Le parole dell’inno semi-ribelle dei teenager di Dee Snider sono state raramente più emozionanti di quando sono risuonate alla fine di Wolfenstein II: The New Colossus. La versione originale di We’re Not Gonna Take It è un numero leggero e delicato: la colonna sonora di una discussione sulle verdure a cena anziché l’inizio di un dibattito sul panorama politico. Dopo il bagno di sangue del first-person shooter, una riproposizione metalcore della hit glam rock risuona nelle orecchie dei giocatori e sintetizza i pensieri di tanti nel 2017, così come la resistenza negli anni ’60 in America. E dev’esserci una resistenza: i nazisti hanno avuto molto più successo nella Seconda Guerra Mondiale in questa timeline rispetto a quella reale.

Wolfenstein II inizia direttamente dopo gli eventi del primo capitolo, con l’ex soldato delle forze alleate B.J. Blazkowicz e i suoi compagni di battaglia che ancora provano a versare il sangue di coloro che stanno perseguitando il popolo americano, abolendo nel mentre il mondo dal dominio nazista. La storia inizia oltre dieci anni dopo la conquista degli Stati Uniti, però, e alcuni americani sono contenti sotto il regno tedesco. Girando per Roswell, New Mexico, vedrete giovani in fila per vedere film di propaganda al cinema, membri del Ku Klux Klan che provano ad impressionare i soldati nazisti con la loro pronuncia tedesca, e locali pieni e addobbati a festa nel giorno della celebrazione del giorno in cui la guerra è stata vinta – non persa. Naturalmente, incontrerete anche persone che vi riconosceranno, non come il tremendo Terror Billy che hanno dipinto i nazisti ma come l’uomo che rappresenta l’ultima speranza dell’America. Sebbene sbandi di tanto in tanto, Wolfenstein II sta prevalentemente lontano dall’ideologia nazionalista, perché Blazkowicz e i suoi amici puntano a liberare l’intero mondo dall’oligarchia, non solo la cara vecchia America. E questa è una distinzione importante da fare, a causa di quelli che hanno dato il benvenuto al Terzo Reich nella Terra  dei Liberi, come quei residenti di Roswell menzionati poco fa o persino il papà di B.J.

wolfenstein ii: the new colossus

The New Colossus scava più a fondo nel passato di Blazkowicz, definendo il personaggio che, prima del reboot di Machine Games, era puramente un veicolo di violenza. L’oppressione potrebbe sembrare una spiegazione per molti dei suoi comportamenti, ma c’è dell’altro dietro l’odio di B.J. nei confronti delle convinzioni del Fuhrer. Lo sviluppatore Machine Games ha esplorato la sua infanzia e il rapporto con i suoi genitori, con una forte scena d’apertura che racconta la visione distorta del padre sulla razza, sulla religione e sul sesso, insieme ad alcuni momenti sconvolgenti incentrati sulla madre ebrea di B.J. Le sezioni più tranquille di Wolfenstein II sono ciò che lo vedono svettare rispetto ai prodotti del suo stesso genere. Apprezzereste l’azion frenetica anche senza di loro, chiaro, ma la carneficina che scatenerete avrebbe un peso inferiore se la scindeste dalle scene toccanti che esplorano la crescita di B.J. e i momenti di tensione che coinvolgono personaggi come il Generale Engel.

I migliori villain sono quelli che credono davvero nei loro obiettivi. Nella loro visione loro non sono malvagi, perché pensano che ciò che fanno sia giusto e plasmano la verità in qualunque cosa vogliano. Il Generale Irene Engel è scritta benissimo ed è così che risulta cementata come uno dei personaggi più deplorevoli e sadici nella storia recente dei videogiochi, e resa viva dal ritratto scomodo e antagonistico dell’attrice Nina Franoszek. Raffigurare i nazisti come qualcosa di sconveniente potrebbe essere visto abbastanza facile da qualcuno, eppure il lavoro svolto dalla software house svedese oscilla tra il brutale e il teatrale con grande cura. E, ad essere onesti, ciò non vale soltanto ai cattivi.

