Senza nulla togliere alla manifestazione meneghina, non è la mia prova di venti minuti (in due tranche) che vi farà cambiare idea o meno sulla bontà di Super Mario Odyssey, la nuova avventura dell’idraulico-non-più idraulico di casa Nintendo.

Nintendo ha già dimostrato ampiamente come questo gioco sia una evoluzione di tutto ciò che, finora, abbiamo sempre visto, giocato ed immaginato nel game design del platform più celebre della storia dei videogiochi.

A Games Week 2017 era possibile giocare due livelli, purtroppo non inediti, di quelli che abbiamo già visto in più occasioni come l’E3, i Direct, ed in generale i filmati di gameplay che Nintendo ha pubblicato nel corso degli ultimi mesi.

Ho giocato il desertico scenario di Tostalandia in piedi, nella configurazione con doppio Joy-Con separato. Il gameplay, ormai è noto anche ai sassi, si basa tutto sul lancio del cappello che può svolgere una serie di funzioni diverse tra loro.

super mario odyssey
Qualcosa non torna....

Può controllare nemici e oggetti, ma anche ovviamente fungere da strumento offensivo. Il cappello abbatte Goomba, ma può anche distruggere le casse ed i classici blocchi “?”. Allo stesso modo, per i giocatori dalle falangi più scattanti, può diventare un trampolino per aumentare la distanza dei salti di Mario stesso.

Tostalandia è un livello che si sviluppa in orizzontale, con panorami molto ampi e personaggi che strizzano l’occhio al dia de los muertos messicano.

Nella fase finale della partita, poco prima di interrompere causa esaurimento del tempo della demo, sono arrivato in un’area in cui era necessario raccogliere i quarti di luna, i collezionabili di Odyssey. La zona era spoglia, con degli elementi sospesi a mezz’aria che suggerivano la presenza di piattaforme invisibili.

Così, mi sono impossessato di una sorta di totem granitico composto da una grande faccia in stile Isola di Pasqua, la quale possiede degli occhiali da sole in grado di individuare le suddette piattaforme. Tuttavia, ad un certo punto, vista l’immobilità della statua sono stato costretto a memorizzare un percorso, per poi procedere nei panni di Mario affidandomi solo al ricordo del percorso appena memorizzato.

super mario odyssey
Più comodo di quanto non sembri.

Questo è solo un esempio di tutto ciò che Super Mario Odyssey potrà offrire. Per la seconda prova, effettuata in modalità portatile su una italianissima Vespa (c’è anche una cinquecento in cui entrare e sedersi comodamente), ho scelto di giocare a New Donk City, l’ambiente metropolitano visto nei primissimi filmati del gioco.

Il design di questa macro-area è invece prettamente verticale. È necessario tempismo, coordinazione, e un colpo d’occhio che costringe spesso a saltare “al buio” calcolando in anticipo le distanze. Per questo, per la necessità di effettuare manovre complicate, non ho avuto molto tempo per esplorare i dintorni.

La missione che ho cominciato, non finendola, era quella di aiutare Pauline a ricomporre la sua banda, i cui membri hanno (inspiegabilmente) deciso di sparpagliarsi per la città. New Donk City nasconde un segreto in ogni angolo, con momenti di pura gioia come la possibilità di controllare tramite il cappello dei piccoli pali, i quali consentono di balzare con una spinta grandiosa.

Giocare su una Vespa, inoltre, è un ennesimo spot, ruffiano a dir poco, per l’idea di mobilità di Switch. In modalità portatile il gioco è egualmente appagante per la vista come su un TV. Non ho notato nessun rallentamento, e soprattutto Odyssey ha tante chicche anche estetiche, come il fatto che Mario si sporchi quando si rotola nella sabbia. Per non parlare delle sezioni ad 8-bit in 2D, che ben si sposano con il gameplay e la necessità di esplorazione del titolo.