L'ho acquistato a dicembre e l'ho iniziato soltanto la scorsa domenica, ma da allora non faccio altro che perdermici per ore e ore.

Non so dirvi ancora se mi stia piacendo davvero o meno, ma Xenoblade Chronicles 2 ha i suoi momenti sia narrativi che ludici, e un paio di trovate che lo rendono comunque memorabile.

In termini ludici, ci sto facendo una vera e propria maratona: il gioco ha una durata all'incirca di 65-100 ore, e volendolo finire in tempo per Monster Hunter World (26 gennaio) ho calcolato che mi serviranno sessioni da 5 ore al giorno per farcela.

Come mi capita spesso, sto usando la chat con Salvatore Pilò su Facebook a mo' di log, per tenere traccia del mio comportamento videoludico in questa corsa contro il tempo.

E, devo dire, la cosa sta funzionando - soltanto ieri, a causa di una maledetta partita di calcetto, ci ho speso due ore in meno rispetto al dovuto.

Darmi un obiettivo, da videogiocatore, è importante e, dopo aver completato diversi titoli di dimensioni più contenute (Blossom Tales, Edith Finch, Crash Bandicoot) dall'inizio del 2018, mi sentivo pronto per uno step successivo.

Da un punto di vista della longevità è un bel macigno, ma il genere è tra quelli che mi appassiona di più - i JRPG - e quindi ho un buon numero di anticorpi sviluppati ad hoc.

In questo percorso, mi sono imbattuto in una componente che avevo trovato curiosa già in Xenoblade Chronicles X (il primo titolo della serie che ho giocato).

Ovvero, ad un certo punto - nei pressi del deposito in cui incontrare Lila, all'Impero Ardainiano - sono finito in un'area con mob di livello 81-82, quando il livello richiesto dalla quest principale era all'incirca di 31-32.

Io ero di livello 34, essendomi intrattenuto spesso e volentieri in side quest e combattimenti occasionali, ma ovviamente ciò non ha avuto alcun significato nel frangente in cui mi è capitato di fare questi incontri.

Un colpo, e dritti al checkpoint d'inizio area.

Se dovessi descrivere questo momento con un solo sostantivo, direi che quello giusto sarebbe "paura". Paura di passare affianco ad uno di tali mob e ritrovarsi a testa in giù nel giro di pochi secondi.

Non è una rarità, ovviamente, che certe cose succedano nei giochi di ruolo giapponesi.

Nel caso dell'RPG di Monolith Soft, mi sono spiegato l'accadimento non solo con la volontà di alzare un tasso di sfida che fino ad allora era stato abbastanza accomodante, ma anche perché in quella zona si trova un forziere speciale da poter aprire (presumo) nell'endgame, a determinati requisiti sbloccati.

Cionondimeno, vedersi dinanzi al povero Rex un serpentone gigante o un mega ragno che con un morso ti possono mandare ko, insomma, non è proprio un'esperienza che raccomanderei al mio migliore amico.

Xenoblade Chronicles 2
<3

Dalla prospettiva narrativa, invece e qui veniamo al titolo di questa dissertazione, Xenoblade Chronicles 2 pensa che tu sia scarso.

Dà per scontato che Rex non sarà mai all'altezza, o perlomeno che non lo sarà per gran parte del gioco, delle imprese che si ritroverà a dover compiere.

È così che la prima boss fight con Malos si esaurisce in una fuga rocambolesca; che Zeke, nelle sue apparizioni, finisca lo scontro sempre bello pimpante e venga battuto soltanto da una sua mossa speciale insensata, e così via.

Non è entusiasmante, a dirla tutta, che appena battuto il proprio avversario parta una cut-scene in cui al contrario ci ritroviamo il protagonista sofferente e in difficoltà.

Un'esigenza, quella della narrazione in stile anime-Dragon Ball in cui il protagonista ha sempre da imparare e migliorarsi lungo un cammino estensivo, che chiaramente fa a pugni con le abilità dell'utente.

Tu, in sostanza, quegli scontri li vinci. Tu sei forte.

Eppure il tuo alter ego digitale non lo è, non abbastanza, e in questo passaggio avviene una sfasatura tra la realtà videoludica e l'evoluzione del racconto; tra il giocatore e il giocato.

Una frattura necessaria, perché senza di essa il gioco non andrebbe avanti, e che verrà sanata una volta che la storia sarà giunta al termine: in quell'istante le due identità combaceranno, saranno in perfetta comunicazione e simbiosi.

Zeke, ad esempio, è un espediente dello sviluppatore che torna ogniqualvolta Rex abbia bisogno di aumentare il proprio livello prima di una battaglia (davvero) impegnativa.

Un espediente sul quale sono stati messi un abito, un Gladius, una personalità, un insieme di dialoghi, anche perché avere un nudo manipolo di pixel in stile Doki Doki Literature Club! sarebbe stato piuttosto inquietante.

Attraverso di lui, e di altri membri secondari del cast, la software house nipponica si accerta che Rex arrivi pronto sia in termini di scrittura che come portatore sano di gamer, quindi maturo sia narrativamente che praticamente, ai punti chiave del plot.

E che colmi il gap tra se stesso e colui che lo manovra Joy-Con alla mano.

L'attimo in cui le mie duplici anime, Rex e il mio ego videoludico, combaceranno sembra ancora abbastanza lontano - sono sotto le 30 ore, quindi più o meno ad un terzo della vicenda dell'esclusiva Nintendo.

Sarà fondamentale che questo momento, quando arriverà, sia soddisfacente, completo e conclusivo: da tutto ciò, infatti, dipenderà la buona riuscita della mia esperienza su Xenoblade Chronicles 2.