Si è fatta attendere a lungo ma, alla fine, è arrivata: la demo di FIFA 18 è ora scaricabile su PC, PS4 e Xbox One, e noi l’abbiamo provata per qualche ora in modo da potervi dire cosa ce ne pare, aspettando il lancio del gioco completo previsto da qui a un paio di settimane. Di quant’è cambiato il titolo di EA Sports sulla carta vi abbiamo già parlato, ma adesso è giunta l’ora di scendere in campo per verificare con mano la bontà di queste modifiche (che, se tutto va bene, saranno migliorie).

Partiamo allora con le impressioni generali su questa versione dimostrativa, rimandando l'analisi di meccaniche delicate come cross e tackle, oggetto di ritocco, alla recensione di fine mese/inizio ottobre. Anzitutto, a spiccare in maniera particolare è la scelta quantomeno curiosa di caratterizzare ciascuno stadio con una diversa palette cromatica: in un primo momento, entrando al Santiago Bernabeu, abbiamo pensato di dover regolare la luminosità del nostro televisore per non incappare in quei colori vivacissimi, che rendono i volti praticamente rossi in certi casi, salvo poi capire che trattasi di scelta “stilistica” cui abituarsi col tempo, e col tempo solo.

Andando alla Bombonera, ad esempio, le inquadrature sono smorte al punto da rasentare quasi un filtro seppia, così come al King Fahd; allo StubHub Center, invece, c’è il tramonto a giustificare le tinte crepuscolari non soltanto sulle magliette ma anche sugli spalti. Insomma, è un dettaglio di non poco conto, che specialmente al Bernabeu e soprattutto, ripetiamo, in queste primissime battute spinge a chiedersi come mai lo sviluppatore abbia voluto complicare ulteriormente le cose in un campo – quello della gestione dell’illuminazione – che è sempre stato piuttosto ostico per la serie FIFA.

Va bene il fotorealismo, ma qui c’è il rischio di cambiare radicalmente l’impatto visivo del gioco di stadio in stadio e da un istante all’altro della propria esperienza ludica, vale a dire anche nel bel mezzo della stessa sessione multiplayer online. Una mossa che andrà valutata, insomma, sul lungo termine, ma che un po’ di inquietudine fin da adesso la mette.

Palla tra i piedi, FIFA 18 rappresenta senza dubbio un affinamento e uno snellimento del gameplay rispetto alla precedente iterazione, che arriva in ogni caso ad un prezzo abbastanza caro. Come da qualche anno a questa parte, EA Sports sta aggiungendo animazioni per articolare maggiormente i movimenti dei calciatori, e spesso ricorre agli script per fare in modo che questi siano più realistici possibile.

La sensazione di immettersi in un canale predefinito è adesso ancora più marcata dopo aver eseguito uno sprint o aver effettuato una finta, e specialmente in quest’ultimo caso ci è capitato di vedere avversari reagire ad un doppio passo od un elastico in funzione al nome che il nostro calciatore portava sulle spalle – come se il gioco volesse rimarcare il fatto che a Neymar Jr. certe cose sono permesse e riescono mentre ad altri no. Ne consegue, almeno in questo frangente iniziale, l’impressione di essere meno liberi di portare la palla dove pare e piace, di andare contro il “consiglio” dell’intelligenza artificiale che pure spiana strade e porta al gol. Anche questo un aspetto abbastanza rilevante che andrà verificato con attenzione sulla versione completa.

Se questi erano i contro, i pro sono perlopiù evidenti ed è chiaro dove lo sviluppatore canadese abbia intenzione di portarci con FIFA 18. La fisica della palla è ora più sottolineata, con una sfera palesemente più pesante rispetto al passato che lascia un quantitativo superiore di tempo per pensare dove piazzarla durante una determinata azione. In qualche circostanza la cosa ci ha ricordato gli ultimi FIFA per le console old-gen, dove tutti gli elementi di movimento erano sbloccati e si muovevano con dinamiche molto fluide mentre il pallone pareva costretto da vincoli di fisica più pressanti e precisi. Una bella curiosità risiede nel controllo difettoso in cui ci si può imbattere contro la propria volontà. È una finezza, quel tocco di punta prima di riuscire a mettere la palla sotto la suola per fermarsi e decidere cosa c'è dopo: succede persino ai più grandi e dipende da diversi fattori, come ad esempio il terreno di gioco, la zona di campo che vede una pressione superiore applicata al calciatore, la pressione dei difensori, e via discorrendo. Farà arrabbiare molti quest'anno, c'è da scommetterci, ma è una chicca.

