Spesso mi capita di parlare di prodotti che conosco di traverso, molto poco, o quasi per niente. Ma d’altronde, come dicevo qualche settimana fa, spesso capita di dover far ballare la scimmia. Stavolta, però, era necessario affrontare l’argomento in maniera approfondita e coscienziosa, perché parliamo di un fenomeno raro nella pur breve storia del videogioco.

L’argomento è ovviamente PlayerUnknown’s Battlegrounds, il fenomeno senza precedenti in grado di vendere dodici milioni di copie (nel momento in cui scrivo è probabilmente un dato già vecchio) in accesso anticipato, e scalzare Dota 2 dalla posizione di “titolo più giocato su Steam”, sorpassando più volte l’incredibile traguardo di oltre un milione di giocatori (sfiorando il milione e mezzo) connessi contemporaneamente.

Che ci piaccia o no, PUBG è il caso videoludico del 2017, e come tale va trattato. Così, contro ogni mia convinzione in termini di giochi in accesso anticipato, ho deciso di acquistare una copia del gioco su Steam per capire cosa c’è di così tanto sconvolgente in questa produzione, nata come mod di ArmA II, che è riuscita a travolgere il medium, la stampa e gli influencer creando un polverone paragonabile ai tripla A più blasonati (ed oltre).

Il titolo viene venduto attualmente a €29.99, il prezzo medio delle produzioni di questo genere. A scanso di equivoci e per andare subito al sodo: i contenuti e lo stato di avanzamento del gioco fanno fatica a giustificarne l’acquisto attualmente.

PlayerUnknown's Battleground
L'acqua è un elemento importantissimo da sfruttare.

Per quanto riguarda il comparto puramente tecnico, PUBG è ancora molto indietro. Sono presenti parecchi bug e glitch, anche invalidanti come le abitazioni che si “creano” in ritardo rispetto all’inizio della partita, nonché una tendenza a crash improvvisi. Gli ambienti risultano parecchio spogli e non eccessivamente belli da vedere ma, va detto, potrebbe essere un compromesso necessario per reggere una mappa di quelle dimensioni con cento giocatori in campo.

Nella sua essenza ludica, PUBG è una produzione che vive di alcuni alti e molti bassi. Il funzionamento di una partita tipo lo conoscono anche i sassi, a questo punto. Si tratta di un battle royale abbastanza classico, con un paio di idee genuinamente brillanti che hanno decretato inevitabilmente il successo del gioco.

La partita comincia in realtà su un aereo, dal quale è possibile paracadutarsi in qualsiasi momento per iniziare la lotta alla sopravvivenza. L’inizio è fondamentale, perché bisogna saper scegliere quale luogo della sconfinata isola potrebbe agevolare maggiormente il corso della partita.

Una zona con tante abitazioni fornirà sicuramente parecchio equipaggiamento, e proprio per questo attirerà molti giocatori, costringendo a lottare fin da subito con gli avversari armati (quando va bene) con una pistola e una decina di colpi. Al contrario, una zona isolata con poche case permetterà di effettuare un saccheggio (seppur povero) in relativa sicurezza, con la consapevolezza di avere pochi nascondigli e dover correre per parecchio tempo da un nucleo all’altro nel nulla più totale.

La mappa, infatti, è enorme. Questo significa che ci sono molte zone dove è difficile nascondersi come pianure con pochissimi alberi, oppure capanni degli attrezzi in mezzo al nulla. Nove volte su dieci, una partita a PUBG finisce in una di queste zone, assassinati dalla distanza da un avversario appostato che ha avuto la fortuna di trovare fin da subito una buona ottica per il fucile.

PlayerUnknown's Battlegrounds
Il giocatore medio di PUBG.

Il vero punto di non ritorno per il genere, per il quale lo sviluppatore coreano Blue Hole si merita una sincera pacca sulla palla, è l’inesistenza della minima meccanica di crafting o raccolta risorse che sia. Ciò che importa sono le armi, con relativi accessori che diventano fondamentali tra silenziatori ed ottiche, e l’equipaggiamento tattico come zaini, granate fumogene, medikit e corpetti antiproiettile, tra gli altri.

La frustrazione è il sentimento principale che domina ogni secondo di gioco. Si passa buona parte della partita a raccogliere risorse, muoversi tra le location come un giaguaro, magari collezionare un paio di kill più o meno fortuite, per poi morire senza pietà in un battito di ciglia, spesso senza sapere come. In questo momento, solo ora, probabilmente capirete se PUBG è il gioco per voi.

Con lo stesso sentimento potreste iniziare subito una nuova partita in cerca di vendetta, applicando qualche lezione appresa sul campo, provando una nuova strategia ed esplorando una nuova parte di mappa dove, forse, potreste trovare anche un veicolo con il quale scorrazzare per un po’, prima che qualcuno se ne accorga e decida di abbattervi per prendersi il mezzo.

Oppure potreste disinstallare il gioco con l’intenzione di non riprenderlo mai più. Sappiate che, con tutta probabilità, questo è ciò che succederà se affronterete in solitaria PUBG. In gruppo, già con un secondo giocatore, il titolo offre decisamente molto di più in termini di coinvolgimento e divertimento.

PlayerUnknown's Battlegrounds
Ogni tanto si incappa in rifonimenti aerei.

Di buono c’è che, quando funziona, PUBG è appagante. Nei momenti in cui ci si aggira furtivi tra i nuclei abitati, o quando si va a caccia di altri giocatori, c’è quel misto di eccitazione e paura che rende l’esperienza accattivante.

Oltretutto, come detto poco sopra, eliminando qualsiasi ostacolo ludico all’ingresso, lasciando da parte il crafting e la raccolta risorse, ma mettendo semplicemente il giocatore al centro dell’azione fin da subito, è difficile non farsi catturare. Il problema è rimanere per più di qualche partita.

Intendiamoci, il gioco ha venduto una vagonata di copie e difficilmente arresterà la sua avanzata. Uscirà su Xbox One, e sempre nello stesso periodo PUBG dovrebbe raggiungere la sua build finale. Mettiamoci anche che, probabilmente, scaduta l’esclusiva con Microsoft c’è la possibilità di una uscita su PlayStation 4, ed ecco che si palesa uno scenario di vita illimitata per questa produzione.

Le qualità del gioco sono quelle che sono, ovvero poche (pur brillanti) nascoste in un marasma di mediocrità che, ne sono convinto, senza Twitch non sarebbero mai emerse. PlayerUnknown’s Battleground deve il suo successo ad un paio di idee centrate in pieno, ma soprattutto alla copertura mediatica fornita dagli streamer, dagli youtuber, ed in generale dal buzz generato dal passaparola.

Cinque anni fa, PUBG sarebbe affogato nel mare di produzioni indipendenti di Steam.