The Darwin Project è quello che si può definire l’ennesimo battle royale survival sul mercato. Fine, letteralmente. Per fortuna, o purtroppo, spenderemo qualche parola in più in merito al titolo sviluppato dai ragazzi di Scavengers Studio e presentato durante l’E3 di quest’anno.

Abbiamo provato per un po’ la versione alpha facendo una decina di partite (una delle quali persino vinta) e ci siamo fatti una vaga idea dell’offerta di questo titolo che, lo diciamo in da subito, non rivoluzionerà un bel niente.

Come detto nella prima riga di questo scritto, si tratta di un battle royale survival, quindi saremo catapultato assieme ad altri 9 giocatori all’interno di un’arena innevata e dovremo lottare per sopravvivere e cercare di uccidere gli altri giocatori. Un classico.

L'HUB centrale

Quello che rende questo gioco unico all’interno del genere è il freddo, il nostro nemico principale dopo gli altri giocatori, che necessiterà di un’attenzione continua. In soldoni dovrete cercare di avere a disposizione sempre della legna per fare un falò e riscaldarvi quando diventerà necessario. Questa azione creerà però del fumo, che consentirà ad altri giocatori di scovare la vostra posizione e quindi di partire alla vostra ricerca. Una meccanica molto interessante che varia, in effetti, un po’ il gameplay aggiungendo quel tocco di profondità strategica alle partite che non guasta mai.

Il titolo non presenta molte altre variazioni alla classica formula quindi avremo a che fare con loot alla ricerca di strumenti per il crating di oggetti, armi e strumenti difensivi. Ogni tot tempo verrà lanciata una cassa all’interno della quale è possibile rinvenire uno strumento tecnologicamente avanzato, che sia esso offensivo o difensivo.

È chiaro che il primo che arriva al loot ottiene un vantaggio immenso sugli altri giocatori così come appare lampante che questo tipo di cassa rappresenta un ulteriore prova delle profondità strategica che gli sviluppatori vogliono imprimere a The Darwin Project. Non sempre è un bene fiondarsi nel luogo del drop e non sempre è un bene rimanere in disparte, bisogna scegliere accuratamente le proprie mosse per garantirsi la sopravvivenza all’interno dell’arena di gioco.

Prediamo un po' di pelle va'...

Sul lato tecnico il titolo presenta ancora qualche piccola sbavatura ma stiamo parlando di una versione alpha del gioco, quindi qualsiasi commento a riguardo risulterebbe immensamente fuori luogo.

Quello che c’è da chiedersi, ora, e se The Darwin Project ha il potenziale per emergere all’interno di un mercato che in pochissimo tempo si è saturato col genere. Ha la forza con le sue poche, pochissime, novità di imporsi su titoli come PUBG o Fortnite? No, decisamente, al momento, no. Non viene offerto nulla per cui valga la pena anche solamente pensare di impegnarsi se già si è iniziata “una carriera” su altri titoli simili anche se potrebbe essere un interessante diversivo per gli amanti del genere.

Insomma, da qui al lancio ne vedremo ancora tanti altri di battle royal survival, quindi The Darwin Project dovrà impegnarsi ancora di più per riuscire ad emergere all’interno di una scena che non farà altro che saturarsi. Le meccaniche “nuove” (abbiamo già visto in The Long Dark un utilizzo del freddo molto simile e forse molto migliore) potrebbero non esserlo più al momento del suo lancio sul mercato e tutto si potrebbe risolvere in un fallimento annunciato.

Il crafting.

Purtroppo gli sviluppatori si sono lanciati all’interno di un genere “difficile” che deve scontrarsi con competitor di un certo nome e di un certo livello che non gli renderanno la vita facile. La cosa certa è che lo proveranno in tanti, tantissimi, e sarà proprio nei primissimi giorni, e in questi momenti di alpha (e future beta) che gli sviluppatori dovranno dimostrarsi all’altezza.

Queste prime partite hanno dimostrato che ci sanno fare ma hanno anche sottolineato i limiti di una produzione del genere al giorno d’oggi: tutto sa di già visto e ci si continua a chiedere perché preferire The Darwin Project ad altri titoli. Questa domanda dovrà scomparire nell’immediato futuro.

Per ora non bocciamo, ma neanche promuoviamo, il titolo che dalla sua ha sicuramente delle idee particolari che possono ancora dimostrarsi vincenti. L’importante è continuare a svilupparle come si deve perché non basta il freddo e un po’ di fumo per rendere il titolo più appetibile di altri simili, c’è bisogno di qualcosa di più.