Specialmente nelle prime partite, comunque, avrete questa sensazione di lentezza più ricercata, un tentativo che EA Sports porta avanti ormai da diversi anni di avvicinarsi alla serie PES: pur mantenendo la caratteristica freneticità dei 22 uomini in mezzo al campo che l’ha resa almeno in tempi recenti superiore, il “peso” della palla consente di ragionare un attimo in più nel possesso e optare se necessario anche per un dribbling nello stretto, senza star necessariamente lì a provare la falcata lunga.

fifa 18

Da questo punto di vista va bene così, non ci sono cambi di marcia drammatici a confronto con la passata stagione ed è positivo – il fisico conta ancora, ci sono nuovi modi di piazzarsi tra un difensore e la palla o di spostare letteralmente l’attaccante avversario, ma allo stesso modo le sfumature nel controllo palla danno un po’ di respiro ai più “piccoli” -, perché il franchise pare aver trovato un suo equilibrio da almeno un triennio, e ci piace l’idea di dare ai giocatori una piattaforma solida anziché il solito metto a posto questo e distruggo quest’altro. La dinamica del tiro, in egual misura, non risulta rivoluzionata dalla mano del team di sviluppo, sia che si parli di effetto che di colpo di pura potenza. Se vogliamo, a quest'ultimo viene concessa la possibilità di essere efficace da porzioni di campo da cui difficilmente si sarebbe segnato prima, perlomeno quando il livello della stella è da Griezmann a salire; la merce di scambio è stata la maggiore fallibilità con la barra del caricamento riempita sopra una soglia precedentemente accettabile (le traverse che abbiamo colpito nella demo ne sanno qualcosa).

Un’ultima impressione sulla difficoltà: in un paio di partite ci è parso come se ci fosse un momentum, non quello “storico” ma uno finalmente a favore del giocatore. In un Manchester United – Toronto, ci siamo trovati – giocando con i Red Devils – senza saper come sotto di tre gol contro Giovinco, Bradley e soci. Facendo un paio di cambi, però, nel giro di un quarto d’ora siamo riusciti a riprenderla e a portarci sul punteggio di 3 a 3, per poi vincerla ai rigori. E così è stato in un PSG – Bayern Monaco.

A memoria, questo non sarebbe successo nelle iterazioni precedenti ed è un fattore di una certa rilevanza: FIFA 18 sembra riconoscere il valore di un cambio e del calciatore che ha fatto il suo ingresso in campo, della propria capacità di sovvertire le sorti di un match che teoricamente sarebbe già andato da un pezzo; allo stesso tempo, però, permangono alcuni svarioni, con difensori che alla massima difficoltà danno le spalle all’attaccante o vanno in una direzione non del tutto comprensibile rispetto al posizionamento della palla. Non possiamo negare che allo stato attuale sia già piuttosto entusiasmante fare una rimonta come quelle di cui sopra, anche se sarebbe interessante trovare una via di mezzo in tempo per il lancio e per evitare, in particolare, che casi eccezionali diventino la norma.

Non ci resta che contare le ore che mancano al lancio del nuovo calcistico di Electronic Arts, quindi, per analizzare nel pieno della loro potenzialità tutte le caratteristiche introdotte nella release dell’anno di grazia 2018. Consapevoli – non penserete che ce ne siamo dimenticati… - che Il Viaggio: Il Ritorno di Alex Hunter, perlomeno da questa prima occhiata, sembra aggiungere contenuti alla stessa formula collaudata lo scorso anno.