Era il maggio del 2012 quando Cyberpunk 2077 venne annunciato, ed il 10 gennaio 2013 quando il primo (ed unico) teaser trailer fu pubblicato. Perché, dopo sei anni, Cyberpunk 2077 di CD Projekt RED è ancora un titolo così atteso? Il motivo è che la licenza che porta in dote è una di quelle importanti.

Era il 1988 quando Mike Pondsmith creò la prima edizione di Cyberpunk, il gioco di ruolo cartaceo (o “pen and paper” come si conviene oggi). Ricordo la prima volta che vidi il manuale nella scaffalatura del negozio specializzato che all’epoca frequentavo (parliamo di abbondanti 15 anni fa, o qualcosa di meno), e l’effetto che fece. Manuale completamente nero con “Cyberpunk 2020 – Sul filo del rasoio” stampato in un verde elettrico come unico indizio per comprendere cosa ci fosse scritto al suo interno.

Dovete sapere che, all’epoca, il genere cyberpunk in Italia era una cosa per pochissimi, oppure per gente abbastanza anziana da aver visto Blade Runner da giovane, magari al cinema. Era il periodo del fantasy, del Signore degli Anelli e di Magic: tutti volevano lanciare magie, combattere con spade leggendarie dai nomi mistici e sconfiggere mostri fantastici. Per i negozi di giochi era il proverbiale periodo delle vacche grasse, perché usciva tantissima “roba fantasy” – una su tutte Dungeons & Dragons nella sua scintillante edizione 3.5 - in quel periodo e tutti volevano comprarla.

Per questo il manuale di Cyberpunk 2020 mi fece quello strano effetto. In una scaffalatura piena di manuali e libri raffiguranti draghi, guerrieri, ed altri elementi tipici dell’iconografia fantasy, esisteva un gioco di ruolo che parlava di altro. Una società distopica nel futuro governata dalle Corporazioni, delle mega-aziende con miriadi di affari in altrettanti settori più o meno leciti, mentre un sottobosco di ribellione civile si arma per sopravvivere, oppure combattere il sistema. Inutile dire che lo comprai al volo.

Se infatti oggi siamo tutti in fissa col cyberpunk, la retro-tecnologia degli anni ’80 e ’90 tutta colori elettrici e laser, serie tv come Altered Carbon e film come Ready Player One, un po’ è anche merito del signor Pondsmith e del suo gioco.

Maximum Mike e la cultura cyberpunk

Nel 1988 la release di Cyberpunk creò un nuovo movimento nel mondo dei giochi di ruolo (cartacei, lo specifico per l’ultima volta, ok?) che li spinse definitivamente fuori dalla nicchia del fantasy. Mike Pondsmith, fan del genere sin dal già citato Blade Runner, progettò il gioco proprio dopo aver visto la pellicola di Ridley Scott, immaginando che sarebbe dovuto assolutamente esistere un gioco che parlava di quegli stessi argomenti, con quel linguaggio e quell’estetica.

Cyberpunk, il gdr, divenne una delle pietre miliari dell’omonimo movimento, e per i giocatori fece lo stesso effetto del Neuromante di William Gibson. A livello ludico fu anche un enorme passo avanti da sistemi di gioco basati su miriadi di numeri e statistiche (quelle che vedremmo in un Baldur’s Gate o un WoW, ad esempio), per passare ad un sistema di gioco basato più sulla storia e la narrazione.

Il manuale di Cyberpunk è una lettura fenomenale anche solo come libro in sé. Intanto Pondsmith si riferiva a sé stesso con lo pseudonimo di Maximum Mike, ed era un personaggio fuori dalle righe. Gigantesco nerd, appassionato di fantascienza e di anime, talmente tanto da pubblicare una delle prime fan magazine americane dedicate proprio all’animazione giapponese.

A metà degli anni ’70 scopri Dungeons & Dragons durante una gita nella zona dei Grandi Laghi, proprio dove Gary Gygax creò il gioco di ruolo più famoso del mondo. Quella forma di intrattenimento lo colpì nel profondo. Amava il roleplaying e la pianificazione delle battaglie, ed amò anche Lisa dopo qualche tempo. Lisa giocava con Mike, e quest’ultimo veniva sempre preso di mira dal ragazzo di lei il quale tentava sempre di ucciderlo, ovviamente in gioco.

Fu in quel momento che capì di dover creare qualcosa di simile a tema sci-fi.

Cyberpunk 2077
Splendidi cyber-occhi.

Pondsmith costruì l’ambientazione di Cyberpunk, la sempre oscura Night City ed il suo circondario, con un incredibile occhio verso il futuro, creando quelle che col tempo si sono rivelate delle vere e proprie previsioni in un manuale che, contemporaneamente, è squisitamente figlio del suo tempo: il finire degli anni ‘80.

La grafica in bianco e nero, con illustrazioni che vedono ritratti personaggi con stivaletti di pelle, uno stile esagerato fatto di mohawk ed impianti cibernetici a vista. Un immaginario fino a quel tempo abbastanza inusuale, che col tempo è diventato un codice visivo ben riconoscibile ed iconico.

