Stabilire se Call of Duty sia semplicemente una popolare saga videoludica, oppure se parliamo di un vero e proprio fenomeno nel mondo dell’entertainment è piuttosto arduo.

Se da un lato possiamo contare una ventina di titoli usciti dal 2003 ad oggi - tra capitoli ufficiali e spin-off -, dall'altro abbiamo a che fare con un franchise che trasforma ogni lancio in evento e che fa di tutto per essere sempre un passo avanti agli altri (basti pensare, ad esempio, quando Activision Publishing ha annunciato di aver affidato il doppiaggio in italiano di Raul Menendez a Giancarlo Giannini, per favorire la localizzazione di Black Ops II).

Quando Devolver Digital – publisher già noto per la propria eclettica eccentricità – ha annunciato di avere in cantiere un nuovo documentario e che esso era basato proprio su CoD, non ci siamo stupiti più di tanto.

C’è davvero molto da dire, infatti, su tutto ciò che ruota attorno all'universo di Call of Duty ed è proprio questo lo scopo di CODumentary, che allinea esperienze di sviluppatori, fan e giocatori professionisti per fornici il quadro completo di tutto ciò che si nasconde dietro al successo di questo brand.

Per capire l’esigenza di dedicare alla saga un documentario di ben 93 minuti di durata, è necessario fare il punto della situazione.

La serie si presenta come uno dei più popolari filoni di sparatutto in prima persona. Pubblicata da Activision Blizzard conta ad oggi tredici episodi, un’espansione e sei spin-off ai quali va aggiunto un nuovo capitolo in uscita il 3 novembre 2017, Call of Duty: WWII.

Sviluppati da Infinity Ward, Sledgehammer Games e Treyarch, i vari capitoli si distinguono prevalentemente per i periodi storici di riferimento: realistici (seconda guerra mondiale, guerra fredda), frutto parziale della fantasia (un’ipotetica guerra contemporanea) e completamente inventati (una guerra futura). Ognuno di questi capitoli è stato un successo, al punto che dopo un decennio di notorietà, nel 2014 la serie aveva già incassato più di 10 miliardi di dollari.

Al brand è stata legata quasi ogni forma di oggetto: dai Funko Pop alle fiaschette, passando per le più tradizionali felpe e magliette (senza contare le edizioni limitate di PS4 e Xbox One). Non sono mancate, poi, neanche le polemiche: dalla scelta di Belen come testimonial, all’accusa di essere utilizzato dall’Isis per organizzare i propri attentati, alle sorti del cane Riley fino alle recenti polemiche sull’esclusione delle svastiche in WWII. Insomma, più se ne parla, più se ne deve parlare ed ecco che abbiamo le premesse per il nostro documentario.

CODumentary
Black Ops Launch Party: e non si dica che non fanno le cose in grande.

CODumentary è una produzione indipendente che si pone come scopo quello di esplorare l’evoluzione del titolo, dai modesti inizi al fenomeno di massa attuale. Sebbene sia evidente che il punto di vista da cui è narrato sia quello di un fan, questa mancanza di oggettività rappresenta decisamente un punto a favore della produzione: altrimenti sarebbe stato un documentario su COD, non un CODumentario.

Vengono, inoltre, trattati temi di attualità di un certo rilievo: dalla figura femminile nel contesto degli eSport, alla scena di Modern Warfare II sul terrorismo aeroportuale - che ha addirittura portato a una discussione nella Camera dei Comuni britannica -, passando per l’esperienza di gioco da parte di un ragazzo disabile che, in una delle fasi della propria intervista, ha dichiarato: “Segui la storia, e sei dentro al gioco. Ed è come se il mio corpo fosse dentro quello di un altro giocatore”. Grande rilievo, infine, è stato dato al discorso sull’importanza di aiutare i veterani di guerra a trovare la miglior posizione lavorativa possibile, cosa a cui Activision tiene particolarmente, al punto da aver fondato un ente no profit proprio a questo scopo (Call of Duty Endowment).

CODumentary, però, mixa abilmente momenti di serietà ad altri più leggeri, come quando viene raccontata l’esperienza di un ragazzino che ha trascorso 6 giorni (e 5 notti) in coda, in attesa dell’uscita del gioco ed è stato ricompensato da un evento lancio degno di nota. Si parla dei BAFTA vinti, della solita riunione del lunedì che ha portato al licenziamento di punto in bianco di due figure chiave (Vince Zampella e Jason West), del fenomeno degli eSport: di come COD ne sia, a suo modo, il precursore, della figura dei coach, dei team più importanti e dei loro guadagni, ad esempio. Si parla di processi creativi, di studio “matto e disperatissimo” di armi e veicoli militari, di come gli sviluppatori abbiano quasi imposto Modern Warfare al publisher e di come Call of Duty abbia preso spunto anche da World of Warcraft (con cui – apparentemente – non ha nulla in comune).

In conclusione, CODumentary può essere apprezzato sia dai fan che da chi è semplicemente incuriosito dal successo della saga: in fondo, non è da tutti sfornare un titolo all’anno e fare sempre centro. E Activision lo sa bene.