C’è questa cosa secondo cui, per il videogiocatore medio, Nintendo fa sempre gli stessi giochi. Non è difficile trovare questo tipo di opinionisti: vivono nei meandri del web, ma anche sotto casa vostra e nel negozio di fiducia dove andate sempre a comprare.

“Eh ma c’è sempre Mario!” è una frase legata alle console Nintendo che avrò sentito centinaia di volte nella mia vita, e sono diventate migliaia da quando scrivo di videogiochi e qualcuno ha anche l’ardire di darmi dei soldi come corrispettivo. Nintendo fa sempre Zelda, Donkey Kong, Mario Kart, Mario qualcosa, e su quei franchise vive e costruisce la sua vita aziendale. Ed è sostanzialmente vera questa affermazione, ma con una serie di distinguo non indifferenti.

Uno Zelda così, Breath of the Wild, era difficile immaginarselo, non a caso ha sorpreso tutti e tra qualche settimana prenderà il titolo di Game of the Year da una miriade di siti specializzati, con tutta probabilità. Ma di Zelda abbiamo già parlato, anche se non è mai abbastanza e soprattutto a breve esce la Ballata dei Campioni, e io sono qui che fremo.

Oggi parliamo di Mario, Super Mario Odyssey. Mi aspettavo l’ondata di reazioni negative da parte di una parte (difficile definire se “buona”, “maggior”, “piccola” di questi tempi) dei videogiocatori e non sono stato deluso. Chi dice che Mario è per bambini, basta Mario, Mario di qua e di là, giocavo a Mario negli anni ’90 e, il grande classico, lo stupore su come il “solito Mario” possa essere considerato un capolavoro.

Il fatto è che sì, Super Mario Odyssey entra di diritto nei best of videoludici di una manciata di anni a questa parte, ma non è a tutti quanti che il titolo Nintendo è rivolto. Super Mario Odyssey è un capolavoro per pochi, e va benissimo così.

Il che è incredibilmente in contrasto con l’essenza di Nintendo Switch, una console potenzialmente rivolta a chiunque, che ha conquistato una platea estremamente eterogenea di pubblico, eppure uno dei suoi titoli di punta si scopre essere tra i più elitari della lineup.

La maggior parte della gente troverà un bel gioco, appagante da vedere divertente, con uno schema di comandi perfetto, un level design interessante: un’esperienza generalmente piacevole, un bel solito gioco di Mario. Ma c’è molto altro oltre questo velo, ma non a tutti è concesso di vederlo.

In Super Mario Odyssey c’è la summa di tutto ciò che Nintendo concepisce come videogioco, la storia del franchise, un’ennesima evoluzione che la casa di Kyoto impone a sé stessa. Come Switch è la console figlia della storia degli hardware Nintendo, Odyssey è il Super Mario Omega di tutto ciò che è successo nella vita del baffuto ex-idraulico.

Dentro l’Odissea nipponica ci sono tutti i Super Mario esistenti, tutte le loro idee ed intuizioni, i loro risultati e ciò che li hanno resi delle pietre miliari nella storia dei platform, e del game design più in generale. Solo che non si vedono se non si conosce la storia, e per chi non ha studiato o vissuto il passato tutto ciò sembra solo l’ennesimo giochino con Mario che salta di qua e di là.

Super Mario Odyssey
Il photo mode mi ucciderà, un giorno.

Ma non c’è solo l’architettura ludica del passato, perché Odyssey riesce, dopo tutti questi anni, ad inventarsi ancora una cosa nuova, che sia un ribaltamento della situazione di gioco, un’idea estetica, o chissà che altro. Quando chi gioca al titolo dice che non riesce a staccarsi è proprio per questo, per il fatto che ogni partita nasconde qualcosa di nuovo.

Per questo Odyssey non è per tutti: bisogna essere curiosi. Super Mario Odyssey è un videogioco per sognatori, per quelli che non vogliono smettere di credere che sia possibile fare videogiochi diversi, per chi ha capito cosa serve davvero ai videogiochi e non ha bisogno di un pannello 4K per giustificare l’acquisto di una console.

È un videogioco per chi ama giocare davvero, per chi ha bisogno di sentirsi ogni volta sorpreso e vuole mettersi in gioco, per chi vuole mettere in dubbio sempre ogni cosa, perché solo così si trovano le lune più impossibili. In tutto questo Odyssey mi ricorda Breath of the Wild. In entrambi c’è il bisogno di essere curiosi, di esplorare ogni angolo del mondo per sentirsi appagati e, in entrambi, si viene ampiamente ricompensati per i propri sforzi.

Se non vi piace Super Mario Odyssey, se non riuscite a capire come mai abbia riscosso così tanto successo (il nostro Salvatore Pilò gli ha dato un bel 10), sappiate che è giusto così e nessuno vi odia. Non è il gioco per voi, e Nintendo non è l’azienda per voi.