Immaginate di essere Cliff Bleszinksi, seduto nel water del bagno degli uffici di Boss Key Productions. LawBreakers non sta andando alla grande, perché fin da subito non sta registrando delle ottime performance, né reazioni eccessivamente entusiaste da parte di critica e pubblico (ben prima della chiusura del progetto dell’infame record di dieci persone collegate).

Il franchise che avete creato, Gears of War, sta andando alla grande anche senza di voi, e la community Xbox vi ha messo da parte in un angolino invece di gridare “quando c’era lui” come speravate. La community PC in compenso vi odia, perché dopo le roboanti dichiarazioni di superiorità che accompagnarono LawBreakers si aspettava il messia degli shooter competitivi, e invece ne è uscito solo l’ennesimo shooter competitivo.

Proprio mentre siete in bagno, controllando i feed dei social network che condividono l’ennesima notizia di Fortnite e PUBG, il vostro direttore creativo Zach Lowery sfonda la porta con gli occhi spiritati pronto a condividere con voi l’idea della vita:

“CliffyB, ho un’idea fichissima per un nuovo gioco!”
“Sarebbe?”
“Un battle royale…”
“Originale.”
“…ma a tema anni ’80!”
“Devo fare qualcosa io?”
“A parte pagarci, no.”
“Ci devo mettere il mio nome?”
“Per carità di Dio, no.”
“E allora let’s go my friend.”

Radical Heights
Le regole del gioco.

Non sappiamo se sia andata così veramente, ma ci piace immaginare che Zach Lowery, direttore creativo di Radical Heights, abbia presentato così la sua idea a Cliff Blezskinsi circa cinque mesi fa.

Radical Heights, battle royale di Boss Key Productions, è infatti stato lanciato ieri in early access su Steam in forma gratuita (con annesso founder’s pack da €15 circa) dopo uno sviluppo durato solo cinque mesi. Uno sviluppo veloce il cui risultato è allo stesso tempo rincuorante e frustrante.

Rincuorante perché, pur in uno stato a dir poco embrionale, il titolo funziona e fa alcune cose addirittura meglio di come le facesse il PUBG degli esordi. Offre per prima cosa un contesto “narrativo” (tra altre numerose virgolette) per cento persone che si ritrovano a dover ammazzarsi l’un l’altro per sopravvivere.

C’è uno show infatti – omonimo del gioco – alla base dell’idea di Radical Heights. Quando ci si butta nella mappa (a proposito, niente paracude e si atterra con una rotolata e tanto di schitarrata elettrica in sottofondo) si può intravedere infatti una cupola ben visibile intorno allo scenario, come fosse una gigantesca arena. Lo stesso menù di gioco ed alcuni elementi all’interno della mappa sono sempre collegati all’idea dello show televisivo, dal cronista che sottolinea alcuni momenti di gioco alle slot machine che permettono di acquistare oggetti in cambio del denaro raccolto.

Radical Heights
In questi loculi ci sono casse con roba molto interessante.

L’altra cosa che fa meglio di PUBG e Fortnite è l’offrire un reale senso di progressione partita dopo partita. All’interno del gioco è possibile trovare dollari sparsi un po’ ovunque, dai registratori di cassa sparsi per gli edifici a degli oggetti preziosi (tutte parodie e riferimenti di oggetti degli anni ’80). I soldi possono essere spesi nel gioco per acquistare armi ed equipaggiamento attraverso appositi apparecchi, ed una parte dei soldi non spesi vengono accumulati nel profilo del giocatore.

Così, dopo una partita si è accumulato realmente qualcosa, una valuta che si può investire nell’acquisto di nuovi elementi di vestiario (puramente estetici) per il proprio personaggio. Questa è probabilmente la migliore idea di game design di Radical Heights. In questo modo anche una partita andata molto male non viene percepita come inutile, e c’è un ulteriore motivo per tornare a giocare.

Detto questo, Radical Heights è frustrante perché è pur sempre un titolo sviluppato per cinque mesi. Non mettiamo le sue negatività sul piatto della bilancia perché 1) è un progetto evidentemente in fase alpha e 2) è pur sempre gratuito. La cattiveria con cui ho personalmente trattato PUBG, ad esempio, è fuori luogo in questo caso.

Tuttavia gli scenari sono clamorosamente spogli, l’ottimizzazione è scarsa (ma, ancora una volta, in media migliore che nella versione iniziale di PUBG), ed in generale il gioco è acerbo sotto vari punti di vista. Ad esempio è inspiegabilmente assente il modello femminile per il personaggio, la traduzione italiana è presente per solo una parte dei testi, ed in generale c’è ancora del lavoro da fare, tra cui dare una funzionalità all’acqua che, ad oggi, è solo una superficie su cui camminare normalmente.

Radical Heights
Il tipico tuffo, ma senza paracadute.

Difficile quindi anche fare una minima analisi del gameplay, ma ci tocca. Tendenzialmente, Radical Heights prende un po’ da Fornite e da PUBG. Del titolo di Epic Games prende lo stile poco serioso, la struttura della mappa e l’idea del loot a livelli di rarità e potenza. Al best-seller di Bluehole invece si ispira per il gunplay, che pur non avendo la stessa profondità esibisce parecchie delle sue funzione, come la possibilità di sdraiarsi ed il feeling del rinculo delle armi.

L’equipaggiamento, però, è più arcade di ciò che è possibile trovare in PUBG. Ci sono tappeti elastici da piazzare per raggiungere zone elevate, telefoni che fanno recapitare casse regalo con armi all’interno, bombe che fanno rumori strani per distrarre i nemici, ed altre amenità che accompagnano le più banali granate, kit medici, e quant’altro.

Diciamo quindi che Radical Heights non è un battle royale memorabile. Al momento, e solo al momento, non offre niente di realmente nuovo, o qualcosa per cui valga la pena abbandonare Fortnite o PUBG (se siete già giocatori di battle royale). Interessante l'idea della gestione della mappa, che a differenza della solita cupola che si restringe vede una divisione dello scenario per grossi segmenti quadrati, e le zone sicure vengono calcolate in modo casuale seguendo una perfetta forma geometrica.

Va detto anche che il gioco è terribilmente acerbo, quindi le valutazioni negative lasciano il tempo che trovano. Se è il vostro primo battle royale potreste buttarvi, perché sicuramente è il titolo più assurdo e kitsch della scena. L’idea di associare l’ormai onnipresente estetica anni ’80 non sarà originalissima, ma se non altro è ben inserita. Se il pensiero di sparare a gente vestita in modo buffo con un uzi in sella ad una BMX vi fa sorridere, fatevi sotto.

Ne sentiremo parlare di nuovo a breve? Probabilmente sì, perché Twitch può fare miracoli come sappiamo. Lo giocheremo di nuovo a breve? Probabilmente no, perché gli anni ’80 ed i battle royale anche basta, per adesso.