Di certo la storia delle iterazioni videoludiche dei giochi Pokémon non è scevra da spin-off. Al di là dei giochi regolari usciti sulle console portatili di casa Nintendo, la storia videoludica dei mostriciattoli tascabili ha avuto una miriade di titoli irregolari oltre a Detective Pikachu, i quali spesso sono diventati delle vere e proprie serie a parte come Mistery Dungeon, Ranger, Rumble, gli Stadium, ma anche i più recenti Pokémon GO e Pokkén su Wii U e Switch.

Detective Pikachu è senz’altro il progetto più singolare dedicato ai Pokémon, ed in particolare al suo più iconico rappresentante. Sviluppato da Creatures Inc., il gioco ci vede impegnati nei piccoli e coccolosi panni di Pikachu, ma non la versione che siamo stati abituati a conoscere con anni ed anni di anime e lungometraggi.

Il Pikachu protagonista del titolo per 3DS è infatti decisamente particolare: parla con un vocione da uomo, ha uno spiccato intuito, ed infine non è in grado di effettuare nessuna delle sue mosse tipiche.

Se state già considerando Detective Pikachu come un’operazione da guardare con la coda dell’occhio, il tentativo di vendere un nuovo videogioco (nonché annesso amiibo extralarge) con il sempreverde topastro elettrico sfruttando un mero pretesto, diciamo che potreste avere ragione ad alzare una manciata di sopracciglia.

Ma come ogni buon detective direbbe nella fase risolutiva di un giallo: “non così in fretta”.

Nella città di Ryme City, il giovane Tim Goodman e il “nostro” Pikachu si incontrano un po’ per caso. In realtà, nell’eseguire il tipico canovaccio di genere, i due sono molto più legati di quanto sembrano. Tim è alla ricerca di informazioni sulla misteriosa scomparsa di suo padre Henry, mentre Pikachu era proprio l’assistente di Henry, un famoso e talentuoso detective.

Da un incontro in medias res, i due inizieranno a collaborare come dei novelli Sherlock e Watson, in un mondo, quello Pokémon, che non smette mai di ricordare al giocatore come ogni essere umano sia legato al suo mostriciattolo non solo per diventare il migliore allenatore del mondo, come farebbe un Ash Ketchum.

È proprio nei primi momenti che si capisce quando Detective Pikachu non sia affatto un’avventura raffazzonata per fare cassa sfruttando il faccino del roditore più famoso del mondo (insieme a quello dell’altra parte dell’oceano).

Detective Pikachu, il personaggio, è scritto in maniera sempre brillante. Ama il caffè - sul quale è capace di disquisire per lungo tempo - si esibisce in battutine e frecciate sarcastiche, flirta e scherza amichevolmente con Pokémon ed umani di sesso femminile. Il Pikachu che fa da contraltare a Tim è la classica spalla che potremmo vedere in un poliziesco un po’ sopra le righe.

Se Pikachu è quindi importante e centrale nella struttura narrativa del gioco (e riesce a non far sembrare il tutto terribilmente kitsch), altrettanta solidità è stata consegnata al mondo Pokémon che, come accennavo poc’anzi, viene riproposto in soluzioni molto diverse da quelle a cui sono abituati i giocatori abituali della serie. Non essendo il gioco incentrato intorno agli scontri tra allenatori, i mostri di Game Freak sono protagonisti di situazioni molto più normali, che siano semplici uccellini al parco oppure custodi del cortile di un laboratorio scientifico oppure… cassonetti viventi.

Gli stessi personaggi umani secondari spesso raccontano piccoli aneddoti sulla loro vita con i Pokémon, storie che faranno sicuramente piacere agli appassionati della serie, ma saranno ancora più interessanti per chi non mastica pane e Pokémon a colazione, i quali impareranno molto dell’universo dei mostri di Nintendo.

Il gioco, quindi, è l’improbabile unione tra un Professor Layton e un Ace Attorney. In ogni caso (non si parla ovviamente di omicidi, né altri crimini cruenti) che Tim e Pikachu dovranno risolvere sarà necessario indagare sulla scena del crimine ed interrogare i testimoni, umani e Pokémon che siano. Il trucco è che solo Tim è in grado di capire ciò che dice Pikachu, perciò i due si interfacceranno rispettivamente con i loro relativi “regni” di appartenenza.

I casi non sono troppo enigmatici, e consistono sostanzialmente nell’interrogare tutte le persone su tutte le linee di dialogo, trovare ogni indizio ed infine formulare una ipotesi. Non ci sono finali alternativi, punteggi da superare, oppure situazioni che possono prendere una piega diversa a seconda delle scelte effettuate durante le indagini.

Tuttavia c’è una trama che lega ogni caso, non solo legata alla scomparsa di Henry (ovviamente al centro di un intrigo), ma anche al sempre più frequente verificarsi di casi di “follia” dei Pokémon di Ryme City, i quali si ribellano sempre più spesso ai propri compagni umani. Insomma, niente che vi farà stare davanti al doppio schermo del 3DS con gli occhi sgranati e la tensione a mille, ma non siamo di fronte nemmeno a qualcosa di scialbo.

Tuttavia i casi non sono mai così complicati, né prevedono delle acrobazie narrative raffinate. Capita spesso di aver capito già tutto del caso grazie a delle semplici intuizioni, ma di non poter effettivamente formulare l’ipotesi per la necessità di trovare fisicamente prima tutti gli indizi e le prove del caso.

Diciamo che Detective Pikachu è un’avventura molto guidata, che non richiede grandi doti intellettive per essere portata a termine (esiste anche la possibilità di richiamare suggerimenti senza nessuna limitazione), e non è neanche impossibile pensare che il target di questo titolo siano proprio i giocatori molto giovani.

Per gli appassionati più grandicelli di Pokémon c’è però una bella trasposizione della lore, un ottimo Pikachu co-protagonista, il quale è spesso al centro di sketch brillanti e simpatici da richiamare a piacimento dal touchscreen, i quali una volta lo vedono interagire in modo buffo con altri Pokémon, oppure fornire consigli per la risoluzione del caso, o ancora tentare di eseguire un Attacco Rapido inutilmente.

In conclusione, Detective Pikachu è una bella sorpresa. Il lavoro di Creatures è un’avventura piacevole e simpatica, con tanto di cutscene doppiate e ben animate, con uno stile cartoon molto tondeggiante, diverso dai canoni abituali ma sicuramente adatto. Ci vuole un po' di sense of humor per apprezzare un Pikachu che fa l'occhiolino alle segretarie (umane), oppure che corre su due zampe in maniera goffa ed impacciata come un Danny DeVito in versione Pokémon.

L’avventura è adatta principalmente ai fan dei Pokémon, un po’ meno agli amanti dei puzzle game e dei giochi investigativi, che invece troveranno un’esperienza molto limitata e poco appagante per la materia grigia. Però, davvero, non potete capire quanto sia divertente questo Pikachu. Non è un caso se nel 2019 uscirà il film dedicato con Ryan Reynolds nei panni del roditore.