Assassin’s Creed, nella mia personalissima percezione, ha avuto la stessa vita di Mass Effect. Togliendo le recenti uscite, rispettivamente Origins ed Andromeda, le due saghe si somigliano moltissimo. Hanno cambiato il modo di vedere i videogiochi, sdoganato l’idea di kolossal, grande produzione o tripla A che dir si voglia, sono entrate nell’immaginario collettivo - dove la saga di Ubisoft è diventata vera e propria cultura popolare - e dopo un grande esordio hanno subito una (inevitabile, forse) flessione ingloriosa verso il basso.

Di Mass Effect abbiamo già parlato in modo più che esaustivo in un sacco di occasioni durante gli ultimi mesi (ad esempio, qui), ma della saga Ubisoft un po’ meno. Saranno stati questi due anni di pausa dalla serie principale, in cui Ubisoft ha comunque prodotto gli spin-off Chronicles ambientati in India e Russia, ma non è mai capitato di fare un punto della situazione della saga.

E non lo faremo stavolta.

No, in questa occasione voglio parlarvi dei miei cinque Assassin’s Creed preferiti e, in calce, piazzerò una riflessione sul mio pensiero riguardo Origins. Come vedrete, questa è una saga che ho apprezzato, fino ad un certo punto almeno. Poi l’ho abbandonata, anche con una certa cattiveria, e non ne ho voluto sapere granché (nonostante la tentazione dei forti e frequenti sconti).

E via con il listone.

Assassin's Creed Origins
Ma ve lo ricordate quel trailer?

Le origini, quelle vere

Durante le giornate di Milan Games Week si parlava col buon Marcello (Paolillo, il polemizzatore) proprio di Assassin’s Creed, perché appunto a Milano lo stand Ubisoft dava la possibilità di provare Origins. Dice il buon Marcello che, dal secondo capitolo in poi, la saga è naufragata perché, cito a memoria, “Altair era un vero assassino, Ezio è un coglionazzo”.

Potrei essere d’accordo, almeno in parte. Sì, il fascino del primo capitolo, l’impatto che fece nel mondo dei videogiochi probabilmente sarà irripetibile. Con il secondo capitolo la serie è diventata un franchise stampa-banconote, ma è con l’esordio (curato dalla sempre amabile Jade Raymond) che Ubisoft si giocò tutto, rischiando anche molto. Ed alla fine vinse, nonostante tutto.

È uno dei miei preferiti per l’effetto novità, per l’idea alla base della narrazione che ancora oggi trovo affascinante, molto cinematografica nonostante la poca cura del lungometraggio uscito ad inizio anno, ed Altair è ancora uno dei personaggi più iconici della storia videoludica (e il suo ritorno in Revelations lo consacra). Il gioco, invece, di problemi ne aveva eccome, in primis l’estrema ripetitività e una poca varietà di situazioni.

Assassin's Creed Origins
La sua rappresentazione più fascinosa.

Il racconto popolare

Se Altair è un personaggio iconico, Ezio Auditore da Firenze è praticamente una rockstar. Con il secondo capitolo, Ubisoft fa il colpaccio e rende Assassin’s Creed una saga popolare, per tutti, un videogioco a cui tutti giocano e che, da lì in poi, ogni anno viene atteso dall’utenza più insospettabile.

Grande lavoro sul personaggio e sulla sua genesi che viene raccontata e soprattutto giocata in Assassin’s Creed II. Altair era uno spettro, Ezio lo stereotipo del donnaiolo italiano che solo con il tempo capirà il vero valore del Credo degli Assassini. Il gioco da questo momento in poi cresce ad ogni capitolo, perfezionando ogni volta la formula open world che, con gli anni, diventerà una sorta di carta carbone che Ubisoft applicherà ovunque.

Assassin’s Creed II è per molti versi migliore del primo capitolo. Trama più coinvolgente sia sul fronte storico che moderno (dove finalmente decolla), merito soprattutto del protagonista e del circondario di personaggi, ma a migliorare è anche tutto il sistema ludico. Brotherhood e Revelations, invece, mostravano già i primi segni di stanca.

Il primo gioca la carta della più che ruffiana location romana, introduce l’idea della Fratellanza con relativa meccanica di gioco, che abbassa il livello di sfida sempre di più. Revelations, nonostante le ottime premesse, offre poco in termini narrativi (anche se “Old Ezio” è ancora la mia versione preferita del personaggio a mani basse), e in termini ludici promette tanto mantenendo ben poco.

Menzione d’onore per 1) la colonna sonora (dal secondo episodio ottima, qui strepitosa) 2) la parte finale della storia, che nell’intreccio temporale tra Altair/Ezio/Desmond dimostra quanto sia ottima la premessa narrativa che fa da spina dorsale all’intero franchise.

