Stifled non è sicuramente il titolo horror che ti aspetteresti di giocare, specie considerando che si tratta di un titolo pensato per la realtà virtuale di PlayStation VR. Ciò lo rende automaticamente degno di attenzioni, specie per il fatto che i possessori del visori Sony attendono a braccia aperte titoli che sfruttino con sapienza e un pizzico di originalità la Virtual Reality.

Stifled è infatti un'avventura horror in prima persona, la quale ci immergerà giocoforza in un contesto oscuro e totalmente invisibile, considerato che per rendere chiari ai nostri occhi gli scenari di gioco dovremo sfruttare la nostra voce.

Avete capito bene: il DualShock sarà tutt'altro che necessario questa volta, visto che per uscire indenni dalle varie situazioni di gioco dovremo fare affidamento alle nostre corde vocali.

La “trama”, se così possiamo definirla, è solo un pretesto: il protagonista è tormentato dai ricordi della moglie e dei bambini, nostri avversari principali all'interno dell'avventura per un motivo che verrà reso noto solo alla fine.

Il nostro obiettivo sarà infatti quello di capire perché una maledizione pende sulla nostra testa e come mai la magione in cui ci troviamo sembra infestata da entità maligne che vogliono solo vederci implorare pietà.

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Una VR decisamente minimale.

Non è quindi sicuramente la narrazione a essere il principale motivo di godimento del titolo realizzato da Gattai Games (uno sparuto gruppo di studenti di Singapore), bensì una meccanica di facile comprensione dopo appena una manciata di minuti di gioco:  sfruttare il rapporto tra suono e ambiente grazie solo alla voce del giocatore stesso, il quale dovrà connettere obbligatoriamente un microfono al controller della PlayStation 4 (oppure sfruttando quello incorporato nel visore VR).

Parlando gli si materializzerà davanti una parte di scenario, mentre nel caso decidesse di emettere un vero e proprio urlo, potrà far "luce" sull'intera ambientazione che lo circonda (la maggior parte delle volte si tratterà di gallerie sotterranee).

Fare rumore ed emettere suoni è quindi la chiave di ogni cosa in Stifled, sebbene far chiasso vorrà dire automaticamente metterà anche in allerta gli inquietanti nemici (spesso e volentieri delle creature bambino), i quali non ci penseranno due volte prima di tentare di assalirci ben poco amichevolmente.

Insomma, uno stealth nudo e crudo con elementi horror tipici del genere.

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Corridoi e gallerie. Nulla più.

Un vero peccato quindi che queste interessanti meccaniche del gameplay si tramutino ben presto in una sorta di walking simulator in VR: le ambientazioni angoscianti mal si sposano con il gameplay di Stifled, spesso lineare e senza alcun guizzo di level design.

Ciò che imparerete a fare a inizio avventura si protrarrà per tutte le (poche) ore di gioco necessarie al completamento, con tanto di finale aperto che lascia ulteriormente l'amaro in bocca. Neanche la cosiddetta parte investigativa e di puzzle solving sembra essere stata sviluppata con la giusta convinzione, gettando qua e là una manciata di idee confuse.

Il tutto appare quindi poco rifinito e in uno stato quasi embrionale, come se il gioco fosse stato concepito con un'ossatura solida ma senza alcuna muscolatura a controbilanciare il tutto. E ciò è un vero peccato, considerando che l'idea dei "suoni" legati alla Realtà Virtuale è un meccanismo che meriterebbe maggiore attenzione.

Oltre al fatto che, spiace dirlo, l'effetto sorpresa verrà vanificato in una manciata di minuti: se tossire o fischiare all'inizio del'avventura risulterà quantomeno curioso, a lungo andare la sensazione di ripetere sempre e solo gli stessi meccanismi auditivi prenderà il sopravvento.

Considerando anche che nel caso non viveste da soli in casa, giocarci di notte potrebbe essere un bel problema (gli schiamazzi notturni non sono sicuramente ben accetti dal vicinato).