Di titoli che fanno vedere il mondo di gioco attraverso gli occhi di un bambino se ne sono avvicendati parecchi e tutti, molto spesso, vantano rimandi al mondo dell’animazione e della letteratura, un comparto audiovisivo poetico ed autoriale, e storie, narrate apertamente o implicite, che fanno leva su sentimenti genuini e, soprattutto, sullo stimolo ad esplorare.

Rime, come già accennato nel primo articolo dello speciale gioco del mese, è un titolo che mira a catturare l’attenzione del giocatore e a fargli osservare il tutto con rinnovato interesse, come un bambino che brama di conoscere tutto ciò che gli circonda.

Insomma, lo scopo è di mettere in gioco lo spirito avventuroso e la curiosità che caratterizzano la fase infantile e inserire nel contesto, anche degli enigmi basati giochi di prospettiva che innescano la cosiddetta logica infantile del “quel che vedo/ mi sembra di vedere è reale”.

  • Sviluppatore: Tequila Works
  • Publisher: Grey Box
  • Piattaforme: PC, PS4, Xbox One, Nintendo Switch
  • Data d'uscita: venerdì 26 maggio
  • Genere: platform adventure

L’incredulità e una sensazione, non da intendere con connotazioni negative, di smarrimento sono i primi sentimenti che il bambino, ritrovatosi solo in un’isola deserta, riesce a comunicare al giocatore.

Ciò che affascina per quanto concerne la realizzazione del personaggio è il volersi porre su una linea di confine tra l’animazione tradizionale, di stampo disneyano e un’animazione di stampo orientaleggiante che strizza in non poche occasioni l’occhio – come apertamente dichiarato dagli stessi ragazzi di Tequila Works – ai prodotti del celebre Studio Ghibli.

Nello specifico, per quanto riguarda le movenze del protagonista, non è stato adottata la tecnica del motion capture e si è cercato, tramite animazione tradizionale, di ricreare il “framebyframe” tanto caro al vecchio Walt Disney.

Le espressioni facciali e la suddetta incredulità invece, trovano la loro matrice proprio in uno dei bimbi più famosi del panorama Disney, ovvero Mowgli, protagonista de Il Libro della Giungla. La tipologia di animazioni corporee invece è molto giapponese e fa venire in mente un po’ il modo in cui Japan Studio ha caratterizzato il protagonista di The Last Guardian.

Movenze grossolane, una corsa caratterizzata da diverse iterazioni, le classiche animazioni da caduta goffa sono tutti elementi che concorrono nel creare un’animazione di movimento libera ed infantile. Una particolare interazione con specifici terreni di gioco comporta un adattamento del personaggio, in linea con l’idea di Raul Rubio di dare al giocatore una sensazione di “navigazione adattativa”.

La cura per la realizzazione del personaggio, fortunatamente, la possiamo ritrovare anche nelle cosiddette animazioni di “idling”.

Per dare personalità al bambino è stato effettuato un focus sull’animazione contestuale e tutto ciò che riguarda le pause. Nelle situazioni in notturna potremmo vedere il protagonista tremare dal freddo, mentre in caso di pause prolungate senza input dal pad, il bambino si ritroverà a grattarsi qua e là.

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Forse è il caso di scappare.

Il tutto è ovviamente ben lontano da quel ventaglio di animazioni e modifiche contestuali che abbiamo visto in un titolo come Zelda: Breath of The Wild, ma, in una produzione fondamentalmente indie, è una cosa senz’altro da elogiare.

Nella creazione del senso di meraviglia e stupore un ruolo molto importante lo riveste il comparto sonoro. Data la narrazione fortemente improntata su stimolazioni audiovisive piuttosto che verbali, è importante che tutti i suoni riescano a comunicare, con la giusta intensità, emozioni e situazioni specifiche.

Il sound design, in produzioni del genere, deve essere impeccabili perché costituisce una colonna portante dell’impalcatura di gioco stessa.

Le emozioni del gioco vanno correlate alle emozioni del suono e, camminando in un deserto, bisogna sentire la sabbia e il vento. Vicino ad un fiume, magari, oltre allo scorrere dell’acqua, si potranno sentire quei suoni misteriosi, quasi magici, che riescono a replicare lo spettro di sensazioni che si vivono nell’esplorare luoghi particolari e sconosciuti.

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Una delle animazioni più "sincere" nell'idling.

I suoni sono importanti anche nella sfera del gameplay, in quanto sono parte integrante di alcuni dei più intriganti puzzle di gioco. Uno dei primi enigmi necessita dell’uso della voce da parte del bambino. Nello specifico andranno attivate quattro diverse statue al fine di aprire una porta.

Piuttosto che gridare singolarmente ad ognuno di esse, il bambino dovrà trovare il modo di amplificare la propria voce ed emettere un grido che attiverà all’unisono i quattro meccanismi di apertura.

Il comparto visivo e quello sonoro promettono davvero bene e, senza dubbio, lasciano trasparire molto attaccamento ed amore da parte degli sviluppatori nei confronti della propria creatura.

Per il capitolo conclusivo di questo speciale del gioco del mese, vi aspetto la prossima settimana.