Il primo Vermintide, chiamato con il lunghissimo nome di Warhammer: End Times – Vermintide il cui sequel è semplicemente Warhammer: Vermintide 2, uscì fuori quasi dal nulla, da quei Fatshark Games che prima si erano cimentati in produzioni minori e semi sconosciute.

Dapprima catturò l’attenzione dei giocatori per la fortissima licenza che portava con sé, ovvero Warhammer Fantasy di Games Workshop, poi convincendo ancora di più per l’idea di aver usato l’epoca della Fine dei Tempi, gli End Times del titolo dell’originale. Un setting atipico, poco cavalleresco e per niente epico, in cui il Vecchio Mondo si ritrova sull’orlo di un’apocalisse in grado di porre fine a tutte le epoche.

Questo setting accompagnava un gioco fatto di combattimenti brutali, che converte la frenesia di Left4Dead in un gameplay che pesca a piene mani dall’immaginario fantasy di Warhammer. Spade, asce, mazze, incantesimi e balestre prendono il posto di revoler, fucili d’assalto ed esplosivi di ogni tipo. Di Left4Dead il titolo di Fatshark prendeva anche l’idea delle varie tipologie di mostri, dai semplici nemici che corrono addosso al giocatore, fino a grossi energumeni purulenti in grado di assorbire quantità considerevoli di colpi.

Fatshark ha deciso saggiamente di prendere ciò che c’era di buono nel primo episodio, per ampliarlo in Vermintide 2. Dopo la grande vittoria contro l’orda skaven, gli eroi stavolta dovranno fronteggiare un’alleanza ben più temibile tra gli esseri rattoidi ed i barbari del nord fedeli al Caos. In questo secondo episodio c’è anche una maggiore attenzione alla progressione del giocatore, con il sistema delle sottoclassi per cui, potenziando a sufficienza uno dei cinque eroi, è possibile sbloccare una nuova versione dello stesso.

Warhammer Vermintide 2
Lo Sventratroll in azione.

Non si parla solo di elementi estetici, ma una vera e propria versione del personaggio con tanto di abilità attiva e passiva, talenti e possibilità di gioco del tutto nuove. Un sistema studiato in modo discreto, per cui si viene spinti a giocare e rigiocare un eroe (diventandone sempre più avvezzi, nel frattempo) per poi “ricominciare” in un certo senso con un altro.

C’è un però, abbastanza grande e notevolmente rilevante per quanto mi riguarda, e risiede nell’inserimento delle lootbox. Avanzando di livello e vincendo le partite (solo vincendole, nota bene, tornerà utile più tardi) si ottengono le proverbiali scatole che donano nuove armi ed amuleti difensivi vari. Verrebbe da pensare che Fatshark abbia avuto la brillante idea di monetizzare il tutto per fare soldi facili.

No. Non esiste una sola possibilità nei menù di gioco (strutturati in modo quasi fastidioso, a volte) per spendere degli euro. Ma ottenere queste lootbox è molto difficile. Anche vincendo una partita i punti esperienza non sono così tanti, non quanti ci si aspetterebbe da una violenta missione portata a termine con fatica. Infatti, Warhammer: Vermintide 2 non è neanche un gioco facile. Il che è un bene, ma alla terza partita persa di fila il sistema di progressione comincia a scricchiolare pericolosamente.

Le mappe di Vermintide 2 sono articolate secondo uno serie di obiettivi da compiere per arrivare fino alla fine. Capita, di tanto in tanto, di dover affrontare orde di nemici, con annessi nemici “speciali” e boss intermedi. Il tempismo con cui tali avversari arrivano in un punto specificato è del tutto casuale.

Warhammer Vermintide 2
La warpietra al servizio degli skaven.

Ottimo, perché le partite sono sempre diverse e non c’è modo di prepararsi per effettuare la run perfetta sfruttando i deficit dell’intelligenza artificiale e dei trigger d’innesco degli eventi. Ma non di rado capitano situazioni dove - va bene che è la “Fine dei Tempi”, ma forse si esagera - è impossibile davvero trovare una soluzione.

