[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]U[/mks_dropcap]bisoft si sta rendendo involontaria protagonista della scena videoludica post-E3 2014 e non lo sta facendo per i suoi prodotti comunque degni di nota, ma per una questione che trovo irrilevante: la questione femminile.

Posto che l'individuo va rispettato a prescindere dal proprio sesso, e che solo per galanteria ogni uomo dovrebbe avere una particolare attenzione verso le donne, la questione femminile è stupida. Chiedere a Ubisoft, come poi è stato fatto dopo l'E3, perché non abbia inserito personaggi femminili non ha alcun senso, ha la stessa valenza di chiedere a uno chef perché non ha messo noci e olive negli spaghetti a vongole.

Lo chef sarà libero di decidere quali ingredienti usare nei propri piatti, no? Il publisher/sviluppatore francofono avrà la libertà di optare per protagonisti con quella o con quell'altra caratteristica, uomini o donne, coi capelli lunghi o corti, no?

A giudicare dalle polemiche che ovunque montano feroci, evidentemente non è così.

Assassins-Creed-Unity

Ubisoft viene da più parti rimproverata per avere omesso il gentil sesso dal novero dei protagonisti di Far Cry 4 e Assassin's Creed: Unity, quest'ultimo, in particolare, perché gode di un team di quattro giocatori e non farci uscire almeno una donna... Beh, poco da aggiungere al precedente commento simil-culinario, fosse stato per me. Invece gli sviluppatori hanno voluto rispondere a modo a queste critiche – cosa che in tutta franchezza potevano anche risparmiarsi – e lo hanno fatto così.

"Capisco il problema, capisco la causa, ma non penso che sia rilevante in Unity. In Unity si impersona il protagonista Arno anche quando si gioca in co-op tutti impersonano Arno. È come per Aiden Pierce in Watch Dogs".

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]"Capisco il problema, capisco la causa, ma non penso che sia rilevante in Unity"[/mks_pullquote]

Questo era Alex Amancio, creative director di Assassin's Creed: Unity, che peraltro ha addotto motivazioni di natura tecnica a questa scelta.

"Sono il doppio delle animazioni, il doppio delle voci, il doppio degli aspetti grafici.Tutti i personaggi sono maschi in quanto ogni giocatore veste i panni del personaggio principale Arno nel proprio gioco".

La stessa 'problematica' si è presentata con Far Cry 4.

"Con una migliore tecnologia e una maggiore pianificazione potremmo farlo in futuro. Abbiamo avuto forti pressioni per farlo e davvero volevamo farlo, semplicemente non abbiamo fatto in tempo ad infilarcelo. Ma allo stesso tempo possiamo lavorare meglio sulla storia per poter introdurre un personaggio femminile".

Sembra proprio che si tratti di una tematica prevalentemente tecnica, e non di qualcosa di etico, filosofico o antropologico come ipotizzato dai ben pensanti, quelli che sognano le quote rosa come soluzione ai mali di tutto e tutti.

FarCry3

Altro che etica, è facile dedurre dalle risposte imbarazzate dei produttori per capire che il limite è tecnologico. È difficile star dietro, insomma, alla tecnologia che corre, a questa next-gen che offre grandi possibilità da realizzare nel minor tempo possibile. Allora non è la macchina che fatica a calcolare animazioni e corpi femminili: è l'uomo, che sogna di realizzarle perché insolite e affascinanti in un mondo maschilista, ad essere impossibilitato dai suoi stessi limiti, a non poterci arrivare perché il tempo è poco – i cicli di sviluppo pare si stiano allungando ma evidentemente non è abbastanza – e gestirlo sta diventando un'autentica mission impossible.

Del resto, era prevedibile che la stacanovista Ubisoft si sarebbe dovuta prima o poi confrontare con temi del genere, e c'è da scommettere che in futuro toccherà ad Activision. I produttori di “blockbuster” corrono così tanto che quando si fermano per ragionare cadono in provocazioni e imbarazzi dettati dal ritmo stesso della loro corsa. “Vorresti inserire un personaggio femminile nel tuo gioco?”. “Ma certo!”. “E perché non lo fai?”. “Beh, perché...”, e giù col tempo, i limiti tecnici e una serie di argomentazioni completamente plausibili.

L'idea migliore sarebbe sempre fermarsi un attimo, tornare a respirare e far tornare ossigeno al cervello. Ma, stando così le cose, ribadisco che la questione femminile è stupida. È la questione videoludica, semmai, che dovrebbe preoccupare la platea dei giocatori.