Per tutti coloro che ancora non lo sanno, il primo torno ufficiale, firmato Ubisoft, che ha inaugurato la terza stagione di For Honor è stato vinto da un giocatore sfruttando un exploit.

Nello specifico parliamo di un bug che permette ad un attacco di non poter essere parato, una “strategia” che all’interno di un titolo come For Honor, che fa delle parate e delle schivate il punto cardine del suo combat system, è pressoché imbattibile.

La seconda cosa da tenere a mente in questa triste storia è che Ubisoft era a conoscenza, da mesi, di questo problema del gioco che non solo non è mai stato corretto ma non è neanche stato vietato in un torneo come questo.

Immaginate di non poter parare...

Aggiungiamo infine un aggiornamento degli ultimi giorni che vede il bug corretto da parte di Ubisoft, un comportamento “pregevole” se non fosse che il momento in cui è stata effettuata la correzione è avvenuto troppo tardi causando un effetto indesiderato per la compagnia.

Se si era in grado di correggere l’errore, perché si è aspettato che questo facesse tanto scompiglio prima di correre ai ripari? Inutile discuterne, fino a quando non è successo il “patatrack” mediatico a Ubisoft non importava realmente di un exploit di questo tipo, e probabilmente, per il torneo, ha contato un po’ troppo sull’etica dei singoli giocatori sperando che nessuno di questi sfruttasse un errore di programmazione per vincere un torneo.

Purtroppo così non è stato e questa è stato un duro colpo per gli eSport che, purtroppo, per ora non puniscono in nessun modo questo genere di comportamento “scorretto”. Il problema è proprio nella scorrettezza del gesto che è tale solo nella fascia “etica” poiché nei regolamenti scritti è sottolineato che se un gioco consente di fare qualcosa allora questo qualcosa, a meno di specifiche nei singoli regolamenti dei tornei, è legale.

Tutto il resto rientra, appunto, all’interno del soggettivo poiché, come tutti sappiamo, non esiste un’etica oggettiva anche se, certo comportamenti, sono visti male a livello globale. Un episodio molto simile avvenne già tre anni fa, circa, durante un Dreamhack e il protagonista questa volta è Counter Strike: Global Offense. Quello che accadde è analogo all’episodio di qualche giorno fa, anche se questa volta non parliamo della finale di un torneo ma della semifinale.

Il team in gioco ha utilizzato un exploit che gli ha concesso di raggiungere delle zone della mappa inaccessibili e quindi di vincere, di conseguenza, la partita visto che potevano bersagliare gli avversari senza che questi potessero fare qualcosa. L’attenuante è che Valve non era propriamente a conoscenza del bug (vi erano delle piccole segnalazioni nei forum, perse in mezzo ai millemila topic del luogo) e quindi non avrebbe potuto correggerlo preventivamente.

Una vittoria giusta?

Ovviamente i fan del team di videogiocatori si sono fortemente indignati per il comportamento dei loro beniamini che è stato scorretto e completamente antisportivo ma, ancora una volta, non c’era nessuna regola che poteva punire azioni di questo tipo.

Non stavano facendo altro che utilizzare i mezzi che il videogioco metteva loro a disposizione senza utilizzare trucchi o agenti esterni simili per guadagnarsi la vittoria, ma, ancora una volta, quanto è scorretto tutto ciò? Difficile a dirlo, no? Ufficialmente questi giocatori non hanno fatto nulla di male, ufficiosamente sono stati terribili e, a detta di molti, avrebbero dovuto dare forfeit per via del loro comportamento particolarmente sgarbato nei confronti degli avversari.

Ci sarebbe da chiedersi se questo videogiocatore sia con la coscienza a posto nel sapere di aver vinto circa duemila dollari utilizzando un “trucco”, conquistandosi quindi una medaglia poco pulita, eticamente parlando. Penso proprio che il nostro caro amico non si sia fatto troppi problemi e continuerà a non farseli, forte anche del fatto che Ubisoft ha corretto l’errore dopo la sua vittoria all’interno del torneo quindi pienamente consapevole che la compagnia ne era al corrente, che non lo ha vietato e che ha agito solo dopo la sua performance. Non recrimino assolutamente il gesto del giocatore poiché ha, in effetti, seguito pienamente il regolamento del torneo e agito nel pieno rispetto delle regole… scritte. Eticamente parlando, chiaramente, il ragazzo ha sbagliato e non avrebbe nemmeno dovuto pensare alla possibilità di utilizzare questo bug per vincere la finale.

C’è da dire che senza la sua performance Ubisoft, probabilmente, non avrebbe mai corretto l’errore perché c’erano cose più importanti da fare per For Honor (in effetti è anche così) quindi se dobbiamo proprio puntare il dito contro qualcuno, non è il giocatore il “cattivo” della storia.

Per For Honor questa non è che una caduta di stile, che, purtroppo per lui, gli costerà ancora qualche mese “d’ombra” perché nessun giocatore serio vorrebbe competere su un gioco per il quale gli sviluppatori non dimostrano abbastanza serietà. Ma ci dimenticheremo presto questa storia, basta un altro torneo organizzato tenendo conto di tutto questa volta...