Un nuovo titolo indie arriva su Nintendo Switch, e lo fa tentando di sfruttare la natura ibrida della console come una sorta di aggiunta contenutistica rispetto alla sua formula originale: Bleed.

Il gioco, che incidentalmente viene offerto questa settimana a prezzo scontato su Xbox One, arriva sull'eShop della Grande N a €14,99.

Quello che mette sul piatto è abbastanza da giustificare l'acquisto?

Partiamo dalla modalità portatile, allora, e vediamo se quella che è fondamentalmente la sola novità della versione Switch è abbastanza da valere il prezzo del biglietto.

In un primo momento, questo shoot 'em up bidimensionale non sembra adattarsi troppo bene al gioco nella configurazione con i due joy-con collegati allo schermo della neonata Nintendo.

Bleed
È importante dosare l'uso della barra del tempo, specie in situazioni come questa...

La disposizione dei tasti è un po' inusuale, con il grilletto destro che serve per saltare e la leva analogica destra per sparare.

Inizialmente penserete qualcosa come "non mi ci abituerò mai", complice la curiosa meccanica del salto da concatenare con il rallentamento del tempo, e invece arriverete alla fine della storia ridendo di quanto questa osservazione sia stata stupida.

Tuttavia, passando al televisore e quindi al grip con i due joy-con inseriti, beh, la differenza si nota e tutto diventa per magia più fluido.

Indubbiamente, quella con il "controller" è una configurazione più consona e naturale per Bleed, sebbene privi la nuova versione del suo selling point.

Un selling point che rimane tale, però; il nostro titolo è infatti di una brevità disarmante nella sua prima (fortunatamente non unica) run, ma ha una particolarità che lo rende ideale per il gioco al volo.

bleed
Buona parte dei livelli è su un certo standard qualitativo; altri osano di più.

I livelli infatti possono essere completati molto rapidamente, e questo costituisce un plus per gli utenti che cercano qualcosa di veloce per una sessione on the go, magari mentre sono in viaggio oppure si stanno spostando (o magari sono sul loro trono in bagno).

A questo va aggiunto che la Storia non è la fine, con una modalità Arcade e una Sfida che consentono di allungare l'esperienza con alcune chicche interessanti (e totalmente personalizzabili per boss, arene e mob).

I diversi livelli di difficoltà sbloccano nuove personalizzazioni e le tre varianti addizionali per la protagonista, oltre a costituire il vero e proprio movente per la rigiocabilità.

I giocatori comuni, come posso essere io, troveranno piacere nel chiudere la faccenda nel giro di una serata (parliamo di una durata intorno all'ora e mezza/due ore).

I completisti, invece, potranno dilatare ulteriormente l'esperienza con questi piccoli perk sbloccabili all'innalzamento della difficoltà e le armi o i bonus alle stats, e continueranno a portarsi Bleed in giro per conseguire il proprio obiettivo.

bleed
Salto rallentato à la Matrix, e si va a comandare.

Da un punto di vista stilistico, la trovata degli eroi (così come il finale) è piuttosto carina e visivamente il gioco è abbastanza variegato da rimanere impresso, specie in portatilità.

Le musiche piaceranno a quanti sono rimasti legati all'era in cui si contavano i bit, anche se in generale c'è chi ha osato di più su questo tasto e si è preso qualche rischio per non risultare altrimenti anonimo o vagamente stereotipato come nella circostanza odierna.

Tirando le somme, quindi, Bleed è una produzione dalle dimensioni e dalle ambizioni contenute, una di quelle che pare non farsi troppi conti in tasca ma sembra sia nata come figlia del semplice desiderio di un gamer di realizzare il proprio videogioco.

Alcune cose altri più abituati al palcoscenico dell'industry le avrebbero fatte diversamente (di base avrebbero aggiunto più livelli o avrebbero esteso quelli già esistenti), presumo tradendo una visione originale che l'autore ha qui lavorato seriamente per preservare.