Iniziamo subito col dire che Outcast - Second Contact non è un sequel del classico datato 1999 - che in moltissimi ricordano con particolare nostalgia, grazie soprattutto a una libertà d'azione e una verve narrativa all'avanguardia per i tempi - bensì un vero e proprio rifacimento. Una remastered, in poche parole. La storia riprende infatti in toto quanto visto in precedenza: ci troviamo un un futuro non meglio definito, in cui gli uomini vengono a conoscenza di un mondo parallelo chiamato Adelpha. Gli Stati Uniti d'America, forse per errore forse no, creano uno squarcio spazio dimensionale che minaccia di distruggere la Terra.

Nei panni di Cutter Slade, un ex-marine delle Forze Speciali ormai ritiratosi dalla battaglia, sarete chiamati nuovamente all'azione, al fine di aiutare un gruppo di scienziati per cercare di trovare al più presto un modo per fermare la catastrofe imminente. Vien da se che su Adelpha la minaccia sarà ben peggiore di quanto teme il nostro amato pianeta.

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Un po' Another World, un po' Stargate: benvenuti su Adelpha.

Nei panni di Slade non dovremo però sterminare tutti gli alieni che troveremo sul nostro cammino, bensì sarà nostro compito entrare in contatto con queste razze sconosciute, cercando anche di capire le ragioni che muovono questi esseri ultradimensionali, magari in cambio di un aiuto più o meno pratico. Fondamentale sarà quindi l'esplorazione e l'interazione con i vari NPC che incontreremo sul nostro percorso, i quali ci daranno modo di affrontare un numero cospicuo di quest primarie e secondarie che dipaneranno un comparto narrativo alquanto funzionale al contesto.

Attenzione, però: abbiamo detto "funzionale", non necessariamente indimenticabile, visto che in ogni caso i luoghi comuni si sprecano, così come la sensazione di far parte di un B Movie faticherà a lasciarci dall'inizio alla fine dell'avventura. In un certo senso, però, questo suo voler apparire in una veste particolarmente "obsoleta" è ciò che il titolo prodotto da Big Ben Interactive vuole restituire al giocatore: un profondo e spiccato feeling di fine anni 90, un'epoca in cui la fantascienza nei videogiochi non aveva ancora abbracciato la travolgente ristrutturazione dell'ultimo decennio. Se ciò sia un bene o un male, non sta a noi dirlo.

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Socchiudete gli occhi e immaginatelo come un gioco di fine anni '90.

Se quindi tutto ciò che concerne il comparto narrativo e le missioni da affrontare è rimasto pressoché immutato rispetto al capitolo originale, purtroppo lo stesso discorso non può essere fatto circa la parte tecnica e quella legata al gameplay vero e proprio. Animazioni insopportabilmente legnose, imprecise e assolutamente non al passo coi tempi, per non parlare di un'IA preistorica, specie durante i vari scontri a fuoco coi nemici.  E se ciò poteva essere un difetto trascurabile alla fine degli anni novanta, nel 2017 (ormai 2018) è un po' difficile soprassedere a tutto questo.

Insomma, se da un lato la faccenda narrativa e un atmosfera gustosamente retrò riuscirà a saziare la fame di quella fantascienza un po' ingenua di fine secolo scorso, la parte ludica e visiva finiscono purtroppo per rompere l'idillio che ci eravamo preposti. Nonostante questo, sia che siate conoscitori del capitolo originale oppure no, l'avventura di Cutter Slade potrebbe essere quantomeno un'interessante "variazione sul tema" rispetto alla classica fantascienza di Destiny e simili,  che ormai tutti noi abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene.  A voi la scelta.