Da parecchio non piombava sul mercato un titolo interamente incentrato sulla cooperativa degno di questo nome e, nei rari momenti in cui qualcosa ha visto la luce si è (quasi) sempre trattato di piccole produzioni o “giochetti” da niente.

Il caso di A Way Out è completamente diverso. Siamo di fronte ad un titolo ambizioso, grande, impattante.

Difficile spiegare a parole quello che regala questa produzione, ultima fatica di Hazelight Studios che dimostra il raggiungimento di una maturità a dir poco incredibile.

Da quel Brothers ne è passata di acqua sotto i ponti e A Way Out è il frutto di una crescita immensa in termini di sviluppo, narrazione, regia e, soprattutto, game design.

Basta effettivamente poco per capirlo.

Il titolo è giocabile solo in multiplayer, locale o on-line, e offre la possibilità, in entrambi i casi, di utilizzare una sola copia di gioco per entrambi i giocatori.

La storia narrata è quella di Leo e Vincent, due uomini con un carattere diametralmente opposto, impulsivo e aggressivo l'uno quanto riflessivo e pacato l'altro, che condividono la stessa prigione e lo stesso nemico, tale Harvey che sembra avere avuto a che fare con la prigionia di entrambi i protagonisti.

Chi per un motivo, chi per un altro, ci si vuole vendicare di Harvey e per farlo è necessario collaborare per uscire insieme di prigione.

A volte basta un nemico in comune per appianare tutte le divergenze caratteriali di due individui.

Scelte difficili.

Il titolo si mostra subito nel suo aspetto migliore, la regia, che grazie ad uno split screen costruito ad arte e ad un ottimo lavoro di inquadrature e telecamera, appare subito molto ambiziosa e cinematografica.

Nonostante sia pieno zeppo di sequenze scripate il titolo riesce, grazie a questo intelligentissimo lavoro di montaggio, a risultare eccezionale ed impattante a livello visivo.

Ogni scena è costruita magistralmente e ogni dettaglio ha un suo senso nelle inquadrature.

Il gameplay è incredibilmente vario, anche se non parliamo di una vera e propria varietà. Come già detto sono poche le scene in cui abbiamo realmente un peso e quasi tutto scorre più come un film interattivo che come un gioco.

L'attività preferita di Paolo. passarmi davanti mentre miro.

Si intermezzano sequenze di puzzle, sequenze di guida, shooting, stealth e addirittura rythm all'interno di quella che a prima vista potrebbe sembrare una piccola produzione.

Il titolo è farcito, infatti, di numerosi minigiochi che hanno essenzialmente due compiti all'interno della produzione: esporre un lato puramente ludico ai due giocatori e contribuire alla costruzione di un rapporto fra i due personaggi così come accadrebbe realmente se non ci trovassimo in un videogioco.

Una partita a freccette, un giro su un cabinato Arcade o una semplice sfida a braccio di ferro sono solo alcune delle attività presenti all'interno dei vari capitoli di gioco e tutte mirano proprio al crearsi di un rapporto più “vivo” e meno “finto” fra Vincent e Leo che trova come controparte reale i due giocatori che riescono a “vivere” la quotidianità del videogioco.

Una delle scene chiave del gioco

Con il buon Paolo abbiamo perso tantissimo tempo a cimentarci in queste “prove di superiorità” per dimostrare di essere l'uno migliore dell'altro (n.d.r ho sempre perso tranne nell'ultima sfida a freccette. Paolo dice che ho imbrogliato) e questo ci ha legato da un lato come giocatori, come Salvatore e Paolo, e dall'altra come personaggi, come Leo e Vincent.

Ho trovato incredibile la naturalezza con cui questi piccoli momenti di svago sono stati incastrati all'interno della narrazione di gioco e come questa non ne sia risultata in nessun modo rallentata.

La narrazione rappresenta uno dei punti più alti del titolo, aiutata soprattutto da un'eccellente cura registica e da un insolito level design che, soprattutto in un capitolo particolare, ha dato prova di una sensibilità enorme da parte del team di sviluppo.

Si diceva varietà, no?

La storia è piena zeppa di vecchi cliché e di sequenze che potremmo quasi definire banali ma nell'insieme, e soprattutto grazie ai finali spiazzanti e quasi commoventi, risulta essere abbastanza coinvolgente dal desiderare di giocarselo tutto d'un fiato.

A contribuire attivamente a questo tipo di sensazione ci sono Vincent e Leo, i due protagonisti, che sono stati caratterizzati magistralmente. Il loro scambio continuo di battute, il loro carattere particolare e l'intreccio delle loro vite è il perno centrare su cui ruotano tutti gli altri elementi di gioco.

Se proprio dobbiamo cercare dei difetti all'interno di A Way Out, questi sarebbero relegati solo ed esclusivamente a qualche piccolo glitch grafico, inevitabile, forse, per via della costruzione particolarissima della regia.

Al netto di questi piccoli difetti, però, c'è da dire che il titolo vanta un comparto tecnico eccezionale che unito alla fotografia dei vari ambienti raggiunge un livello visivo incredibilmente d'impatto, capace di fare breccia nel cuore di chiunque.

Qui ho fatto fatica. La collaborazione conta eccome.

A Way Out mi ha colpito nel profondo, soprattutto nelle battute finali, e mi ha regalato una delle esperienze videoludiche più intense degli ultimi anni, complice anche Paolo senza il quale, probabilmente, non avrei vissuto così quest'avventura.

Chiunque ami il media videoludico deve, senza se e senza ma, giocare A Way Out e tutti coloro che continuano a bistrattarlo devono giocarlo per capire la potenza espressiva che può raggiungere un singolo videogioco.

Disponibile per PC (versione testata), PS4, Xbox One