Si è parlato a lungo della necessità, da parte di Ubisoft, di compiere un balzo della fede - ok, scusate - con la propria serie di riferimento, Assassin's Creed. Compiere una manovra che per gli azionisti potrà sembrare spericolata ma per i giocatori necessario: riavviare la saga degli Assassini. Con Assassin's Creed Origins, ci siamo andati abbastanza vicini anche se di reboot in senso stretto non si tratta.

Origins è prima di tutto un prequel. Giochiamo semplice: il titolo di Ubisoft Montreal è ambientato prima dell'inizio della trilogia di Altair, Ezio Auditore, Connor Kenway e Desmond Miles. La cosa positiva è che, diversamente dagli ultimi capitoli, attinge a piene mani da quella mitologia e in particolare dagli episodi di maggior successo, com'è possibile scoprire in particolar modo spulciando tra i documenti acquisiti durante la fasi moderne.

Fa riferimento, quindi, in maniera piuttosto esplicita a quanto successo non soltanto nel primo capitolo ma addirittura nel film con Michael Fassbender e Marion Cotillard, di cui è a tutti gli effetti un seguito. A me, che ho visto la pellicola al cinema senza spellarmi le mani dagli applausi, la cosa ha fatto molto piacere perché ci ho visto il tentativo di dare una coerenza che finora è mancata e la cui assenza, o per meglio dire confusione, ha costituito sin qui il tallone d'achille degli episodi da Black Flag in poi.

Come potete vedere già da questi pochi tratti, non siamo nella dimensione del reboot classico o del reboot sic et simpliciter, di quelli che abbiamo ottenuto dopo anni di iterazioni alla rinfusa con Tomb Raider e speriamo si possa ancora fare per The Legacy of Kain prossimamente. In quest'ottica, ad essere stato riavviato è stato il gameplay, o questo è almeno quello che Ubisoft ha sbandierato a destra e sinistra; ma è andata davvero così?

In queste ore che ci separano dalla recensione di Assassin's Creed Origins, ho apprezzato da un lato la maggiore complessità dei combattimenti, dall'altro la semplificazione fatta in materia di esplorazione. Ma con la definizione di "maggiore complessità" non va dato per scontato che la situazione abbia preso una piega superlativa tutt'un tratto dopo gli exploit abbastanza infelici di Unity e Syndicate, ovvero le ultime produzioni.

Il gioco cade infatti ancora vittima di alcuni difetti tipici della serie. Ad esempio, quando si affronta un avversario del proprio livello o di livello inferiore si può subire la tentazione del button mashing, dal momento che basta spammare attacchi leggeri per avere la meglio su di loro come nell'acceleratissimo Syndicate; con nemici di livello superiore il problema non si pone ed è lì infatti che il sistema di combattimento raggiunge la sua vetta, con la necessità di parare gli attacchi, stanare la difesa e schivare in stile Dark Souls (un'ispirazione abbastanza chiara in tal senso).

Inoltre, complice il lato tecnico non troppo performante a causa di un frame rate raramente vicino al suo obiettivo dei 30 fps, spesso si riscontra una scarsa reattività ai comandi e questo è evidente soprattutto nei combattimenti contro nemici di livello superiore, dove ad esempio è obbligatorio avere un buon tempismo per attuare una schivata efficace.

Mi è parso risolto, invece, il problema dei "combattimenti a turni" degli avversari che aspettano il loro momento prima di sferrare un attacco; durante gli scontri arrivano infatti frecce da ogni direzione possibile, magari mentre già stiamo sfidando un altro avversario, e questo contribuisce a restituire una sensazione di dinamicità che la serie non ha francamente mai avuto. Si viene spinti in qualche caso ad allontanarsi oppure a rivalutare un approccio stealth, e in definitiva l'intero processo dà una valenza decisiva al livellamento prima di accedere alle missioni principali.

assassins creed origins
Nell'acqua, ma pur sempre un balzo della fede.

In materia d'esplorazione, c'è stata invece una semplificazione del discorso, con una mini-mappa eliminata dall'interfaccia e una mappa complessivamente molto più pulita. Nei giorni scorsi abbiamo potuto leggere le impressioni dei colleghi inglesi e si parlava di un'ambientazione forse addirittura troppo grande: è vero, l'Egitto di Origins è molto grande, ma è anche molto più ordinato.

Almeno per ora, non mi ha restituito mai la sensazione di oppressione dovuta alla presenza di troppe cose da fare/collezionabili da raccogliere/missioni secondarie inutili e via discorrendo che avevo avuto, ad esempio, in un Syndicate (che comunque pure non mi era dispiaciuto, sottolineo). E questo è probabilmente dovuto ad una presentazione più pulita combinata ad una distribuzione delle quest più chiara e, se vogliamo, schematica.

Va detto però che la sostanza è un po' invariata: dell'esplorazione stessa a volte non si gode come si vorrebbe perché il gioco intero va ad una velocità incredibile, è tutto rapidissimo, tutto scorre quasi in fretta e non ho mai, neppure davanti ad un panorama obiettivamente accattivante, sentito l'esigenza di scattare una foto. Sono le stesse animazioni dei personaggi e il modo in cui dialogano a suggerire di sbrigarsi a compiere qualsiasi operazione si stia lavorando, ed è un feeling che in un RPG a tutto tondo - genere cui Ubisoft ammicca col suo action adventure -, con tutt'altro ritmo, di norma non avverto.

Anche sulle quest: in Syndicate avevo apprezzato la scrittura di diverse missioni sia secondarie che primarie, ma avevo riscontrato dei limiti oggettivi nella qualità delle interazioni. Quando la missione è più elaborata, di quello che si fa si vede poco, e in ogni caso non c'è mai una connessione tra questline principale e secondaria (come, per citarne uno, in The Witcher 3: Wild Hunt). Serve una buona dose d'immaginazione per dare un contesto degno, perché il gioco fa ampio ricorso alle schermate nere e ai micro-caricamenti per nascondere le sue debolezze.

assassins creed origins
Lo scudo è un alleato prezioso per parare gli attacchi dalla distanza.

Insomma, spero che questo vi serva per avere un'infarinatura del livello di cambiamento attraversato da Assassin's Creed dopo alcuni capitoli lasciati un po' al caso per troppi versi. Origins mi sta intrattenendo, anche se di un intrattenimento piuttosto leggero com'è da tradizione della serie, e mostra che effettivamente gli sviluppatori hanno tenuto in ampia considerazione le critiche fondamentali mosse ai predecessori.

Le soluzioni trovate non sono rivoluzionarie, né - mi sembra - alterano il mood generale della saga in termini tecnici e ludici. La cosa potrà far piacere a quanti desideravano vedere un Assassin's Creed finalmente capace di risorgere nelle stesse qualità apprezzate nel capitolo originale di Altair e non in un qualcosa che non avrebbero riconosciuto come proprio, ad esempio un RPG in senso stretto o un action privato della componente avventuristica.

A presto con la recensione di Assassin's Creed Origins.