A bordo della base sottomarino, avrete modo di passeggiare e incontrare alcuni compagni di battaglia, o semplicemente osservarli per vedere cosa fanno tra una missione e l’altra. Come accade per gran parte dei commilitoni costretti a stare in uno spazio chiuso, questi hanno litigi su questioni futili e importanti, missioni che finiscono in funerali di fortuna ma anche partite a scacchi che vengono interrotte dall’entusiasmo di un uomo che trova una toilet funzionante. Il protagonista à la Steve Rogers tiene alla sicurezza della sua crew almeno quanto alla liberazione del popolo americano, perché – oltre al fatto che ciascuno di essi ricopre un ruolo vitale nel team – sono la sua famiglia disfunzionale. I nuovi personaggi sono un’assoluta delizia e abbastanza imperfetti da entrare talvolta nel campo dei disadattati, ma il focus su Super Spesh, Grace e Sigrun rende il ritorno di alcuni membri del Circolo Kreisau un po’ ridondante. Ciò detto è però una gioia poter passare un po’ di tempo con loro, che forniscano qualche momento di leggerezza (e ne servono spesso) o raccontino una storia commovente. Falciare nemici rievoca una sensazione simile, il che è abbastanza divertente.

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Wolfenstein II è un first-person shooter veloce e violento, che è qui per saziare il vostro desiderio di devastazione. Nei combattimenti, siete un uomo corpulento il cui intento è spegnere del tutto l’intera operazione nazista – mandarne qualcuno a riposare in pace per sempre è un bonus. Comunque, neanche a loro piacete granché e hanno l’arsenale giusto per dimostrarvelo. Persino al secondo livello di difficoltà, potrete ritrovarvi faccia a terra per una buona parte del tempo, dopo che qualche distruttivo lavoro ingegneristico tedesco si sarà riversato su di voi. In alcune occasioni penserete di avere tutto sotto controllo, abbattendo nemici segnati da una svastica a sinistra, a destra e al centro, per poi essere eliminati da dietro prima che possiate dire ‘auf wiedersehen’. La progressione può essere molto lenta in aree in cui non è esattamente chiaro cosa vi stia uccidendo, e da dove. Naturalmente, potrete anche riprendere la situazione da un’altra angolazione e cambiare il vostro approccio.

Wolfenstein II: The New Colossus dà il meglio quando è caotico. Passare per le grandi aree aperte di Manhattan, o in un impianto clinico sotterraneo girando con un potente shotgun tra le mani, è magnifico. Meglio ancora, stringete un’arma futuristica nell’altra mano così da poter vaporizzare i vostri avversari con un solo colpo e avrete gli strumenti per spassarvela alla grande. Il dual-wielding sacrifica la precisione in favore del caos più totale, ma può aiutare i giocatori più stealth a reagire rapidamente ad una situazione finita male con un fucile automatico sempre pronto, così come con una pistola che potenziata con un silenziatore. Potrete giocare come vorrete, e gli abbattimenti silenziosi saranno un metodo più che accettabile quando si tratterà di eliminare nazisti. Il sistema di perk vi incoraggerà a provare stili diversi durante il gioco.

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Anziché farvi impelagare in uno skill tree che vi terrebbe lontani dal gunplay scintillante, potrete potenziare il vostro B.J. scatenando l’inferno in un’ampia gamma di modi. I perk vengono guadagnati completamento un certo numero di sfide: bruciate tot nazisti e subirete meno danni da armi alimentate a gasolio, per esempio. Collezionate abbastanza headshot e farete più danno quando sparerete col mirino puntato, compiete un certo numero di eliminazioni corpo a corpo e la vostra salute si rigenererà più rapidamente col tempo; uccidete rapidamente i comandanti prima che attivino l’allarme e le vostre armi silenziate saranno più potenti. The New Colossus è il vostro playground per attaccare come meglio crederete, ma Machine Games vuole che vi divertiate provando tutto ciò che avete a disposizione. E questo ha senso: il playground in questione è stato creato con grandissima cura. Diari e lettere vi daranno un quadro più chiaro della situazione in cui si è cacciata l’America; inoltre, è piuttosto straziante passeggiare per location familiari e vedere cosa sono diventate in questa oscura timeline.

Wolfenstein II: The New Colossus può passare da un racconto doloroso ad una fantastica gag, coinvolgendo in una qualunque combinazione un cast eccellente. La retorica del Generale Engel fa salire il sangue alla testa, eppure è la motivazione che vi servirà prima che vi venga messa un’arma tra le mani e vi venga detto di scatenarvi, mentre la feroce colonna sonora risuona nelle vostre orecchie. Questo è un sequel magistrale, che fornisce dei momenti catartici per quanti non si aspettavano più di riceverne nel 2017.