Mi riferisco a situazioni tipo: un’orda di nemici più lo stregone che lancia incantesimi di controllo ad area da lontano, assassino che colpisce dal nulla, e una gigantesca Progenie del Caos con più tentacoli che buone intenzioni che afferra gli alleati e li ingurgita. Game over e si ricomincia da capo. Inutile tentare di nascondersi dietro ad un dito: Vermintide 2 è un gioco che sa essere frustrante. Verrebbe la tentazione di pensare che, equipaggiandosi meglio, le missioni risultino più facile ma, se siete stati attenti, avrete intuito che non è facile ottenere nuovo equipaggiamento.

Piccola nota, ma estremamente negativa: se l’host della partita si disconnette volontariamente oppure no, che sia un calo di connessione o una chiusura manuale, la mappa in corso viene ricaricata dal principio come se fosse persa, senza neanche considerare il pur esiguo ottenimento di punti esperienza.

Ed è un peccato, perché quando invece il livello di sfida non è disonesto nei confronti del giocatore, ma semplicemente alto, Vermintide 2 sa essere un’esperienza galvanizzante, per una serie di motivi. Intanto l’atmosfera, perché Warhammer Fantasy è un’ambientazione che, ancora oggi, è in grado di regalare il senso di inquietudine allo stesso modo dell’epica cavalleresca, in un modo che pochi altri universi narrativi possono permettersi.

Warhammer Vermintide 2
Il lavoro sulle ambientazioni è notevole.

Quando la musica incalza (ottima la scelta di Jesper Kyd per l’ottimo accompagnamento) in concomitanza del corno ad guerra dei barbari del nord fedeli al Caos che uniti agli skaven incominciano a sciamare a perdita d’occhio da ogni angolo dello schermo, le cui oscenità e blasfemie contrastano la preghiera di Sigmar urlata a squarciagola dal cacciatore di streghe ed il ringhio del nano, Vermintide 2 ha la capacità di inibire qualsiasi sensazione razionale nel giocatore per tirargli fuori l’istinto primordiale di sopravvivenza.

Contribuisce anche un colpo d’occhio notevole, grazie a delle mappe curate in ogni particolare, con effetti di luce in particolare davvero di grande effetto.

Si passa dalle campagne colorate da un cielo al tramonto per delle miniere oscure e fetide, con tanto di foresta elfica dai monumenti ancestrali ed alberi che sembrano toccare il cielo. Anche i modelli di personaggi ed eroi sono ben caratterizzati, animati in modo decente e credibile.

I nemici, in particolare i membri dell’orda “normale”, non presentano troppe differenze tra loro. Si distinguono solo le unità pesanti, molto corazzate e capaci di parare attacchi da più direzioni grazie all’armatura, ed ovviamente le unità speciali tra skaven che assassinano ed intrappolano, oppure stregoni del Caos in grado di risucchiare l’energia vitale degli eroi.

Warhammer Vermintide 2
Il mago del fuoco è l'eroe più particolare da giocare.

I boss sono invece delle vere e proprie bullet sponge, con pattern di attacco e punti deboli diversi, e rappresentano di fatto le vere e proprie bossfight di Vermintide 2. Il troll, in particolare, con la capacità di rigenerarsi e vomitare la sua proverbiale bile acida, è probabilmente il boss più frustrante di tutti ma, di rimando, quello le cui urla di morte danno più soddisfazione.

Vermintide 2 è quindi un titolo che richiede pazienza e molta energia, da non scatenare tutta sul pulsante sinistro del mouse, perché è necessaria anche della collaborazione tra i giocatori. L’esperienza di gioco migliore è quella che vede dei giocatori in grado di comunicare ed elaborare delle strategie. Ogni eroe ha infatti pregi e difetti, vantaggi, debolezze, e particolari meccaniche di gioco da sfruttare al meglio.

Il mago, ad esempio, ha un bastone che spara globi di fuoco che diventano più potenti col tempo ma, al riempimento della barra, generano una grande onda d’urto che infligge molti danni ma mette KO l’eroe. È importante quindi comunicare con gli altri, i quali potranno prepararsi a rianimare il personaggio subito dopo aver utilizzato tale abilità.

Per questo è difficile consigliare Warhammer: Vermintide 2 ad un giocatore senza gruppo. A causa della difficoltà i giocatori potrebbero disconnettersi spesso (il matchmaking, in compenso, lavora bene per trovare dei sostituti nella maggior parte dei casi), oltre ai vantaggi ovvi e tipici dei titoli multiplayer affrontati con gente che si conosce.