Ogni volta è la stessa storia: arriva uno sviluppatore che fa un videogioco difficile e tutti vanno nel panico. Cuphead è più difficile di Dark Souls, ma uno è un platform e l’altro un action-gdr. In fondo, però, Cuphead non è il Dark Souls dei platform? No, perché ad esempio ci sono un paio di livelli in Sonic Mania che mi hanno fatto venire i sorci verdi, e quindi quale dei due platform è il Dark Souls dei platform? Ma, ehi! I giochi difficili esistevano anche prima.

Ghost ‘n’ Goblins, Contra. Bayonetta a difficoltà massima non è proprio una passeggiata, così come Vanquish. E Demon Souls… Demon Souls era Dark Souls prima che Dark Souls fosse Dark Souls, e quindi era molto più difficile di Dark Souls. Ma torniamo a Cuphead, che è difficile come Dark Souls se fosse un platform, oppure se Cuphead fosse un action-gdr.

Ma, aspetta! Ci siamo già dimenticati che il remake di Crash Bandicoot (nonché il gioco originale) è difficilissimo e gli sviluppatori hanno modificato la collisione del modello poligonale di Crash per renderlo più difficile?

Il problema è valutare questi prodotti che, a quanto pare, non possono non essere paragonati al titolo From Software ogni volta.

Per queste, e tante altre necessità di voi lettori e colleghi, ecco cinque cose che sono realmente più difficili di Cuphead (e quindi di Dark Souls). Così, quando uscirà il prossimo Gioco Difficile®, saprete come classificarlo.

Cuphead

Divertirsi sinceramente giocando a PUBG

Come avrete visto dalla recensione pubblicata di recente, non ho trovato molto gradevole la mia esperienza con il battle royale di Blue Hole.

Sono nella tremenda minoranza, me ne rendo conto, visto che PUBG viene giocato da quasi un milione e mezzo di persone ogni giorno.

Nonostante ciò, trovo che asserire di divertirsi sinceramente, senza la benché minima obiezione, sia più difficile che abbattere un boss di Dark Souls e/o Cuphead.

Difficile vincere, difficile divertirsi.

La bella Quiet.

Ammettere di non aver mai sperato che Quiet fosse (del tutto) reale

Per questa lista di motivazioni del tutto non empiriche mi sono fatto ispirare anche dall’attualità. Nei titoli gratuiti del PlayStation Plus di ottobre c’è infatti Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

L’ultima fatica di Kojima ha diviso un po’ stampa e pubblico, ma tra le cose che hanno fatto sì che non ci fossero barriere ideologiche di alcun tipo c’è senz’altro Quiet.

Non avete mai sperato che Quiet fosse reale? Bugiardi. Difficile ammetterlo, me ne rendo conto. Stefanie Joosten è ben più che reale (la intervistammo anche due anni fa), ma Quiet non lo è, purtroppo. Il suo carisma, il suo corpo (e dai che l’avete pensato tutti), saranno sempre e solo appannaggio della fiction ordita da Kojima.

ottobre
E mancano ancora tre mesi di recensioni...

Capire che le recensioni non sono le tavole dei comandamenti

Questa è una cosa che va avanti da un po’, effettivamente, ma ci sono incappato di recente pure io proprio con la recensione di PUBG.

Una recensione non è una sentenza di morte. La recensione è una opinione di un critico che, il più oggettivamente possibile, valuta i pregi ed i difetti di un prodotto. Inevitabilmente ci finisce in mezzo una dose più o meno invadente di esperienze personali e, gusti.

Le recensioni vanno lette ed interpretate, non assimilate. Tornando al mio caso, sono stato attaccato sul mio profilo Facebook riguardo la mia analisi di PUBG. Tra le affermazioni, in breve: “Non puoi stroncare un gioco solo perché non ti piace”.

Oltre ad essere un’affermazione che lascia il tempo che trova, il senso della recensione è proprio quello. Sta al lettore, poi, interpretare le motivazioni del critico ed essere d’accordo o meno, quindi effettuare l’acquisto del prodotto oppure no. Non è impossibile, ma forse è più facile schivare gli attacchi di un mob casuale di Dark Souls.

Essere d’accordo con il Polemizzatore

Intendiamoci, Marcello Paolillo è una spalla grandiosa. A Games Week 2017 ci siamo divertiti una cifra (come dicono i giovani), e durante la preparazione degli Aperitivi (che stanno per tornare, promesso) pure.

Il nostro Marcello è anche protagonista del Polemizzatore, la rubrica video in cui, indovinate un po’, polemizza. Le sue opinioni sono interessanti e spesso condivisibili, ma altrettanto spesso sono decisamente controcorrente.

Il Polemizzatore nella polemica ci sguazza, e Marcello Paolillo è l’unico uomo con la licenza polemica (cit.) e a volte potreste avere voglia di mandarlo a quel paese. Anche se, in fondo, sapete che ha ragione.

Usare “Cuphead” e “Dark Souls” in frasi diverse

Talmente difficile che ci sono caduto anche io un sacco di volte solo in questo articolo.

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