Ho giocato per oltre una settimana ormai Yakuza 6: The Song of Life su PS4 e, mentre mi prenderò qualche altro giorno per la recensione completa, sono uscito da questo intenso e intensivo playtest con le idee abbastanza chiare su come si posizioni il gioco all'interno della saga e a livello di offerta contenutistica per i neofiti e gli appassionati storici.

Che detto così magari suona come una supercazzola, però è vero: il 90% dei videogiocatori occidentali è arrivato a Yakuza soltanto dopo il push mediatico del primo Kiwami e di The Song of Life, attratti dall'aumento dei valori produttivi dietro il marchio, e dalla ri-esplosione del genere gangster con prodotti di massa come Gomorra.

La domanda che in tantissimi mi hanno posto in questi giorni (non è vero, non ho amici, ma fatemi fare sennò non parto mai) è: ma posso giocarlo, questo Yakuza 6, anche se non so niente della serie se non che Kiryu è la fusione giapponese di Bud Spencer e Terence Hill?

La risposta è in questi cinque, giuro che sono rapidissimi, punti. Sigla.

C'è il pippone iniziale

Yakuza 6: The Song of Life inizia con il classico pippone iniziale, una fase introduttiva che dura più di un'ora la cui gran parte passa con il pad tenuto sulle gambe nell'attesa di cominciare a giocare. Ci sono persino alcuni momenti tratti direttamente dall'ultimo capitolo a fungere da collegamento tra Y5 e il nuovo episodio.

Questa formula narrativa, per quanto forzata, sembra essere stata pensata appositamente per facilitare l'ingresso dei novizi del franchise: in effetti, permette di conoscere non soltanto l'ultima vicenda che dà il là a Yakuza 6, ma pure tutti i personaggi, i modi in cui Kiryu li ha incontrati e la loro evoluzione prima di cimentarsi nell'avventura.

Personaggi e location nuovi

Il gioco è per larghi tratti ambientato nella solita, deliziosa Kamurocho ma utilizza un particolare twist della trama per spostare l'attenzione di Kiryu, e dell'utente, sulla campagna costiera di Onomochi ad Hiroshima. La cittadina di per sé ha notevolmente meno attrattive e viene usata in gran parte come hub per portare avanti la storia (quindi ci troverete più punti di ristoro che arcade, per intenderci).

Da questo punto di vista, la sua introduzione è fondamentale per dare il benvenuto ai neofiti: qui conosceremo un set completamente nuovo di personaggi, che nessuno, appassionato o meno della serie, ha mai incontrato. Trame, intrecci, amori e odi sono quindi inediti ed appassionarvici è qualcosa di estremamente facile per tutti.

yakuza 6

Una storia che si apre e si chiude

Naturalmente, conoscere ogni anfratto di Yakuza rende la vita non tanto più facile quanto più godibile in The Song of Life, che è pieno di riferimenti, amicizie e inimicizie di un tempo passato così come lo è di elementi di novità. In virtù di quanto detto nel paragrafo precedente, però, con un po' di buona volontà la fruizione della storia è davvero qualcosa alla portata di tutti.

Questo perché, se nella chiusura il gioco deve per forza di cose un riconoscimento a chi ha seguito il franchise fin dalla nascita, nel momento iniziale post prologo e nello svolgimento centrale il sesto capitolo è totalmente autonomo e circostanziato, raccontando di una lunga indagine familiare piena di scoperte, rivelazioni e delusioni.

Tutto l'intrattenimento di Yakuza

Pur portando per una porzione del gioco l'utente lontano da Kamurocho, non abbiate paura: Yakuza 6 offre ancora tutto l'intrattenimento della serie Yakuza e, se possibile, lo spinge all'ennesima potenza, semplificandolo dove serve e alzando l'asticella di quelli che ormai si fa veramente fatica a definire minigiochi.

Per intenderci, tra questi figurano le versioni complete di Puyo Puyo - fortunatamente non è un cabinato vero e proprio, altrimenti ci avrei già speso decine di ore e centinaia di euro - e di Virtua Fighter 5. Ci sono inoltre chat erotiche e appuntamenti "galanti", freccette, karaoke, e tutto quello che vi aspettate se vi hanno raccontato cos'erano le precedenti iterazioni dell'IP.

yakuza 6

Il più bello da vedere

Arrivando per ultimo, chiaramente Yakuza 6: The Song of Life ha una marcia in più rispetto ai diretti predecessori, pur essendo abbastanza controverso per la scelta dei 30 fotogrammi al secondo che è arrivata con il sacrificio - sull'altare del look di nuova generazione - dei 60fps marchio di fabbrica del franchise e del videogioco nipponico.

Su PS4 Pro e televisore 4K ci sto giocando in un bellissimo riquadro nero, con barre sopra, sotto e ai lati dello schermo, e l'orizzonte visivo nonché tutto il comparto dei filtri resta sotto il meglio delle produzioni occidentali. Questo però non cambia lo stupore di parlare con volti espressivi e voci da attori veri, o girare per quelle strade illuminate a giorno di notte e popolate di grattacieli sgargianti, che le si conosca già da anni o ci si trovi lì per la prima volta.