Nella corsa che porta al fotorealismo è sempre più difficile riuscire ad avere un aspetto catchy, che sia appagante visivamente e al contempo abbastanza vivace da colpire lo spettatore.

Nel 2009, puntando su questa pista e scommettendo su un gameplay così fresco da scadere piacevolmente nel "feel good" nintendiano, LocoRoco 2 arrivava su PSP.

E le cose, da allora, non sono cambiate di una virgola.

Ho giocato il remaster per PS4 nel fine settimana sul televisore 4K di casa e a turni si alternavano mia madre e mio fratello incuriositi da cosa stesse succedendo sullo schermo.

La prima volta me l'hanno fatta buona, la seconda no: "ma levami una curiosità... a cosa stai giocando?" . Siediti figliolo, sto per raccontarti una magica storia fatta di videogiochi, colori e divertimento.

locoroco 2
Piano piano imparerete a non avere più paura delle spine.

No, non ho risposto davvero così. Siccome neppure per un paroliere come il sottoscritto è facile spiegare cosa sia in termini poveri LocoRoco, mi sono limitato a dire qualcosa tipo "sei questa palla, e devi rotolare per diventare sempre più grande e non farti mangiare" .

Chiaro, vero?

La parte più curiosa è che LocoRoco è davvero questo, e trascende per volontà dello stesso Japan Studio ogni definizione complessa che gli si voglia affibiare.

Nella sua seconda iterazione, in particolare, si è passati da quella che era poco più di un esperimento o una tech demo di PSP ad un gioco vero e proprio.

Pur mantenendo vivi e al centro della scena i suoi capisaldi (compresa una longevità dritto per dritto molto contenuta), LocoRoco 2 ha esteso orizzontalmente l'esperienza offerta dal capostipite.

Intorno al nocciolo del gameplay sono stati infatti costruiti numerosi minigiochi (una specie di Acchiappa la talpa e la personalizzazione della casetta i miei preferiti), chi più riuscito e chi meno, e aggiunti nuovi scenari che non hanno fatto altro che ribadire la vivacità e la freschezza dell'originale.

Qualcosa che ancora oggi non scade.

Il minigioco musicale è uno dei momenti imperdibili della serie.

Ogni livello introduce una meccanica particolare, da utilizzare a proprio vantaggio per completarlo o sbloccare una sezioni segreta.

Ogni livello, soprattutto, ha un design speciale e una peculiarità visiva che tuttora brilla.

Il gioco sembra essere nato su PS4 e su uno schermo televisivo; non c'è traccia, durante il gameplay, di segni che ne tradiscono la sua natura portatile.

Mentre in certi frangenti può risultare stancante usare soltanto i grilletti, per gran parte del tempo non si pensa neppure al punto di partenza di questo gioco.

In tal senso non l'avrei chiamato neppure "Remastered" fin dal titolo. È un adattamento, certo, ma nella concretezza del gioco è come se non lo fosse.

Un esempio di "ambientazione interattiva" in LocoRoco 2.

L'unica sbavatura sta nelle cutscene, che hanno mantenuto la pixellosità di partenza e finiscono con l'essere di una risoluzione molto inferiore rispetto al giocato.

Non un difetto che abbia un impatto sull'esperienza ludica, chiaro, ma visto che si parla di un lavoro di rimasterizzazione fa specie vedere che non si sia fatto (o potuto fare) di più.

Un'ultima annotazione sul prezzo: LocoRoco 2 Remastered costa €14,99, mentre la versione originale per PSP compatibile anche con PS Vita viene €7,99.

Difficile pensare si potesse fare di più considerando il lavoro di porting e, a questo prezzo, Sony si rivolge ai neofiti che non hanno mai provato un gioco della serie e possono essere incuriositi dal suo look.

Per quanti invece vorrebbero recuperarlo per passare qualche ora nella nostalgia di un buon ricordo, per quanto relativamente recente, c'è da scommetterci che lo rivedremo presto nei saldi del PlayStation Store.