L’hype per la nuova iterazione del racing di Polyphony Digital non mi è pervenuto fin quando non ho letto la mail di Sony che recitava più o meno così: “Paolo, questo è il codice per scaricare Gran Turismo Sport”. Quello è stato il preciso istante in cui tutta la mia infanzia videoludica, perlomeno nel genere racing su console, ha fatto il giro completo dei miei occhi, sfrecciando a velocità folle come quella Suzuki Escudo rossa di GT2. La stessa, più o meno, della febbre per l'ennesimo capitolo della serie di Kazunori Yamauchi: da 0 a 100 in, quanto, dieci secondi?

Mi trovo nella posizione insolita di recensore di un Gran Turismo; insolita perché, in tanti anni che ormai mi vedono militare nel settore, è la prima volta in cui mi trovo investito da questo onere/onore. Sino ad oggi, infatti, ho affrontato ogni uscita della serie – e per “ogni” intendo “tutte dall’inizio alla fine” – semplicemente come appassionato del genere automobilistico, del brivido che corre lungo la schiena sia che tra le mani ci finisca un pad, sia che quelle stesse mani stringano forte, sudate, un volante.

Quest’anno, poi, il dio videoludico è stato particolarmente generoso, omaggiando gli appassionati di ben tre titoli di grande spessore nel giro di una manciata di settimane; inevitabile, e me ne scuso fin da subito nel caso dovessi risultare antipatico o inopportuno, finire col paragonarli gli uni agli altri in quella che sarà una carrellata comunque focalizzata principalmente su Gran Turismo Sport. Non è una corsa contro Forza Motorsport 7 e Project Cars 2, ma è evidente quali siano i competitor in queste convulse e frenetiche ore videoludiche.

Cominciamo dall’inizio: dal modus operandi che ho dovuto approntare per la realizzazione di questa recensione, che rivela molto di quello che è l’opera ultima dello studio first-party Sony. Sto giocando Sport praticamente ogni istante utile della giornata da quando il codice è giunto a destinazione nella giornata di venerdì, e – questo il dettaglio rilevante – ho potuto farlo soltanto grazie al file di sblocco e ai salvataggi offerti dal platform holder nipponico. Questo perché i server non sono stati attivati prima di poche ore fa, ore in cui, una volta studiato a fondo il comparto single-player come vi racconterò più avanti, ho preferito concentrare l’attenzione sul multiplayer estremamente competitivo confezionato da Yamauchi e Sony.

gran turismo sport
La visuale dall'interno è completamente esplorabile.

Chiaro cosa significhi ciò, vero? Gran Turismo Sport funziona in maniera molto simile a un Destiny qualunque: nel momento in cui i server sono offline, non si gioca non soltanto online ma neppure in solitaria. L’unica modalità che sfugge a questa dura lex è quella Arcade, in cui si sfreccia per il puro gusto di sfrecciare ma che se non altro permette in ogni caso di accumulare (cosa gradita) punti pilota e miglia, e di sbloccare conseguentemente tracciati e personalizzazioni da creare nell’efficace editor di livree a sincronizzazione col profilo in rete avvenuta.

Una scelta curiosa, legata a doppio filo con la natura intrinseca del titolo, che ha il potenziale per creare malcontento nell’utenza PS4 ma che speriamo non ponga mai il problema più di tanto: se i server sono online e funzionanti, d’altronde, che problema c’è? Ci sarà qualche manutenzione da digerire, questo sì, ma poco altro. Salvo malfunzionamenti, e sarà probabilmente questa la sfida più grande dello sviluppatore giapponese sul lungo termine. Speriamo bene.

Basterebbe questo a far trasparire la vocazione prettamente multiplayer di Gran Turismo Sport, ma a ben vedere i contenuti single-player, pur dalla longevità medio bassa soprattutto a confronto con altri esponenti del genere e preparatori in vista degli impegni competitivi, si rivelano piuttosto interessanti. Si parte con le patenti, marchio di fabbrica della serie, e si finisce con le Sfide Missioni, delle challenge in senso stretto (dall’abbattimento dei coni e dal raggiungimento delle velocità di punta alle corse vere e proprie) in cui accaparrarsi oro, argento e bronzo a seconda delle proprie abilità, passando per le prove a tempo sui singoli intermedi disposti per tutti i tracciati.

Una struttura atipica, ma che a ben vedere risulta accattivante ed estremamente appagante per la sua caratura squisitamente intimistica; il giocatore le affronta non per primeggiare ma per migliorare se stesso e il proprio rendimento su pista, in modo da potere – solo in un secondo momento – applicare quanto appreso in una sfida online. Mi ha sorpreso quanto mi sia piaciuto questo approccio, molto variegato e quasi sfumato nel rally, tipo di gioco in cui si lavora molto sulla prestazione anziché sul risultato finale.

