Dalla recensione di Minecraft Story Mode: Stagione 2 in poi, con tutti i titoli episodici come questo di Daedalic Entertainment, adotteremo un nuovo approccio: un unico posto in cui potrete leggere le recensioni dei singoli episodi all'uscita di ciascuno di essi. Soltanto all'ultimo episodio pubblicheremo il nostro voto. Buona lettura! PS

Quando decidi di cimentarti con la trasposizione di un successo internazionale, devi avere una gran dose di coraggio. Allo stesso modo, quando l’opera prescelta è uno dei libri più venduti di tutti i tempi, nonché fenomeno letterario di spicco del secolo scorso, forse è insita in te una certa dose di follia.

Niente di tutto ciò ha spaventato Daedalic Entertainment quando ha deciso di cimentarsi nella trasposizione videoludica del romanzo “I Pilastri della Terra” di Ken Follett e la scommessa è stata decisamente vinta: il primo episodio, “Dalle Ceneri”, ha dimostrato infatti di essere in perfetto equilibrio tra il mondo videoludico e quello letterario.

Con questa avventura grafica, quindi, la software house nota per aver sviluppato la saga di Deponia ed aver pubblicato titoli del calibro di Machinarium e di Tales of Monkey Island, ha comprovato di aver appreso molto dai progetti seguiti negli ultimi anni e di aver imparato abbastanza da potersi cimentare in un arduo compito senza deludere le aspettative dei fan (che, come sappiamo, in questi casi possono essere i maggiori detrattori).

I contenuti del romanzo – riportati quasi fedelmente ma con i dovuti accorgimenti per non appesantire il gameplay – sono stati divisi in tre volumi, ognuno dei quali comprende sette capitoli. L’intero racconto è ambientato nel XII secolo e ruota attorno alla costruzione dell’imponente cattedrale di Kingsbridge (località immaginaria nel Wiltshire, in Inghilterra).

La nostra recensione si concentra sul primo volume, “Dalle Ceneri”: ci troviamo in un contesto medievale nel quale assistiamo alla contrapposizione tra una nobiltà arroccata nella difesa dei propri privilegi e una borghesia mercantile, che tenta di liberarsi dagli stereotipi tipici del feudalesimo. In questo volume, a fare da contorno alla costruzione della cattedrale, troviamo il mistero di un priore presumibilmente ucciso da un demone emerso da un fiume ghiacciato ed intrighi vari che si sviluppano parallelamente.

È proprio sullo sfondo di questi eventi - sia storici che partoriti dalla mente dell'autore britannico - che si snodano le avventure dei protagonisti, personaggi verosimili che, una volta accostati, generano uno spaccato della società piuttosto completo. Troviamo, ad esempio, Tom, un architetto squattrinato con figli a carico che sogna di costruire una grande cattedrale. A lui si affiancheranno - come personaggi giocabili – Jack, ragazzino piuttosto arguto cresciuto dalla madre nella foresta, e Philiph, un frate tanto saggio quanto intraprendente.

Una menzione d’onore va ai personaggi femminili (anche se in questo capitolo nessuno di loro sarà giocabile). Ognuno di essi – dalla moglie dell’architetto Tom alla calcolatrice Regan Hamleigh (madre di uno dei personaggi chiave) fino alla dolce Lady Aliena dal destino beffardo – si dimostrerà a modo suo forte e determinato. Se, da un lato, Daedalic ha semplicemente “puntato sui cavalli giusti”, dall’altro bisogna dire che nel farlo si è dimostrata perfettamente al passo con i tempi (videoludicamente parlando).

I Pilastri della Terra
Aliena: cosa le riserverà il futuro?

La struttura del titolo è quella di un’avventura grafica, con approfondite esplorazioni ambientali, dialoghi sia funzionali che di contorno (che, però, contribuiscono a dare maggior spessore alla trama), enigmi da risolvere e decisioni da prendere. Queste ultime si divideranno per importanza: alcune scelte, infatti, si limiteranno a condizionare elementi piuttosto marginali mentre altre avranno conseguenze anche sullo sviluppo.

