Nintendo è quella compagnia che un giorno annuncia un sacco di remastered (per cui si può essere o meno felici) e il giorno dopo rivoluziona l’industria del videogioco. Sì, “rivoluzione” è proprio quello che Nintendo Labo è. E non ci sono argomentazioni che possano convincere del contrario perché ognuna di queste si risolverebbe con un “non mi piace” o con un “non funzionerà mai”.

Sono d’accordo con entrambe le affermazioni, ma non è questo il punto della “rivoluzione” di Labo.

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire con cosa abbiamo a che fare. In pratica abbiamo dei kit contenenti sagome di banalissimo cartone, elastici, fili e tutto il resto del comparto Muciaccia e un software con cui interagire. Attraverso le istruzioni a video costruiremo, letteralmente, degli aggeggi (che siano una piccola tastiera o una canna da pesca è indifferente), ci infiliamo dentro JoyCon e console e utilizziamo queste estensioni casalinghe… per giocare. A cosa? Ai minigiochi presenti all’interno del software.

E beh? Che è sta roba per mocciosetti? Che mi frega? Niente, semplice. Alla fine dei conti, i ToyCon, questo il nome ufficiale degli aggeggi costruiti con il cartone, non sono altro che un’estensione per i JoyCon che ci permette di utilizzarli in maniera più creativa anche se, di fatto, per giocare non servono assolutamente a nulla. Ma, ancora una volta, non è questo il punto.

Nintendo ci ha promesso, prima dell’annuncio, di mostrare un modo completamente nuovo di giocare e vivere l’esperienza del videogioco. Quello che ci ha mostrato non solo è effettivamente un nuovo modo di percepire, e vivere soprattutto, il videogioco ma rappresenta una piccola rivoluzione nel sistema. Al di là dell’utilizzo degli aggeggi di cartone, al di là dei dati di vendita (che non dubito saranno molto alti), al di là di tutti questi dati meramente razionali. Non è razionalmente che voglio giudicare Nintendo Labo, non è razionalmente che vedo questa “rivoluzione”.

Perché, sì, voi ci vedete un ammasso di robaccia inutile che serve solo per spillare soldi ai genitori e vedere un marmocchio, età di cui non vi sentite fare parte, giocherellare con qualcosa di stupido. Sì, perché alla fine Labo è stupido. Io ci vedo me da bambino, con uno scatolone addosso, a giocare a fare il robot. Io ci vedo me vent’anni fa circa, costruire scatolette di cartone e giocarci sul pavimento. E Nintendo ha preso queste azioni infantili, queste fantasie che non esistono più oggi e le ha rese “vive”. Non so se riesco a spiegarmi.

Le vedete?

Prendiamo la Realtà Virtuale e tutti i passi da gigante che sono stati fatti in questo settore. Lo scopo, semplificando il tutto, è sempre stato quello di rendere il videogioco quanto più reale possibile. Di “virtualizzare la realtà” per ottenere mondi e personaggi quanto più fedeli possibile al mondo “vero”.

Nintendo con Labo ribalta questa concezione. Ribalta l’essenza stessa del videogioco e la trasforma e la fa regredire a quella cosa meravigliosa che è la fantasia di un bambino. Torniamo all’essenza.

L’idea di Nintendo è quella inserire il videogioco all’interno della realtà di tutti i giorni, di far coesistere e coabitare insieme i due mondi e non quella di modellare e amalgamarne l’uno all’altro. Nintendo “gioca” con i videogiochi e vuole che i suoi utenti giochino insieme a lei. Questo è Labo. Un gioco. E wow. Mai come prima d’ora un’affermazione del genere è tanto vera e calzante. Che abbiamo detto in fin dei conti? Una banalità sconvolgente.

Fatto? Bene.

E la parte migliore deve ancora arrivare. Aspettiamo che Nintendo Labo veda la luce per scoprire tutte le infinite possibilità che ne deriveranno. Ma teniamo a mente, questa è la cosa più importante, Labo non è un videogioco quanto un “nuovo” modo di giocare. Non uso il termine “videogiocare” non a caso.

Nintendo Labo ha tutte le carte in regola per cambiare il nostro modo di percepire e vivere il videogioco. La vera domanda ora è un’altra. Siamo davvero pronti a qualcosa di questa portata? Nintendo, questa volta, si è spinta ben oltre. Labo trascende l’idea stessa di fruizione di un prodotto videoludico, la estremizza, la rimodella e ci restituisce qualcosa di nuovo con cui non siamo abituati ad interagire.

Il concept è folle. L’idea geniale. Ma Nintendo, nella storia, ci ha abituati a questo tipo di stupore, a questo tipo di visione, a questo tipo di progetti. Ora, dipende tutto da noi e io, francamente, non vedo l’ora di mettere le mani, ad aprile, sul prodotto. Spogliarmi della mia veste di adulto disilluso e senza sogni e tornare a giocare. Giocare come non lo faccio da tempo. Giocare, già.