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Con un po' di coraggio si può sfruttare l'aerodinamica per rallentare di meno.

Pad alla mano, Gran Turismo Sport è un Gran Turismo a tutti gli effetti, per cui direi che se di norma vi piace il franchise esclusiva PlayStation dovreste trovare pane per i vostri denti qui, e viceversa. Rispetto alla concorrenza, GT Sport è un gioco di traiettorie, o binari se vogliamo usare un termine meno lusinghiero, e soltanto una volta usciti dal seminato ci si trova davvero in difficoltà con la propria performance, segnata specialmente nelle battute iniziali da una sensazione non troppo piacevole di scivolamento dell’auto sul fondo stradale (specie la declinazione rallistica sarebbe stato meglio lasciarla affrontare a qualcun altro).

A differenza di un Forza Motorsport 7, dove l’aggressività la fa da padrona e viene continuamente premiata, e di Project Cars 2, in cui la sperimentazione è la base del successo, nel nuovo racing di Polyphony vengono riconosciute come doti essenziali lo studio e la costanza: bisogna carpire i segreti di una pista per poterli sfruttare metodicamente a proprio vantaggio, per restare più tempo possibile nella parte gommata, rimanere incollati al sentiero tracciato da chi è passato prima di noi (e quel “chi” potrebbe corrispondere a noi stessi), con la giusta inclinazione del piede sull’acceleratore, senza scadere in controproducenti eccessi agonistici.

Si tratta di una filosofia molto “sportiva”, che mi fa finalmente comprendere appieno il perché della partnership con la FIA. Questa è più di un semplice orpello: sottende l’intera produzione, in ciascuno dei suoi pilastri ludici. Accedendo alla modalità Sport, ossia il gioco online, viene ad esempio richiesto di visionare due brevi filmati prima di poter iniziare a competere; sono due filmati su come si sta in pista insieme ad altri piloti, su semplici regole di fair play che permettono di capire come non incappare in errori, perché questi ultimi, e qui sta la vera differenza nella sfida serrata con i due summenzionati concorrenti, si pagano.

Forte della sua relazione con la Federazione Internazionale dell’Automobile, infatti, Gran Turismo Sport introduce un sistema di penalità che mette una pezza all’annoso problema del “pushing”, ovvero degli imbecilli che si appoggiano, sia offline che online, alle altre vetture per completare con opinabile successo una curva o una manovra di sorpasso; e, allo stesso modo, a quello del taglio pista, di suo non proprio un’operazione che suggerirei ad un pilota desideroso di vincere, ma comunque una pratica piuttosto comune.

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Lo scivolamento eccessivo nel rally può portare a situazioni paradossali.

Lo fa grazie al rilevamento abbastanza preciso di queste infrazioni e alle punizioni, regolate in base alla gravità, assegnate seduta stante. Per la spintarella, ad esempio, il giocatore deve frenare per tot secondi; per il taglio pista un altro tot di secondi; e così via. Offline, durante gli eventi Sfide Missioni, si arriva addirittura a fermare completamente la gara e al riavviarla senza battere ciglio – qualcosa di speciale per me, che altrove mi sono annoiato soltanto vedendomi ricorrere ad ogni trucchetto consentitomi dalle lacune regolamentari pur di vincere.

In rete, resta innegabile il fatto che una volta spinto un rivale fuori pista si possa ritenere accettabile e spendibile come pegno uno-due secondi di rallentamento, ma il punto è che lo sviluppatore ha centrato in pieno l’idea di voler creare un clima di competizione sana; di indicare la retta via al giocatore e farlo sentire un pesce fuor d’acqua, uno che gioca sporco e viene additato per il suo comportamento, anche grazie (nel multiplayer) al ricorso ai punti CS – un parametro legato alla Sportività – oltre che a quelli CP che tengono traccia delle vittorie e dei piazzamenti. Per dire, alla mia prima gara sono stato sbattuto fuori dopo un paio di curve, ma perlomeno non ho visto l’idiota alzarmi la coppa in faccia, come si dice nel vulgo calcistico. E questo è qualcosa in cui, nella mia visione, Forza 7 ha fallito clamorosamente ad inizio mese.

Il gioco online, lo anticipavo, è il nocciolo della questione e oltre alle classiche lobby, in cui poter invitare chi ci pare e piace, abbiamo a disposizione la già menzionata modalità classificata Sport – ecco come funziona. I giocatori hanno la possibilità di partecipare ad eventi che si tengono in determinati giorni e orari, iscrivendosi e piazzando con l’anticipo che gradiscono di più il proprio tempo per la qualifica, in modo da determinare ampiamente prima il proprio posizionamento sulla griglia di partenza. (Ad oggi, con queste competizioni si comincerà a novembre).

