[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]M[/mks_dropcap]i trovo molto combattuto rispetto alla produzione indipendente videoludica: da un lato apprezzo molto la creatività e le idee che vengono espresse dagli indie games e sono molti i giochi che ricordo con affetto. Dall’altro ho sempre pronto il brivido sulla schiena nella possibilità di trovarmi davanti ad un titolo che, se sottoposto alle volontà dei publisher e del mercato mainstream, non avrebbe visto gli scaffali dei negozi nemmeno dalla porta d’ingresso.

In questo senso Monochroma è un titolo che mi ha lasciato perplesso. A fronte di un gameplay decisamente poco solido, a tratti insufficiente, il titolo del team turco Nowhere Studios sviscera uno stile di un certo livello, sia per quanto riguarda il lato artistico piuttosto che per le tematiche che avvolgono il gioco.

Monochroma nasce su Kickstarter con una campagna andata a buon fine, dove il prodotto di Nowhere Studios ha raggiunto l’obbiettivo di 80 mila dollari sforandolo di diverse migliaia. La cosa che colpisce innanzitutto del gioco è la spiccata origine autoriale del progetto, a partire dal concept stesso. Monochroma è stato ispirato dalle proteste di Gezi in Turchia del 2013 e vuole raccontare, con un cinismo espresso dalla monocromia dei colori con pochi elementi in rosso, una critica al mondo dell’industrializzazione selvaggia e del capitalismo. Certe scelte in ambito narrativo però dovrebbero essere supportate da un gameplay all’altezza, cosa in cui Monochroma deficita parecchio, rendendo purtroppo vani i nobili propositi dello studio.

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Dicevo poco sopra che è lo stile il maggior punto di forza di Monochroma, la cui qualità si nota sin dai momenti iniziali. Con quello che potrebbe essere definito una sorta di piano sequenza, per usare un termine cinematografico, ci immergiamo subito nel pretesto narrativo del titolo. Due fratelli stanno giocando con un aquilone, tutto sembra essere tranquillo finché il più piccolo dei due cade e si frattura una caviglia per rincorrere il giocattolo, a quel punto il fratello più grande – il nostro alter ego - va a soccorrerlo mettendoselo sulle spalle, ma nel farlo entrambi assistono involontariamente ad un orrendo crimine che non avrebbero dovuto vedere. A questo punto parte la fuga dei due fratelli attraverso uno scenario distopico ispirato agli anni ‘50, inseguiti dagli scagnozzi della multinazionale artefice della tremenda malefatta. Questa sequenza iniziale, così come tutte le vicende del gioco, vengono raccontate in modo esclusivamente visivo: niente cutscene, dialoghi o messaggi di testo da leggere, dimostrazione della grande capacità espressiva da parte degli artisti di Nowhere Studios.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Monochroma mostra il fianco alla debolezza tecnica e alla poca cura riposta nella realizzazione degli enigmi[/mks_pullquote]

In termini di gameplay puro il titolo ha tratto una forte ispirazione – per stessa ammissione degli autori - da Limbo e dal mai dimenticato Ico di Fumito Ueda, di cui riprende la tematica del compagno di viaggio indifeso. Durante il gioco si affronteranno una serie di enigmi, talvolta di semplice logica e ragionamento in cui si dovranno spostare elementi dello scenario per poter passare, talvolta di velocità da risolvere con tempismo e riflessi fulminei, quando inseguiti da brutti ceffi o quando si dovrà superare una sezione che si sta allagando ad esempio. In questi frangenti Monochroma mostra il fianco alla debolezza tecnica e alla poca cura riposta nella realizzazione degli enigmi. Mentre alcuni sono pregevolmente ispirati e divertenti, la stragrande maggioranza di essi sono poco stimolanti ed inutilmente pieni di lunghi passaggi macchinosi, atti ad aumentare solamente la durata del titolo. In tutto questo c’è un imbarazzante input lag nei comandi che rende difficili anche le sezioni più semplici, generando una serie di situazioni trial and error tutt’altro che stimolanti.

Per quanto riguarda le sezioni di platforming ad entrare nel gameplay è la tematica del fratello indifeso di cui sopra. Oltre ad essere momentaneamente incapace di camminare ed ostacolare la lunghezza dei salti e l’agilità in generale quando portato in spalla, il fratello minore del protagonista ha paura del buio. Perciò mentre noi ci accingiamo a tirare leve, saltare e spostare casse, dovremmo lasciare il nostro compagno di viaggio nelle poche zone illuminate per riprenderlo successivamente. Se inizialmente questo può suscitare tenerezza nel giocatore, in un secondo momento ci si accorge di come questo elemento non sia altro che una semplice palla al piede. Inoltre è impossibile generare la minima empatia col ragazzino non essendoci dialoghi né una mimica facciale di alcun tipo, fallendo quindi nello scopo di creare un qualunque approfondimento psicologico tra i due fratelli.

Monochroma 1

Mentre gli enigmi in sé lasciano a desiderare come dicevamo, il mondo di gioco a livello grafico e stilistico riesce a trasmettere la giusta sensazione di asfissia e degrado di un mondo in piena evoluzione industriale. Rispetto al Limbo citato prima il numero di poligoni è decisamente più alto sebbene non sconvolgente: in particolare gli elementi di sfondo sono sempre ottimamente animati in qualche modo e danno la sensazione di un mondo “vivo” mentre lo si attraversa. Insieme alla monocromia che dà il nome al gioco, artificio artistico abusatissimo ma sempre elegante a parere di chi scrive, Monochroma riesce a regalare un’esperienza stilisticamente appagante come solo un gioco indie sa fare, riuscendo talvolta a far dimenticare le leggerezze tecniche del titolo. Anche le musiche, eleganti e mai invadenti, accompagnano egregiamente l’esperienza di gioco insieme ad un sound design che sfiora la perfezione nel trasmettere un feedback emotivo di un certo livello. Le animazioni invece sono a tratti da dimenticare, oltre ad essere poco fluide generano imbarazzo con dei ragdoll decisamente migliorabili.

Monochroma è un titolo dai contenuti interessanti, purtroppo mal realizzato per mancanza di tempo e fondi possiamo immaginare. Con un po’ più di cura nel gameplay Nowhere Studios avrebbe trovato il proprio meritato spazio nella scena indie, con un titolo di non poco spessore culturale e diverso dai soliti. Purtroppo però il risultato è un gioco che si dà la zappa sui piedi, un discreto puzzle platform con una giocabilità discutibile che inficia ahimè sulla riuscita della trasmissione dei valori culturali cari al team. Grande nota di merito per gli sviluppatori, che hanno deciso di donare un dollaro a Save the Children per ciascuna copia venduta attraverso il sito ufficiale ed il 15% dei ricavi totali ad un'organizzazione che si occupa di bambini di strada in Turchia.

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Monochroma è ora disponibile per PC. Abbiamo realizzato la nostra recensione grazie a un codice fornitoci dallo sviluppatore.