Assassin's Creed Origins
Ed arrivò la fine, purtroppo.

Il gran finale

Assassin’s Creed III si ritrova con un grosso problema: Ezio è morto di vecchiaia. Come si fa a sostituire questo personaggio così importante? Ci si prova, male, con Connor, e si punta tutto sulla narrazione giocando sul dualismo tra nativo americano/statunitense e assassino/templare.

Mi piacque parecchio questo terzo capitolo, nonostante tutto, anche se la trama moderna chiude con una poco gradita supercazzola che manda a quel Paese tutto quanto di buono fosse stato fatto fino a quel momento. Con buona pace di tutti i fan che, tra forum e social network, creavano teorie sulla storia come neanche nel periodo della messa in onda di Lost.

Non è colpa di Connor, insomma, ma questa avventura partiva con dei brutti presagi quasi fin da subito. L’impianto ludico di questo terzo capitolo raggiunge forse il compromesso migliore dell’intera serie in termini di attività, bilanciamento della sfida, e senso generale di appagamento.

Dopo il tremendo finale decisi, all’epoca, che Assassin’s Creed non faceva più per me. Un finale che, per l’inadeguatezza generale, rivalutò lo scempio fatto con il terzo capitolo di Mass Effect (per tornare nel paragone fatto poc’anzi).

Assassin's Creed Origins
Per fortuna le battaglie navali.

Assassini pirati, perché “non sapevamo che fare” era troppo lungo come titolo

Connor è morto, Desmond è morto, Ezio è cibo per vermi, la trama moderna neanche Ubisoft sa come sia andata a finire. E allora arrivano i pirati. Dicono che i pirati stiano bene su tutto, ma a me, la pirateria, come tipo di racconto, personaggi, e periodo storico, ha sempre affascinato come un piatto di pasta col ketchup freddo.

Eppure Black Flag mi ha divertito moltissimo. Di Assassin’s Creed aveva solo il nome ormai, tant’è che la numerazione viene abbandonata del tutto da questo capitolo in poi, e forse proprio per questo me lo sono goduto alla fine.

Saccheggi, trama improbabile, personaggio carismatico come una sardina, ma soprattutto battaglie navali, e che battaglie navali. L’aspetto del gioco più riuscito è senza dubbio il viaggio per mare e le conseguenti scorribande. Talmente tanto riuscito che ho sempre pensato che Ubisoft avrebbe potuto prenderlo di preso e rivenderlo a parte. E infatti all’E3 2017 il publisher ha annunciato Skull & Bones.

Mi ero divertito per l’ultima volta con Black Flag, ma con Assassin’s Creed stavolta avevo chiuso davvero.

Assassin's Creed Origins
Chissà, un giorno...

E Origins?

Ho saltato di gran carriera Rogue, Freedom Cry, Unity, Chronicles, Syndicate (più tanta altra roba che Wikipedia sta riportando alla mia memoria) perché, insomma, era un pochino palese che la serie avesse più poco da dire.

Sul lato ludico e narrativo, Assassin’s Creed stava naufragando. Tuttavia, in quegli anni avevo bisogno di avere bisogno (mi si conceda la licenza poetica) di giocare un AC decente. La serie mi è sempre piaciuta, fino ad un certo punto almeno, e volevo tornare a giocarci, ma con questi titoli non c’è mai stato feeling.

La pausa è servita quindi? Origins è affascinante? Da quanto vedo e leggo, no. I colleghi italiani se la sono cavata con un 8.5 politico, allineati più o meno con la stampa estera (trovate il resoconto generale qui). Leggendo le recensioni e consultandomi con alcuni colleghi l’idea che mi sono fatto è che, bene o male, Origins sia quello che io chiamo il Solito Gioco Ubisoft® (non c’è nessun marchio registrato, tranquilli).

Il Solito Gioco Ubisoft® (oppure sì?) è per definizione un titolo che generalmente funziona, non è “rotto”, ma per cui l’utente deve sottostare ai soliti compromessi per goderselo a pieno, ovvero: trovare un prodotto più o meno afflitto da bug e glitch; vivere una narrazione non esaltante (sebbene pare che Origins sia migliore sotto questo punto di vista); giocare ore ed ore di missioni ed incarichi secondari tutti uguali e per niente esaltanti; trovare un livello di sfida poco impegnativo.

Assassin’s Creed Origins è quindi la rinascita della serie? Probabilmente sì, perché per molti aspetti è una produzione molto più solida delle precedenti. Il sottoscritto tornerà a giocare un titolo della serie per questo motivo? Non molto presto, o almeno finché non si scrollerà di dosso i soliti difetti.