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Due pad e una capanna - Undertale

Undertale ha superato la prova più difficile: piacere alla mia ragazza che vorrebbe vedere tutti i videogiochi scomparire dal mondo.

Riuscire a convincere la propria ragazza ad apprezzare il medium videoludico, specie se proprio non riesce ad apprezzarli, non è cosa semplice così come non è molto semplice riuscire a ritagliarsi del tempo per il proprio hobby senza cadere in futili chiacchiere sulla perdita del proprio.

Eppure sono sempre stato molto sicuro che ci sono videogiochi e videogiochi e che quindi, in mezzo alla moltitudine di offerte, possa nascondersi quel titolo che può far cambiare idea sul media alle persone che in genere non lo apprezzano troppo.

Così ho provato, scavando nella mia personalissima esperienza, a cercare qualche titolo che potesse piacerle. Non avevo tenuto conto del fatto che sarei potuto inciampare in qualche successo che l'avrebbe trasformata, da li a poco, in una belva feroce assetata di videogiochi, ovviamente nella giusta misura (che paraculo che sono..).

Fra i miri primi tentativi c'è stato Undertale, un titolo che non avevo dubbi potesse piacerle per una semplice ragione: non ho ancora conosciuto qualcuno che lo ha provato senza arrivare alla fine prima di giudicarlo.
Aggiungiamo il fatto che lei ha un debole per certe storie e certi modi di raccontarle e che possiede un notevole background di giocatrice di ruolo (nonostante lo nasconda piuttosto bene), non potevo sbagliare. Undertale le sarebbe piaciuto.

Il mio approccio è stato piuttosto tattico, è sempre difficile convincerla a prendere in mano un videogioco quindi ho scelto la strada più lunga.

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Non ricordo quanto ho riso mentre affrontava questa parte.

In questo periodo sta affrontando un corso di inglese per ottenere una certificazione che le consenta di fare roba all'estero, quindi cerca di fare più cose possibili in lingua (abbiamo smesso di vedere serie tv in italiano, purtroppo, ad esempio).

“Eli, devo farti giocare assolutamente una cosa che aumenterà un sacco le tue skill in inglese viste le espressioni e i giochi di parole particolari che ci sono dentro! E poi ti piacerà un sacco”.

“… Va bene...”.

Così qualche sera più tardi ho riscaricato Undertale sul mio account Steam (al momento preso in ostaggio) e, cancellato il mio salvataggio, l'ho messa di fronte a questa avventura che dal primissimo dialogo con Flowey l'ha catturata come non avrei mai pensato.

Ha deciso sin da subito che avrebbe risparmiato ogni cosa che si muovesse e respirasse ed è rimasta affascinata da questa meccanica, tanto da provare un senso di profonda tristezza nel momento in cui, come chiunque fra l'altro, uccise Toriel per sbaglio.

Ha spento il gioco dicendomi che non voleva più avviarlo perché, e cito testualmente, “il gioco mi ha costretto ad uccidere mamma”.

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“Ma io non voglio ucciderla...” - “Se muore spengo e non lo apro più...”

Perché non giocare un po' con la sua scarsa conoscenza del medium? Le avrei fatto continuare la sua run da pacifista ma decisi di farle credere che non si poteva fare più niente per Toriel. È stata una brutta serata fin quando non le ho confessato, per pietà, che non avendo salvato la partita poteva riprovare. Ho sorvolato sull'importanza che questo tipo di interazione con il gioco ha in Undertale.

L'entusiasmo per Undertale è cresciuto giorno dopo giorno tanto che alla fine ho dovuto installarle Steam, prestarle il mio account per poterle permettere di giocare anche senza di me. Non posso accedere a Steam da quell'infausto giorno.

Undertale le è entrato dentro e spesso e volentieri, nei momenti in cui non è impegnata a salvare questo o quel mostro, pensa a quello che dovrebbe fare per andare avanti nel gioco o ragiona su cosa può aver causato la sua azione. C'è un momento in cui Papyrus telefona il/la protagonista per chiedere cosa stia indossando. Si può essere sinceri o meno con lo scheletro.

Sul momento, come tanti altri, gli ha mentito perché sapeva che Papyrus avrebbe dato la preziosissima informazione a Undyne, un personaggio che al tempo le faceva ancora tanta paura.
I due giorni successivi possiamo descriverli così.

“Ma magari lui adesso le dice una bugie perché mi vuole bene e io l'ho tradito”. - “Ma posso ricaricare e cambiare la mia risposta?”. - “No dai, forse ho fatto bene”. - “Ciccinooo… Lui voleva solo essere buono e io l'ho tradito, è vero?”. - “Se poi capisce che gli ho detto una bugia e non mi vuole più bene?”. - “No dai, se io gli dicevo la verità poi quello cattivo mi uccideva”. E così via fin quando, finalmente, non ha ripreso in mano il titolo scoprendo che effettivamente Papyrus le voleva sul serio bene.

“Hai visto? Sono un mostro.” - “Ma posso ricominciare?”.  Perché diamine le ho fatto giocare Undertale?

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Ore passate in questo schema. Non voleva nessun aiuto, purtroppo per me.

Ora però fermiamoci un momento a riflettere. Il nostro è un gioco che, bene o male, ti entra dentro e, come detto in precedenza, non conosco nessuno che non abbia portato a termine l'avventura prima di dire la sua. Ma cosa le è piaciuto di Undertale?

Ecco, del titolo le è piaciuto lo stile. Le è piaciuta la sua caratterizzazione. Non le è piaciuto il gameplay. O meglio, non è quello che l'ha affascinata.

Le battaglie le ha vissute come una cosa obbligatoria che doveva fare per andare avanti e le sue skill nello schivare i proiettili non sono mai aumentate: è arrivata al finale, essenzialmente, per fortuna. La storia non le ha lasciato molto mentre le sono entrati dentro i personaggi. Ogni stupido mostro che incontrava, nonostante si prendesse un sacco di parole per la sua idiozia, le entrava dentro.

Provava davvero pietà per loro con un'empatia che non mi sarei assolutamente aspettato da parte sua. Parliamo di un videogioco in effetti e lei, che difficilmente empatizza con personaggi fittizi, è riuscita a provare certe emozioni con Undertale e con i suoi folli contenuti.

“Perché hai scelto di risparmiare Flowey?”.

“Non ti saprei spiegare, ho sentito di doverlo fare”.

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