Dite quello che volete di The Evil Within, ma aveva delle creature abbastanza memorabili, da incubo, da incubo, che ci stalkeravano nelle sue ambientazioni incrostrate di sporcizia. Similmente, The Evil Within 2 è ben equipaggiato quando si tratta di cumuli di carne pieni di bolle, ma nessuno di questi è indimenticabile come, per dire, il Keeper (quel tipo grosso con una cassaforte al posto della testa) o quella disgustosa donna ragno che somiglia a Sadako di Ringu con un po’ troppi arti. Lo stesso dicasi del gioco nel complesso e della sua narrazione. Non ha quasi mai l’impatto del primo capitolo e non riesce davvero ad incanalarsi nella strada del vero e proprio terrore.

Di ritorno nei panni dell’ex poliziotto brizzolato Sebastian Castellanos, perseguitato da un terribile evento del suo passato, veniamo riportati nello STEM (il mondo simulato del precedente episodio; una sorta di Matrix horror) per rintracciare nostra figlia. Dovrebbe essere un lavoro facile andare lì, trovare la piccola Lily e uscire. Naturalmente, le cose non sono ciò che sembrano nella piccola città di Union, una località assonnata costruita per mantenere gli abitanti felici e confortevoli durante il loro soggiorno nello STEM. Infatti, tutto è decisamente incasinato lì, come il nostro Seb scopre rapidamente.

Una volta nel Capitolo 3, è più che evidente che la situazione a Union è di nuovo come nel Beacon del primo gioco, anche se con qualche ambientazione più aperta nelle sue estese missioni secondarie, tutta connessa da corridoi sotterranei e terminali situati nel Marrow. Ci sono agenti della Mobius che sono stati inviati per capire cosa stesse succedendo da localizzare attraverso la nostra fidata ricetrasmittente, inoltre; li dovremo trovare seguendo diversi segnali radio. TEW 2 include infatti numerose missioni che potremmo facilmente perdere di vista, nel caso in cui scegliessimo di seguire il flusso della storia e basta, e sono queste side quest che forniscono alcuni dei momenti più coinvolgenti. Non che la storia in sé non abbia i suoi momenti da ricordare.

the evil within 2

Ci sono chiare ispirazioni da Silent Hill e Twin Peaks, con riferimenti abbastanza impressionanti che includono addirittura tende rosse e pavimenti bianchi e neri. The Evil Within 2 riesce meglio nell’essere disturbante anziché spaventoso del tipo che ti fa urlare, e il rifiuto di Tango Gameworks di affidarsi a prevedibili jump scare è ammirabile: il gioco naviga più nel bizzarro e nelle stranezze surreali che nei momenti “boo!” in stile treno fantasma. C’è più di una bestia orribilmente contorta e amorfa in cui ci imbatteremo nella nostra permanenza nello STEM.

Non solo ci sono mostri squallidi con problemi di gestione della rabbia che vi stalkerano nelle strade di Union, ma anche un buon numero di antagonisti umani che minacceranno di rovinarci la giornata, come il fotografo deviato Stefano Valentini, l’evangelista troppo zelante Padre Theodore e un misterioso psicopatico mascherato con un lanciafiamme. Ci sono boss battle e inseguimenti letali in stile cane e gatto nelle dieci ore della storia di The Evil Within 2, ma è tutto leggermente fastidioso quando si tratta di giocare davvero. Non tutti gli aspetti del gioco sono graffianti, che siano l’abbozzato gunplay o le scadenti meccaniche stealth.

Questo finché non si capisce che Castellanos non ha alcune abilità fondamentali nel suo arsenale, le quali possono essere acquistate usando del gel verde nel regno oltre lo specchio, di ritorno dal primo capitolo, che ci porta di nuovo nell’ufficio di Sebastian. Cose che normalmente daresti per scontate, come lo sprint per più di cinque secondi senza andare in affanno al punto di morire o tendere imboscate ai nemici da dietro le coperture, sono bloccate nello skill tree di Sebastian, quindi dovremo risparmiare del gel verde per sbloccarle. Sarebbe lecito aspettarsi che un ex poliziotto come Seb potrebbe avere qualche capacità nell’utilizzo di armi da fuoco o persino una modica quantità di atletismo, ma pare non sia così. Fare un upgrade in resistenza e salute, così come nel combattimento e nello stealth, costituisce un miglioramento sensibile.

the evil within 2

Comprendo che parte dell’esperienza includa il livellamento e il potenziamento del personaggio, ma non ha senso che il livello delle abilità base di Sebastian sia così basso. Ciò rende i primi incontri con i nemici un vero grind, e alcune sezioni che ci lanceranno contro troppi nemici alla volta ci faranno strappare i capelli dalla frustrazione. Alcune boss battle possono essere complicate, inoltre, e ci spingeranno a sprecare le nostre munizioni e le siringhe guadagnate col sudore della fronte per completarle. Fortunatamente, potersi accaparrare polvere da sparo e altri materiali trovati nelle ambientazioni consente di craftare sempre più munizioni, e lo stesso dicasi per le erbe, che permettono di realizzare più oggetti curativi per volta.

La gestione delle risorse è un caposaldo del genere dei survival horror, ma raramente ci si ritrova alla disperata ricerca di munizioni e oggetti curativi (a meno che non stiate giocando al livello di difficoltà folle Incubo). Senza accesso al tavolo da lavoro per il crafting, è sempre possibile creare oggetti ma farlo costerà un po’ di più. Inoltre, probabilmente spenderete la maggior parte dei vostri oggetti per battere i frustranti boss, uno dei quali ha naturalmente dei punti deboli luminosi da sparare. Nonostante le sue pecche, specialmente nella prima parte, The Evil Within 2 si incammina verso la direzione giusta più avanti (e il valore degli autosalvataggi si dimostra incalcolabile): la narrazione acquisisce il ritmo giusto procedendo verso la fine e verso lo resa dei conti con un boss gigantesco.

The Evil Within 2 ha i suoi problemi, ma ci sono anche tanti motivi per raccomandarlo, che siano gli incontri agghiaccianti o i dialoghi occasionalmente da b-movie, e le aree parte si prestano all’esplorazione e agli interessanti contenuti secondari. Eppure, mi sono rimasti in mente i suoi problemi; principalmente, il combattimento scadente e le mediocri meccaniche stealth, che lasciano una grossa macchia su quello che avrebbe potuto essere un sequel fantastico. Così com’è, The Evil Within 2 è un sequel solido ma anche abbastanza incolore e imperfetto, che senza dubbio piacerà ai fan del primo capitolo, ma che i novizi potrebbero trovare poco profondo.

di Richard Walker