Il 9 gennaio arrivava la notizia più nera per gli utenti Xbox: Scalebound viene ufficialmente cancellato da Microsoft.

All’epoca, le parole esatte furono:

"Dopo un'attenta valutazione, Microsoft Studios è giunta alla decisione di terminare la produzione per Scalebound. Stiamo lavorando duramente per fornire una lineup incredibile di giochi ai nostri fan quest'anno, con Halo Wars 2, Crackdown 3, State of Decay 2, Sea of Thieves e altre grandi esperienze".

Nei giorni e nelle settimane successive arrivarono le risposte di tutte le parti in causa, così come una serie di indiscrezioni sul perché Microsoft sia arrivata ad una decisione del genere, ovvero annientare una delle sue esclusive più promettenti.

Ne vennero fuori tante informazioni, ovvero: Per Phil Spencer è stata una decisione difficile da prendere; Hideki Kamiya si è preso un periodo sabbatico per recuperare la salute mentale; Platinum Games pare non abbia rispettato alcune scadenze e dei pagamenti per i proprio dipendenti.

Scalebound
Una coppia che fa fuoco e fiamme...

Il quadro che ne esce è abbastanza chiaro, e non è molto dissimile a quello di Mass Effect Andromeda, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa. Platinum Games e Microsoft non si sono trovate d’accordo in termini di lavoro, Spencer e Kamiya potrebbero non aver mai trovato un punto d’incontro.

In fondo, lo stesso game designer si era lasciato sfuggire parole poco delicate nei confronti della casa di Redmond, e il nostro Phil aveva dichiarato il silenzio radio fino al 2017 lo scorso novembre, probabilmente mentre caricava il revolver per dare il colpo di grazia a Scalebound. In sostanza: un progetto troppo grande in cui nessuno ha creduto troppo, compreso il producer JP Kellams che ha finito addirittura col dimettersi.

Torniamo a parlarne perché, di recente, Microsoft ha rinnovato il marchio di Scalebound. Ovviamente in molti hanno iniziato a pensare che, con l’E3 alle porte, ci potesse essere qualche novità in arrivo. Vi faccio subito la doccia fredda dicendo che, da anni, Nintendo e Capcom rinnovano rispettivamente i marchi di Eternal Darkness e Deep Down e, non so voi, ma io non sto giocando nessuno dei due, oggi.

Purtroppo il rinnovo di Scalebound non significa niente. Per legge, l’estensione che Microsoft ha fatto, giuridicamente è una dichiarazione giurata che il richiedente è in buona fede intenzionato a usare il marchio per il commercio, ma ha intenzione di altro tempo per poterlo fare. Un po’ come quando si compra un gioco su Steam in saldo perché “tanto prima o poi ci gioco”, per fare un esempio ardito.

Hideki Kamiya Scalebound
Hideki Kamiya.

Microsoft deve rinnovare il marchio ogni sei mesi per poterne fare (potenzialmente) uso, altrimenti decade e chiunque può usarlo per un prodotto o un’attività commerciale. L’azienda può estendere il suo possesso per cinque volte (attualmente Microsoft sta a due estensioni), dopodiché Scalebound è ufficialmente a portata di chiunque.

Parlando del cinema, mi viene in mente il caso della Fox con il franchise dei Fantastici Quattro. La Fox, in quel caso, si è trovata costretta a realizzare il disastroso film di Josh Trank del 2015 proprio per non perdere la licenza del tutto, in piena rincorsa ai Marvel Studios ed alla Paramount.

Dando per scontato che, visti i trascorsi, il rapporto tra Microsoft e Platinum Games non sia più così idilliaco, l’unica possibilità che mi viene in mente è che la casa di Redmond possa affidare il titolo ad un altro studio.Il 7 febbraio scorso, Playground Games ha dichiarato la volontà di aprire un nuovo studio e di dedicarsi ad un nuovo gioco open world. Che dopo Forza Horizon (che comunque continueranno a seguire), sia proprio Playground ad ereditare Scalebound? Siamo sul campo delle speculazioni improbabili.

Non sarà più un gioco con lo stile tipico Platinum (e ad Xbox One servono giochi carismatici), e magari sarà l’ennesimo gioco con funzionalità online molto marcate (quei titoli su cui Phil Spencer si è espresso poco tempo fa) che andrà ad infoltire la lineup di Project Scorpio dei prossimi anni. In ogni caso, non aspettatevi niente da Scalebound per un bel po’, perché questa mossa è solo un non voler cedere (giustamente) alla concorrenza un proprio marchio. La storia videoludica è piena di titoli che sono passati di mano in mano nel corso degli anni, tra cui il nostro gioco del mese Rime, e Scalebound è sicuramente uno di questi.

Lo rivedremo, ma in un'altra generazione, su altre console, in un altro mercato dove i videogiochi, probabilmente, avranno compiuto il gradino evolutivo successivo.