dei giochi di ruolo online più blasonati[/mks_pullquote]

Mettendo piede la prima volta nell’universo di Destiny ho proprio avuto questa sensazione: quella di essere stato catapultato in un mondo di gioco quanto mai vicino alle esperienze alienanti dei giochi di ruolo online più blasonati, ma che comunque non si discosta molto da quell’esperienza passionale che ho avuto ogni volta che ho messo le mani su un prodotto dello studio di Seattle. Mi sono sentito a casa in un luogo che non conoscevo, ma che allo stesso tempo mi suonava familiare. Era l’universo online secondo Bungie e finalmente c’ero sbarcato per qualche ora.

Per questo mio breve viaggio ho scelto di essere un Exo Warlock, un mercenario cyborg che ho preferito arricchire con un bel buco in testa, giusto per dargli un tocco da farabutto in più. Dopo una semplice ma completa creazione del mio alter-ego, senza chissà quale introduzione o preambolo che si rispetti (che diavolo mi aspettavo, è pur sempre una Alpha!), sono stato catapultato in una missione sulla Terra, in un luogo dai colori rossastri che (ma tu guarda!) corrisponde alla Vecchia Russia. Ci sono altri giocatori con me, non sembrano interessati all’obiettivo della missione, meglio proseguire per la mia strada. Sento parlare, “cazzo, è Tyrion Lannister” esclamo. Invece era “solo” Peter Dinklage che prestava la sua voce a Ghost, il nostro robotico compagno di viaggio. Uccido alieni, avanzo verso l’obiettivo, aumento di livello, continuo a sparare, arricchisco il mio equipaggiamento, la missione finisce.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Destiny è la storia dell’umanità che sta perdendo la guerra contro la minaccia aliena, la Torre è il suo ultimo appiglio, la nostra piazza sociale da esplorare quando e come vogliamo in terza persona[/mks_pullquote]

Di già!? Sì, ma c’è la Torre ad aspettarmi. Destiny è la storia dell’umanità che sta perdendo la guerra contro la minaccia aliena, la Torre è il suo ultimo appiglio, la nostra piazza sociale da esplorare quando e come vogliamo in terza persona. Qui ci sono centinaia di cose da fare, chiacchiere da scambiare e missioni da accettare, non prima di aver scelto i propri compagni. Come? Siete un po’ asociali e non avete trovato qualche buon nerd a farvi compagnia? Non c’è problema: in Destiny non sarete mai soli, sarà il titolo stesso a scegliere i vostri compagni e a proporvi quella che a conti fatti è la vera essenza del giocare secondo i crismi della nuova generazione. Bungie è riuscita infatti a creare un mondo persistente, che vive di vita propria, e che va avanti con missioni ed eventi sempre nuovi. Certo, il gameplay non si discosta poi tanto da un Borderlands mixato alle meccaniche online del World of Warcraft di turno, ma lo è con quella magia e quell’ispirata essenza che - perdonatemi, ma devo proprio dirlo - chi non ha apprezzato Halo non può capire.

La mia prova, escludendo gli esaltanti punti appena toccati e l’indiscutibile direzione artistica del team di Bungie, non ha certo rifiutato di presentarmi alcuni intoppi, di cui solo uno è attribuibile alla natura non definitiva della build. La prima nota negativa secondo me è riscontrabile nei 30 frame per secondo cui gira il gioco: la velocità e la fluidità delle immagini non mi ha dato chissà quale grattacapo, ma la scelta mi ha lasciato un po’ interdetto quando ho messo mano alle situazioni che mi sono state proposte dinanzi nella controparte multiplayer competitiva. Sarà un po’ difficile abituarmi a scontri meno frenetici dal punto di vista tecnico, ma cercherò di farmene una ragione.

La cooperazione può tornare utile in più occasioni.
La cooperazione può tornare utile in più occasioni.

La seconda, e forse più grave, nota negativa che vi segnalo riguarda il feeling delle armi e la precisione nella mira delle stesse. Sarà che non preferisco il Dualshock 4 per gli sparatutto, ma il feedback dell’arsenale non mi ha restituito le sensazioni che mi aspettavo da un videogame di Bungie. Il gunplay di Borderlands è tutt’altra storia, per dire. Chiudo il cerchio delle lamentele accennandovi a un’IA che in molti frangenti non mi è sembrata all’altezza della situazione. Parlo in particolare di alcuni momenti in cui le azioni dei nemici mi sembravano seguire determinati pattern fino allo sfinimento, ma sono sicuro che questo sia dovuto alla giovinezza del codice in esame e che tali problemi saranno risolti in vista della release.

Al netto di questi dubbi rimane però una "piccola" certezza: già dalle prime battute di gioco Destiny si è dimostrato un progetto solido e ben curato, capace di tenere attaccati allo schermo anche nella sua versione preliminare e quindi priva di qualsivoglia orpello narrativo. C’è la sensazione che Bungie stia lavorando ancora una volta per portare un cambiamento epocale su console di vecchia e nuova generazione. Non vedo l’ora di mettere le mani sulla beta estiva per sciogliere i nodi che vi ho elencato qualche carattere fa, e scoprirne di più su un universo che ha tanto da dire e raccontare. E chissà, magari alcuni di quei problemi esistono solo in parte e mi sono lasciato trasportare troppo dal pessimismo.

La prudenza non è mai troppa, quando si tratta di scansare l’hype ed evitare le delusioni.