Ho passato molte ore in Assassin’s Creed Origins, e probabilmente ce ne passerò molte altre. Inizialmente pensavo che il gioco fosse troppo grande, l’ampiezza della mappa era travolgente perché ci avrei mai fatto tutto quello che proponeva e non avrei mai visto tutto quello che c’era da vedere, ma avendo completato la main story con una buona porzione del mondo ancora da esplorare, non ho più quella sensazione. Origins è un mondo così grande e così permanente che potreste quasi pensarlo come un paese di un mondo reale. Non mi spiace non aver visitato la regione delle Montagne Verdi, perché non mi spiace non essere stato al Brecon Beacons: quei posti saranno lì anche se non ci andrò, e potrò visitarli se vorrò.

Il mondo creato da Ubisoft è sbalorditivo. Vive anche senza di te. Puoi sederti e vedere un villaggio continuare a funzionare per gli affari suoi, senza prestare la minima attenzione al tuo personaggio. L’Egitto include una miriade di location diverse: le piramidi di Giza, ricoperte prevalentemente di pietra bianca al tempo del protagonista Bayek, anche se già antiche, alla fine di un deserto; città egiziane più piccole come area di partenza a Siwa; la grande città ellenistica di Alessandria, con la libreria ancora intatta; i lussureggianti terreni agricoli lungo il delta del Nilo; le foreste piene di arbusti; le montagne rocciose. Esplorando le dune del deserto, Bayek potrebbe notare una tempesta di sabbia avvicinarsi con il vento, così ti volti e vedi questo grande muro di polvere che ti arriva addosso, mentre dall’altro lato puoi vedere, molto distante, verdi alberi vicino l’acqua blu. A volte devi guardare il tutto attraverso gli occhi di Senu, la tua fedele aquila, solo per apprezzarne le dimensioni.

Nel bel mezzo di tutto questo, la storia principale sparisce un po’ nelle sabbie. L’inizio è un po’ confuso e il ritmo nel mezzo si dilata, affrettando l’azione e la narrazione in un finale appropriatamente epico ma troppo ammassato nelle ore conclusive. Ci sono grandi momenti, però: combattere contro un nemico quasi invisibile in una tempesta di sabbia, scoprendone la posizione guardando le fiamme delle sue frecce, o cercando di capire quale sacerdote  di Anubis assassinare sulla base del fatto che tossisce spesso. Bayek è un protagonista amabile con cui passare delle ore. A volte è molto serio e si arrabbia velocemente per i torti subiti dal popolo, ma gran parte delle volte è sorprendentemente ottimista e ha un senso dello humor secco; e tutto questo gli permette di farsi amici in ogni città.

Il mondo va avanti anche fuori dall’Animus, e collega tutti i precedenti capitoli della serie per chi presta attenzione ai dettagli, e oserei dire che rende retroattivamente il film di Assassin’s Creed più interessante di quanto non fosse all’arrivo nelle sale. Origins prende ispirazione da altri giochi (si possono vedere flash di Destiny, The Witcher 3 e Far Cry, tra gli altri), ma mentre esplora territori nuovi per il franchise lo riporta pure alle sue radici. Quando uccidi un obiettivo ci parli mentre muore, come si faceva nel primo AC. Origins spiega il significato delle piume, e perché gli assassini si tagliano l’anulare per usare la loro lama celata. È difficile essere un fan della serie e non sentire un brivido nel vedere come si è formato l’Ordine.

Ciononostante, mi sono divertita di più con alcune delle quest secondarie che con lo spingere Bayek verso la sua missione principale e triste, che gli ricordava delle sue recenti tragedie personali. Mi piace mantenerlo in uno stato di felicità, e c’è tanto che può divertirlo nel corso del gioco. C’è tanta della roba che trovate in quasi tutti gli RPG negli ultimi tempi: vammi a prendere queste cose, Medjay, anche se sono inspiegabilmente sparse lontane l’una dall’altra. Ma altrove AC si sforza di rompere con questi luoghi comuni e fare cose molto più interessanti. Una delle mie quest preferite consisteva nel trovare i resti di un rituale su un’isola deserta. Ho esplorato la scena e alla fine ho ottenuto come obiettivo di tenere gli occhi aperti per trovare altre informazioni disseminate per l’Egitto. Non un indicatore sulla mappa, dovevo soltanto prestare attenzione. Origins riesce ad intrattenere anche quando le cose vanno male, come quando per errore dai fuoco alla tua nave mentre stai navigando, avveleni inavvertitamente un intero villaggio lasciando un cadavere nel posto sbagliato, o incappi in un enorme gruppi di ippopotami mentre ti avvicini ad un accampamento nemico – il genere di cose che non succedeva mai nei precedenti Assassin’s Creed.

Ci sono ancora le torri, ma servono soltanto a sbloccare punti per il viaggio rapido. Devi trovare da solo tutto il resto, principalmente usando Senu per scoprire cose al posto tuo, ma – anche se Origins ti tiene molto meno per la mano rispetto al passato – non riesco a non pensare come sarebbe stato se avesse avuto il coraggio di lasciarla completamente, la mano mia e del giocatore. Sebbene la mappa sia stata quasi completamente ripulito dalle icone, mi è piaciuto di più il gioco con l’HUB impostata su un tono minimalista cosicché potessi intrattenere con il mondo vero e proprio, rintracciando i corpi in base alle macchie di sangue lasciate a terra o esplorando in base alle indicazioni datemi direttamente dagli NPC.

assassins creed origins

Il combattimento è molto più difficile, il più difficile nella serie. Senza l’HUD non si hanno indicatori che segnalino i nemici intorno ad un accampamento, quindi bisogna essere molto più attenti. Anche con l’HUD attivata, il combattimento dà una sensazione di ricompensa quando riesci a farlo bene. Quando sei abituato a schivare ed uccidere istantaneamente un nemico, imparare a schivare e parare manualmente è una sfida. Sviluppi la tua strategia quando noti nemici diversi. Elimini prima gli arcieri alla distanza con l’arco Predator. Provi ad assassinare i soldati con gli scudi dai cespugli. Fai attenzione a quelli veloci con le doppie spade e le bombe fumogene. Usi una lancia se sei assaltato dagli avvoltoi. Eviti completamente gli ippopotami perché sono dei bastardi. Tutto questo è interconnesso con il nuovo skill tree e il sistema di crafting. Migliorare la tua armatura è un must, quindi potreste ritrovarvi a cacciare coccodrilli, ma spesso raccoglierete ciò di cui avrete bisogno in maniera naturale mentre esplorerete l’ambientazione del gioco. Se non usate spesso l’arco, non avrete bisogno di migliorare la capienza della vostra faretra, o spendere punti XP nel lato Cacciatore del vostro skill tree. Potreste preferire il lato Veggente, che permette di usare dardi soporiferi e velenosi, o potenziare il lato Guerriero in modo che possiate difendervi da soli nel caso veniste sorpresi da un’imboscata.

L’anno in più di sviluppo ha fatto incredibilmente bene ad Assassin’s Creed, dal momento che Origins è senza dubbio il miglior capitolo della serie da parecchio tempo a questa parte. È ambizioso, a volte mozzafiato, e ha dato nuova vita ad una serie che stava iniziando a diventare leggermente imbarazzante seguire. Sembra che Origins ci abbia portato di nuovo ai confini della grandezza, e spero che Assassin’s Creed vada avanti facendo il passo che manca.