È tornato, per me, il momento di rispolverare il buon vecchio Fable Fortune, il gioco di carte collezionabili ambientato all'interno dell'universo di Fable. Il titolo mi aveva fatto un'ottima impressione durante la sua fase di beta e ad oggi, con il titolo che ha raggiunto una certa maturità, le mie impressioni non sono cambiate molto, nonostante siano maturare assieme al gioco grazie ad una maggiore consapevolezza del “resto del mercato”.

E sì, quando parlo di “resto del mercato” mi riferisco a tutti coloro i quali cercano di far smontare mamma Blizzard dal trono (di ghiaccio) su cui poggia assieme al suo fedelissimo Hearthstone.

In questi lunghi mesi mi è capitato di giocare tantissimi altri titoli del genere, altri piccoli concorrenti nella gara, impari, verso la conquista di una parte del mercato e quello che ne emerge è che, probabilmente, nessuno è in grado di dare uno scossone tanto forte al genere da riuscire ad imporsi se non in una piccolissima nicchia di giocatori che ogni tanto vuole provare qualcosa di diverso.

Ed è proprio questo il punto di maggior debolezza di Fable Fortune, che poi è il punto debole di tutti i suoi fratelli: l'eccessiva voglia di offrire qualcosa di diverso che si traduce in qualcosa di più complesso.

Tante cosa da capire, vero?

Per quanto mi facciano impazzire le meccaniche offerta da Fable Fortune (e ne parleremo a breve), per quanto straveda per il suo sistema di gioco e per le sue modalità, so già che tornerò lì, in quel posto magico pieno di gente di Azertoh, in cui tutto è più immediato, semplice, “capibile”. Ogni volta che lo avvio non riesco a staccarmene, ma non ho mai la spinta giusta per avviarlo: se ho voglia di giocare un gioco di carte conosco a prescindere la mia scelta, nonostante riconosca tranquillamente la superiorità di Fable Fortune (e compagnia) in termini di meccaniche e complessità.

Fatta questa doverosa, e forse troppo lunga, premessa possiamo dedicarci un po' all'offerta di questo titolo, sia in termini di modalità che in in termini di gameplay vero e proprio. Partiamo proprio dalle prime. Ci sono quattro modalità di gioco, l'allenamento (normale e difficile), l'avventura in singolo, il PvP classico e il PvE cooperativo. Tralasciando l'ovvietà delle prime tre è bene spendere qualche parola sull'ultima poiché rappresenta una delle cose che più adoro del titolo in termini di offerta e varietà. Si tratta di una modalità in cui c'è un boss, circa, da sconfiggere in due, ognuno con il proprio deck. Si può interagire con il turno dell'avversario “segnalando” la mossa che vorremmo facesse, ma ognuno, di base, ragiona con la propria testa.

La board è in comune e le nostre carte e il nostro potere possono interagire anche con servitori non nostri. Insomma si tratta di una modalità molto interessante che potrebbe esserlo di più solamente se prevedesse il 2v2, ma insomma, non pretendiamo troppo.

Le missioni!

Passiamo, invece, a parlare delle meccaniche di gioco, che rappresentano il perno centrale del gameplay e che sono il motivo per il quale Fable Fortune non riuscirà a ritagliarsi più della nicchia che si è già ritagliato ora. All'inizio di ogni partita abbiamo a disposizione una scelta: dobbiamo scegliere una missione fra le tre proposte, ognuna delle quali è completabile evocando tot servitori, spendendo tot monete (il mana) e così via. Una volta completata la missione possiamo scegliere un allineamento per il nostro eroe, buono o malvagio, che modificherà leggermente il nostro aspetto e il nostro potere eroe.

Possiamo scegliere quindi una nuova missione e così via, fino ad un massimo di tre. L'allineamento è fondamentale per due ragioni: il nuovo potere eroe è decisivo all'interno della partita e scegliere l'uno o l'altro potrebbe cambiare radicalmente le nostre strategie e, non meno importante, vi è un'abilità delle carte che si attiva solo con determinati allineamenti. Troppo complesso? In realtà, anche se non sembra, lo è.

Oltre a questo abbiamo a che fare con un'ulteriore abilità per ogni eroe, la Guardia, che è la cosa che mi fa più “bagnare” di tutta la produzione. Al costo di una moneta possiamo mettere Guardia su un servitore: questo significa che l'avversario, il prossimo turno, deve attaccare prima il servitore in difesa e poi tutti gli altri o la nostra testa.

Ogni tanto si perde anche.

Infine, Guardia attiva un'altra abilità di particolari carte che viene attivata qualora il servitore passasse nella “posizione di difesa”. Insomma, di tratta di una meccanica di semplice comprensione che apre a degli scenari molto più complessi poiché non è sempre detto che sia il servitore più “grosso” a dover entrare in Guardia e non è sempre detto che sia corretto farlo. Insomma, c'è da pensare più di quanto si possa immaginare.

Ma quindi, Fable Fortune è un bel gioco? Sì, dannatamente bello, divertente, strategico e vario ma tutta questa strategia, profondità e varietà vengono pagate con un bacino di utenza che non crescerà mai (potrebbe diminuire) poiché il titolo osa troppo, nonostante lo faccia molto bene. Curioso come qualcosa che dovrebbe essere un pregio, a “causa” della concorrenza si trasformi stranamente in una sorta di difetto.

Consiglierei a tutti di fare un giro su Fable Fortune almeno un paio d'ore, innamorarsene e sentirmi male come me ogni volta che si compierà la maledetta scelta che quasi ogni giorno sono costretto a fare. E non è colpa di nessuno dei due “contendenti”, la colpa è solo di noi giocatori. Quindi sì, Fable Fortune è un titolo fantastico, sotto tantissimi punti di vista e allo stesso tempo è un titolo che la sfortuna di essere tale. Incredibile, vero?