Alla fine di ogni capitolo ci verrà fornito un report sulle scelte effettuate in modo da permetterci di capire in che modo una nostra decisione influirà sui risvolti futuri (dissimilmente dai canoni tradizionali delle avventure grafiche, infatti, appena prenderemo una decisione non comparirà alcuna scritta a sottolineare l’accaduto, in modo da condizionarci il meno possibile). Tra le decisioni più importanti da prendere, ad esempio, ci saranno quelle legate alla sopravvivenza di alcuni personaggi secondari, le cui sorti potrebbero quindi differire da quelle sviluppate da Follett.

Interfaccia e comandi sono piuttosto essenziali ed intuitivi (anche se non mancherà un tutorial opzionale). Nella versione per PC da noi testata è possibile svolgere pressoché ogni azione con il mouse: con il tasto sinistro, ad esempio, ci muoveremo e interagiremo con oggetti e persone, mentre con il destro otterremo il punto di vista del personaggio che stiamo controllando (a proposito di questo, è interessante come ognuno si relazionerà a suo modo con l’ambiente; padre Philiph, ad esempio, vedrà le cose da un punto di vista religioso, interagendo tramite le Sacre Scritture). A schermo, inoltre, sono indicati il capitolo in cui ci troviamo e un riferimento all'obiettivo in corso.

Sono altresì evidenziati gli oggetti in nostro possesso che potremo utilizzare nell'immediato futuro, in modo da averli sempre sott'occhio e renderci più intuitiva la risoluzione di un enigma. Per concludere il discorso sull'interfaccia, inoltre, dalle opzioni è possibile accedere alle mappe ed aprire una sorta di diario, contenente documenti storici e la descrizione di oggetti importanti per i protagonisti.

I Pilastri della Terra
"La proporzione è il cuore della bellezza", una frase chiave pronunciata da Tom.

La cura e la dedizione degli sviluppatori traspaiono in ogni singolo dettaglio, a partire dalla fedele riproduzione dei protagonisti, sia per quanto concerne l’aspetto fisico che per quanto riguarda quello caratteriale. Indimenticabili, ad esempio, i passionali discorsi di Tom quando si parla di architettura e di proporzioni. E risiede nella proporzione anche la bellezza di questo titolo che, oltre a presentarsi come un perfetto equilibrio di generi, come abbiamo già detto, si fregia di un ritmo di gioco estremamente misurato. La riproduzione meticolosa, in ogni caso, non si limita a palesarsi nei personaggi, ma sfocia anche negli ambienti e in altri elementi (come un canto corale dedicato all'allodola che troviamo sia nel romanzo che nel videogioco, seppure in punti diversi).

Ineccepibile anche la colonna sonora che, affidata alla FILMharmonic Orchestra di Praga, accompagna magistralmente ogni passaggio e dialogo. La lingua italiana, al momento, è supportata unicamente per quanto riguarda sottotitoli e parti testuali ma è proprio questa sua costante presenza - data la natura del titolo – a non farci rimpiangere il mancato doppiaggio nella nostra lingua madre.

La direzione artistica è essenziale – in pieno stile Daedalic – ma al contempo efficace: i personaggi sono sviluppati tridimensionalmente e si muovono su sfondi disegnati a mano. Tratti e colori si armonizzano perfettamente alla narrazione e al periodo storico cui fa riferimento, richiamando ancora una volta l’equilibrio stilistico alla base del titolo. Unica vera pecca del comparto grafico è la legnosità delle animazioni che talvolta si fa sentire, interrompendo per qualche istante i processi di immedesimazione e di immersione.

In conclusione, Daedalic Entertainment può dichiararsi soddisfatta: anni e anni di allenamento al fine di far emergere l’alchimia tra immagini e parole hanno dato i loro frutti. La ricchezza descrittiva del romanzo di Ken Follett non è stata in alcun modo penalizzata, al punto che il titolo può essere apprezzato sia dai fan che da chiunque sia in cerca di un’avventura grafica a sfondo storico che lo tenga incollato allo schermo per ore e ore.

Versione testata: PC