Da un lato Pondsmith immaginava dei telefoni cellulari dal form factor moderno in un periodo in cui i telefoni portatili erano dei mattoni ingestibili, il fax era descritto come “la moda dello scrivere lettere del futuro” ed i modem per Internet erano degli apparecchi grossi quanto una scatola di scarpe, ma al contempo gli hacker potevano collegarsi alla rete applicando semplicemente dei jack al proprio corpo. L’estetica della retro-tecnologia raccontata nelle pagine del manuale è la stessa che, di anno in anno, molti altri universi narrativi hanno preso e riadattato, tanto era plausibile ed affascinante il suo design.

Ciò che descrive Pondsmith dal lato della società è altrettanto inquietante per la sua precisione. Il declino della religione, l’inquinamento globale, il cibo sintetico per la quasi totale estinzione di flora e fauna, una moneta unica condivisa tra più Paesi, in un mondo in cui esiste ancora l’Unione Sovietica e la Germania è divisa in due (elementi corretti nelle successive versioni del regolamento), mentre le Corporazioni controllando il mondo e decidono sostanzialmente la direzione in cui il mondo deve andare.

Insomma, guardatevi intorno oggi e vedrete che non siamo poi così lontani da questo scenario.

Cyberpunk 2077
Il corporativo, una delle classi che diventeranno "ruoli" in CP 2077.

"Coming when it’s ready"

L’incontro tra CD Projekt Red ed il mondo di Cyberpunk è avvenuto ben prima dell’e-mail che la moglie di Pondsmith ricevette dallo studio polacco.

Durante gli anni della Cortina di Ferro i ragazzi dello studio polacco avevano il comunismo… e Cyberpunk. Dopo anni in cui la licenza del gioco di ruolo è stata sempre in ballo per un adattamento videoludico - con il tentativo più importante rappresentato da un titolo mobile, che però avrebbe stravolto troppo i concetti del gioco originale - Pondsmith rimase affascinato non solo dalle effettive competenze di CD Projekt Red, ma dall’incredibile affetto verso il materiale originale, dato dal grande valore che ha avuto in quegli anni difficili.

Così inizia la collaborazione tra Pondsmith e CD Projekt Red, il quale incontra spesso i ragazzi dello studio da quando i lavori su Cyberpunk 2077 sono iniziati. Pondsmith l’anno scorso ha dichiarato di visitare lo studio “abbastanza regolarmente”, e di sedere abitualmente con centinaia di persone che condividono idee su idee che riguardano narrazione, ambientazione e sistema di gioco.

Cyberpunk 2077 è un progetto in buone mani. L’idea è quella di un titolo creato con l’intento di essere perfetto, d’altronde uscirà solo “quando sarà pronto”, come recita la frase che conclude il teaser trailer del 2013.

Ma cosa sappiamo di Cyberpunk 2077?

Dal 2013 ad oggi sono state molte le notizie che CD Projekt Red ha pubblicato sullo stato dei lavori. Ecco le più importanti:

  • Sarà presente all’E3 2018: La conferma è arrivata tramite il PR e global communication di CD Projekt RED durante un'intervista per GameSpot.
  • Classi dei personaggi: sarà presente un editor dei personaggi molto avanzato, e stando alle parole di Pondsmith, il gioco avrà le stesse classi (chiamate in realtà "ruoli") del gioco da tavolo.
  • Modalità multiplayer online: il CEO Adam Kicinski ha dichiarato: "L'online è necessario, o molto raccomandato se speri di ottenere un successo a lungo termine. Ad un certo punto, abbiamo menzionato che ci sarà un certo elemento online collegato a Cyberpunk"
  • Storia principale da 60 ore: Cyberpunk 2077 si prepara ad essere un gioco molto corposo, perché CD Projekt Red vuole riportare la stessa lunghezza di gameplay di The Witcher 3.
  • Elementi di ambientazione: la guida di Pondsmith farà sì che il gioco sia estremamente fedele, riportando città come Night City e Kabuki, e la corporazione Arasaka (nemico principale della storia).
  • Aerei, moto e robot: CD Projekt RED è infatti interessata alla modellazione di "veicoli incredibilmente complessi". Nella fattispecie aerei, moto, robot e parti meccaniche.
  • Colonna sonora: L'ex batterista Brain Mantia e l'attuale tastierista Melissa Reese dei Guns N' Roses stanno lavorando insieme alla colonna sonora di Cyberpunk 2077.
Cyberpunk 2077
La misteriosa donna impazzita a causa dei troppi impianti.

Tutto ciò che vi abbiamo raccontato in anni ed anni (ve lo ricordo: reveal nel 2012) di notizie qui su VideoGamer Italia lascia presagire un progetto in grado di lasciare davvero il segno.

Non bastasse, molti rumor vedono Pondsmith al lavoro per produrre una nuova versione del gioco di ruolo cartaceo, probabilmente in uscita con Cyberpunk 2077. Al riguardo, il game designer ha dichiarato: “Una cosa che ho imparato è che non devo parlare di niente finché non è pronto”. Adesso è abbastanza chiaro il sodalizio con CD Projekt Red in termini di visione imprenditoriale e produttiva.

A proposito di sodalizio, il figlio di Pondsmith, Cody, ha lavorato al gioco di ruolo cartaceo di The Witcher (in Italia pubblicato entro la fine dell’anno da Need Games).

Una collaborazione quella tra Pondsmith e CD Projekt Red scritta evidentemente nel destino.

Copertina