In aggiunta, a mo’ di preparazione, sarà possibile partecipare ogni venti minuti ad eventi di rango minore, amichevoli per così dire, nei quali misurarsi su determinati tracciati contro piloti dalle abilità simili. Io ho provato queste ultime e per il momento, al di là dello spiacevole episodio di qualche riga fa, ho trovato un clima di competizione piuttosto sano, con un matchmaking rapidissimo (il plus di fare leva sul discorso dell’iscrizione al singolo evento) e senza il benché minimo problema di latenza. Ovviamente, l’auspicio è che l’infrastruttura riesca ad offrire un tipo di esperienza quantomeno vicina a questa pre-release che non fa troppo testo, visto lo scarso impegno dei server.

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Più aumentano i cavalli, più migliora la resa della velocità.

Tra i pochi altri aspetti da approfondire prima di passare ad una rapida disamina tecnica figura senz’altro il parco macchine e circuiti. Senza troppi giri di parole, Gran Turismo Sport mostra anche in questo di essere stato pensato più come piattaforma di gioco che come gioco in sé e per sé; ciò non toglie che, così com’è per il materiale single-player, la sensazione di ritrovarsi per le mani un prodotto dalle dimensioni contenute è sempre presente e potrebbe scoraggiare quanti tra voi sono abituati ad una tipologia di produzione di più ampio respiro.

La selezione delle vetture – pur impreziosita dal Museo di ciascuna casa automobilistica e da alcuni riferimenti toccanti come l’ultima vittoria in Formula 1 dell’eterno Michael Schumacher – presenta delle lacune notevoli, e se solo vogliamo pensare all’Italia basti guardare gli esponenti di Alfa Romeo, Ferrari e Lamborghini (le sole marche trattate) lasciati fuori dal conteggio. Lo stesso dicasi dei tracciati: vedere quanti suggestivi Panorami sono stati inclusi a dispetto dei percorsi realmente giocabili rende un po’ l’idea di quanto meglio si potesse fare sotto questo punto di vista. Molto asciutto, e sembra stare diventando una tendenza di design nel settore, l’aspetto dei potenziamenti: si utilizzano i punti miglia accumulati in base alla propria attività di gara per far salire di livello o poco più la propria vettura; all’infuori dell’assetto, comunque particolareggiato, c’è poco da metter bocca in quanto a componentistica adottata. Com’è stato con l’ultimo Forza, non posso certo dirmi esaltato da questa scelta.

Come promesso, chiudiamo allora con qualche considerazione di natura tecnica su Gran Turismo Sport. Capita spesso con GT, specie da un paio di generazioni a questa parte: le sensazioni sono contrastanti. Ho provato per un paio di giorni il gioco su un televisore Full HD e il comparto grafico non mi è piaciuto granché; passato ad un TV 4K con HDR, su PS4 Pro, sono stato invece conquistato dalla qualità delle geometrie e dalla vivacità dei colori.

L’utilizzo del contrasto più ampio garantito dall’High Dynamic Range fatto da Polyphony Digital ha del magistrale e probabilmente farà scuola, perché finora non avevo mai visto un impatto così rilevante su una produzione videoludica; effetti come il riflesso dei fari posteriori in una corsa notturna o del sole sulla carrozzeria di un’auto sono capaci di accecare il giocatore nel suo percorso automobilistico e di spingerlo a guidare di conseguenza con cautela nei punti in cui sa che questo fenomeno potrebbe verificarsi.

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L'HDR è davvero un valore aggiunto nella resa dei colori.

Allo stesso modo, nonostante dei fondali apprezzabili, l’asfalto è un po’ troppo piatto e l’orizzonte visivo povero sia nei limiti della strada che nella parte esterna del tracciato. Sulle vetture le pecche più gravi: manca infatti un sistema di danneggiamento estetico e meccanico, e le collisioni sono di qualità scadente. Inoltre, il pensiero fisso che si sia optato per una partenza in fila indiana e non per la classica griglia in modo da non avere problemi di frame rate mi accompagnerà probabilmente fino al lancio di un nuovo Gran Turismo. Ancora non mi va troppo giù, insieme al ricorso col contagocce alle diverse condizioni climatiche (la pioggia l’avrò vista sì e no un paio di volte, con una sola vettura sullo schermo).

In generale, e d’altronde pare questo il leitmotiv di Gran Turismo Sport, non mancano i compromessi.