Come scritto in varie occasioni, come il recente caso legato a Giovanni Malagò, io e gli esports siamo come due persone che si vogliono bene ma sanno che non potranno mai mettersi insieme. La lontananza, il lavoro, sono fatto così e non voglio cambiare, tutte quelle cose lì.

Non sono contro gli esports, e penso che nell’articolo citato sia chiaro il mio pensiero al riguardo, ma faccio fatica a fare quel passettino in più che mi farebbe iniziare a seguirli decentemente. Sono felice che esistano, che crescano, che ci siano ragazzi in grado di farla diventare una carriera più o meno stabile, che l’indotto cresca, ma non riesco proprio a seguirli.

Voglio molto bene ad Overwatch però, ed ho voluto fare lo sforzo di appassionarmi. Non ce l’ho fatta a seguire i match in diretta, ma di tanto in tanto ho spulciato delle notizie sommarie sull’evento, per capire cosa stesse succedendo e come stesse andando questa grande scommessa di Blizzard.

Tirare su una lega con le proprie mani non è facile, anche se sei un colosso del settore. Blizzard ci prova con la Blizzard Arena di Los Angeles, 450 posti in sala e 400.000 mila online su Twitch, più la Cina e chiunque guardi l’evento da qualsiasi altro portale e/o app. Le squadre in campo sono 12, alcune create da realtà che masticano esports già da tempo come gli Optic Gaming ed i Cloud 9, ma nel tempo in molti hanno cominciato ad investire dignitosamente in questo settore.

Overwatch League
L'arena.

La prima cosa che si apprende in questo contesto è che i soldi che girano sono quelli veri, sonanti. Shaquille O’Neal, la Kraft e la Lionsgate hanno firmato assegni a numerosi zeri per investire nelle squadre della Overwatch League. Per queste realtà gli esports non sono una moda ma un settore in cui poter investire con ritorni più che adeguati. Gli atleti sono giovani, i venticinquenni sono già considerati vecchi, rilasciano interviste, hanno le groupie ed i fan, c’è del merchandise con il loro nome ed i ragazzi fanno le corse per farsi un selfie con loro.

D’altronde, come si fa ad essere giovani e non ammirare coetanei con un guadagno minimo di 50.000 dollari a testa? Jay “Sinatraa” Won, dei San Francisco Shock, ha negoziato un contratto per 150.000 dollari con un 50%di bonus di squadra. Won ha 17 anni. Ci sono soldi veri in palio, c’è gente che ha voglia ed è in grado di investirli, e questo è già un grande successo.

C’è un pubblico che segue questi ragazzi, che spende cinque euro per comprare una skin del proprio eroe preferito della propria squadra preferita della Overwatch League. Non ci sono donne tra i campioni però, per una serie di motivi. C’è che dice che, visti i trascorsi sull’argomento, schierare in campo una donna oggi potrebbe essere vista solo come una mossa pubblicitaria, e quindi nessuno si prende il rischio di passare per “ruffiano” in questo senso.

Forse non è semplicemente il momento, magari non ci sono ragazze abbastanza brave a giocare Doomfist, Ana o un Genji che sia, e quindi non possono entrare in squadra. Ed è giusto così, perché uomo o donna devi prima di tutto essere una bestia (rigorosamente asessuata) ad Overwatch.

Overwatch League
Logo e skin degli Shanghai Dragons.

Gli Shanghai Dragons, unico team cinese che inevitabilmente sente la pressione dell’intera nazione addosso, hanno addirittura pubblicato un’accorata lettera di scuse per la loro pessima prestazione (tre sconfitte clamorose consecutive). Si parla di routine di allenamento massacranti che, nonostante le premesse, non hanno dato i frutti sperati.

Perché, in fondo, come in ogni altro sport l’allenamento di qualità vince su quello di quantità. Giocare male per venti ore è molto peggio di giocare bene per venti minuti.

A questo proposito, da un singolo replay di una singola giocata di uno di questi team si impara molto di più che da una compilation di gameplay dello youtuber di turno. Dentro la Overwatch League c’è un altro Overwatch fatto di tackle, trappole, manovre a tenaglia e sacrificali, ruoli da rispettare, tempi da memorizzare e ritmi da fare propri nei muscoli delle mani.

Il gioco è, alla fine, il vero protagonista della Overwatch League. Un gioco che esalta ancora di più le sue qualità di sport perfetto (lo definii così nella recensione), in cui Blizzard ha avuto la cura di dare un colore ad ognuna delle squadre non solo per le divise, ma anche per gli effetti dei personaggi. L’azione è più leggibile ora, perché i raggi curativi delle Mercy (ad esempio) sono evidenziati dal colore della squadra.

Overwatch League
Voce e carisma degli esports.

Ci si esalta, quindi, a vedere la Overwatch League. Merito anche dei caster, anch’essi delle celebrità, che come nel wrestling rendono tutta l’azione ancora più esaltante. Nelle loro rodomontate vocali infilano nomi di tecniche, atleti, abilità dei personaggi in gioco, riprendono ciò che i “commentatori” fanno negli sport tradizionali e lo traslitterano nel linguaggio videoludico. Funziona, ma non abbastanza.

Le partite della Overwatch League piacciono a me che guardo i replay, seguo le notizie dei team e mi aggiorno su ogni update del titolo, conosco le mappe ed i personaggi, ma il problema degli esports è sempre lo stesso: non sono assolutamente leggibili per i neofiti.

Qualcuno potrebbe dire anche che, insomma, va bene così. La Overwatch League potrà crescere a dismisura, ma difficilmente arriverà ad essere un evento pop. Tralasciando la parte economica, è la stessa ragione per cui credo non abbia senso far arrivare i videogiochi alle Olimpiadi: ai non-videogiocatori non interesserebbero.

Un match della Overwatch League è esaltante da vedere, ma non da capire e raccontare. Un picchiaduro è già più leggibile, ma anche in quel caso oltre a pensieri come “ha vinto Tizio oppure Caio dopo quella mossa figa lì” lo spettatore non-videogiocatore non va oltre.