Due mamme e due figlie entrano in una pasticceria e prendono una torta a testa. Al momento di pagare, però, vengono conteggiate tre sole torte e nessuno ha qualcosa da obiettare. Come è possibile?

Questo indovinello della mia infanzia mi è balenato in testa nel preciso momento in cui mi sono posta il problema di come presentare le figure di spicco di questo titolo. Il motivo è semplice: oltre ad un aiutante bravissimo a destreggiarsi in mille vicissitudini, le protagoniste del gioco sono sia due che tre a seconda dei punti di vista.

L’anima di una di loro, infatti, è intrappolata nel corpo di una strega, rendendo arduo capire se includerla nella rosa dei personaggi principali o meno. Ma andiamo per gradi. Amalie e Milm sono due sorelle, allontanate dal proprio villaggio a causa di una sindrome contratta dalla minore tra le due (Milm). Tale malattia comporta la formazione di un terzo occhio sulla fronte che, una volta aperto, risveglierà una potente strega che soggiogherà la vittima e qualsiasi cosa trovi sul proprio cammino.

È proprio ciò che accade e facciamo la conoscenza dell’irriverente strega Chelka che, assieme ad Amalie ed al sopracitato piccolo aiutante – l’Hundred Knight del titolo – costituirà il nucleo dei personaggi principali dell’intero gioco. In tutto questo ci sarà anche la povera Milm, ma Chelka non ha proprio voglia di morire per farla emergere quindi sarà decisamente meno attiva di quanto la sorella – ed i giocatori che vogliono terminare il titolo – sperino.

Il risparmio sugli attori di cui parlavamo, però, non lo riscontriamo solo nel duo Milm/Chelka ma anche nei nemici che, a conti fatti, sono decisamente poco variegati (per farvi capire, nella fase iniziale del gioco ho ucciso così tante zucchette da gioire per il solo fatto di non doverci più dover avere a che fare fino ad ottobre).

The Witch and the Hundred Knight 2
In effetti darle dell’irriverente è un eufemismo...

Se da un lato il gioco sviluppato da Nippon Ichi si distingue per dei fattori piuttosto originali – basti pensare che il nostro inventario è contenuto in uno stomaco e che Hundred Knight ad ogni uccisione riceve delle calorie che incrementano il valore di un timer che quando raggiunge lo zero depotenzia il personaggio – dall’altro abbiamo tre grossi problemi: l’eccessiva ripetitività di cui abbiamo parlato in precedenza, la presenza di troppi dialoghi e un comparto tecnico con numerose sbavature.

Prima di parlare di quest’ultimo aspetto, però, è bene spendere due parole proprio sui dialoghi. Non è tanto la loro presenza – che avrebbe tranquillamente potuto essere sostituita da altro tipo di narrazione - a lasciare interdetti quanto il fatto la loro durata e frequenza è tale da indurci a pensare che il titolo strizzi un po’ troppo l’occhio alle avventure grafiche. La narrazione, di conseguenza ne risulta appesantita, soprattutto perché non è quello che ci sia aspetta da un RPG.

Passando al comparto tecnico, invece, l’osservazione principale che possiamo fare è legata all’imprecisione della telecamera che spesso non tiene conto della posizione dei nemici rispetto ad alcuni ostacoli che dovrebbero tendenzialmente nasconderli alla nostra vista. Questo, se idealmente legato alla ripetitività che permea il titolo, lo renderà piuttosto noioso.

Il motivo è presto detto: immaginate di dover passare da un punto A ad un punto B, avanzando lungo ambientazioni simili (cosa talmente tanto frequente che spesso ho avuto una sensazione di smarrimento in stile “ma io di qua ci sono già passata”). I nemici, a causa di un’IA poco reattiva, sono piuttosto semplici da abbattere, al punto che spesso basterà un solo fendente e, talvolta, potrete addirittura guardarvi distrattamente le unghie mentre premete tasti a caso (storia vera).

Ecco, a questo punto, se aggiungete pure una telecamera che fa le bizze, gli sbadigli saranno assicurati, quantomeno fino a quando non raggiungerete i boss: questi sì che sono ben studiati, al punto che le boss fight saranno decisamente sproporzionate rispetto al resto del gioco (ma – credetemi - ci passerete sopra pur di avere un po’ di azione).

The Witch and the Hundred Knight 2
Decisamente originale come inventario.

In conclusione, The Witch and the Hundred Knights 2 si presenta come un titolo senza infamia e senza lode (con un leggero disequilibrio in funzione della prima). I capisaldi del genere RPG ci sono tutti ma la forte componente nipponica basata sul grinding non gioca a suo vantaggio.

Anche la scelta di affidare una parte sbilanciata della narrazione ai dialoghi si è rivelata piuttosto infelice, appesantendo il gameplay e generando un senso di smarrimento che porta il videogiocatore a chiedersi il motivo di questa componente troppo legata al genere delle avventure grafiche.

A salvare le capre – anche se per i cavoli purtroppo non c’è più molto da fare – ci pensa la natura ironica del titolo: l’irriverente Chelka e la presenza di altri personaggi piuttosto ambigui migliorano nettamente lo storytelling che risulterebbe, altrimenti, piuttosto appiattito.

Ah, se qualcuno se lo stesse chiedendo, la soluzione all’indovinello in apertura di questo articolo era che le donne erano tre già in partenza: una donna (sia mamma che figlia), con sua madre e sua figlia. Due mamme e due figlie, per l’appunto.

Disponibile per PS4