Quando nel curriculum vitae hai un gioco come The Witcher 3, acclamato come uno dei più importanti e significativi titoli degli ultimi dieci anni, è ovvio che le tante attenzioni da parte degli addetti ai lavori diventino più che giustificate.

Attenzione però, Seven: The Days Long Gone non è realizzato direttamente da CD Projekt RED (attualmente al lavoro a tempo pieno sull'attesissimo Cyberpunk 2077) bensì da IMGN.PRO e Fool's Theory, un team composto in gran parte da sviluppatori provenienti proprio dalle fila del noto team polacco autore delle indimenticabili gesta di Geralt DI Rivia. Ma di cosa parliamo nello specifico?

Di un RPG isometrico ad ambientazione post-apocalittica, palesemente ispirato a titoli come Baldur's Gate e Thief (con una spolverata di Assassin's Creed). Potenzialmente, quindi, una bomba. Anche la trama pone le basi per qualcosa di concreto e ben definito: un conflitto tra antichi e demoni, dopo una battaglia durata anni, ha ridotto il pianeta a un terreno arido e inospitale, in cui le fazioni di sopravvisuti sono chiamati a contenderselo.

Drugun, uno scaltro personaggio avido di potere, fonda l'Impero di Vetrall e l'umanità torna lentamente ai fasti di un tempo, in un mondo ancora sofferente e con profonde cicatrici. Teriel, il protagonista, è un ladro e un criminale: nulla di più lontano, quindi dalla figura di eroe classico. Tuttavia, l'incontro con l'ambiguo Vaetic scatenerà un'inarrestabile sequela di eventi che cambieranno per sempre la vita di Teriel e, forse, quella di ogni altro essere su Vetrall.

 

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Il segreto è non fare mai rumore...

Una base solida, quindi, su cui costruire una grande e longeva avventura. Purtroppo, però, c'è un "ma". Anzi, a dire la verità ve ne sono un paio, che purtroppo gambizzano in parte un titolo invero molto buono. Il primo "ma" riguarda il fatto che in Seven: The Days Long Gone  vi sono davvero troppi pochi indizi che aiutano il giocatore.

Badate bene, non parliamo di veri e propri "hint" (quelli non sono mai graditi in gran quantità) bensì proprio del fatto le cose da fare sono molte e nessuna è davvero esposta in maniera chiara e cristallina. Ci servono un tot numero di oggetti per la risoluzione di una missione: ok, ma quanti? Non ci è dato sapere, se non sotto forma di vaghi indizi (nascosti spesso anche nelle classiche frasi di accompagnamento presenti nei menu di caricamento).

Anche la mappa di gioco risulta piuttosto caotica, senza tratteggiare a dovere le strade e gli edifici. Il secondo "ma" riguarda i save point: l'impossibilità di rinominare i salvataggi e la totale assenza dei quick save, rendono Seven un prodotto che da questo punto di vista sembra uscito dal lontano 1999. Fortunatamente, il gioco giocato tira fuori le sue carte migliori, incluso un gameplay basato sullo stealth e sull'esplorazione massiccia: potremo nascondersi fra le ombre evitando così i vari avversari, oltre a poter hackerare le telecamere e agire nelal più totale furtività.

Ma non solo: sarà possibile colpire alle spalle i nemici, in perfetto stile Thief, oppure trovare - o rubare - un travestimento da usare per passare inosservati.  Arrampicarsi, inoltre, donerà al gioco quella vena acrobatica che non guasta mai, specie per gli amanti di una certa saga targata Ubisoft.

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Avere la situazione sotto controllo è fondamentale.

Seven è in ogni caso un RPG interamente open world e questa caratteristica tende a dare ovviamente molta libertà al giocatore. Grazie inoltre alla cosiddetta "modalità percezione", potremo analizzare tutto ciò che ci circonda per ricavarne informazioni e dettagli. In questo frangente il tempo verrà allentato, cosa questa che ci garantirà il giusto spazio d'azione.

Nel caso le nostre abilità furtive non bastassero, Seven: The Days Long Gone da anche modo di gestire un dinamico e mai troppo complesso combat system, estremamente simile a quello visto in The Witcher 2. La fuga, in ogni caso, sarà sempre un'opzione altamente consigliabile (siamo ladri, mica eroi senza macchia e senza paura).

Altro punto inattaccabile del lavoro svolto dai ragazzi di IMGN.PRO e Fool's Theory, è sotto il versante tecnico: pur non brillando per chissà quale resa, l'avventura di Teriel offre una palette di colori sempre viva e particolarmente brillante, tendendo anche spesso e volentieri al buio in talune sezioni stealth, in cui le tenebre la faranno da padrone.

A questo unite l'estrema interagibilità delle ambientazioni, con decine di passaggi segreti, porte nascoste e quant'altro, e capirete che Seven: The Days Long Gone, pur scivolando su alcuni dettagli, è un prodotto molto migliore di quello che sembra a una prima e disattenta occhiata.