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Dreamfall Chapters: The Longest Journey è fuori tempo massimo - recensione

13 maggio 2017 Di Recensioni

Dreamfall Chapters è la compilation definitiva delle avventure già apparse in forma episodica su PC dal 2014. Il mondo di The Longest Journey arriva quindi anche su console: ne varrà ancora la pena?

Ci sono giochi che invecchiano bene con il passare degli anni. Altri che, invece, subiscono ogni mese come fosse un'eternità. Dreamfall Chapters: The Longest Journey rientra purtroppo nella seconda categoria, essendo uno di quei titoli non proprio brillanti già al tempo della sua uscita originale, e ora ancora più “vecchi” dopo solo 3 anni dalla prima release.

Facciamo però un po' di chiarezza: la trilogia di The Longest Journey è una saga composta da tre capitoli principali, apparsi negli ultimi quindici anni. Dreamfall Chapters include tutti e 5 i cosiddetti “volumi” pubblicati a partire dal 2014 su PC da Red Thread Games e ora disponibili anche su console PlayStation 4 e Xbox One grazie a Deep Silver.

L'universo immaginifico ideato da Ragnar Tørnquist ha saputo con il tempo conquistare una fan base solida, incantata (è proprio il caso di dirlo) dalle sue opere a metà strada tra sogno e realtà, incastonate nel mezzo di una dimensione onirica decisamente affascinante sotto numerosi aspetti.

Spiace però constatare da subito come Dreamfall Chapters: The Longest Journey erediti male questa filosofia, per un prodotto che scimmiotta alcuni mostri sacri del genere (primi tra tutte le celebri avventure Telltale) non riuscendo neppure ad avvicinarsi al loro tenore narrativo. Oltre che qualitativo, chiaramente.

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L'atmosfera non manca. Peccato che a mancare sia tutto il resto.

Trattandosi di un'opera interattiva con un occhio di riguardo alla storia, questa prende il via esattamente dove il capitolo precedente si era interrotto. Vengono alternate sezioni nel mondo di Arcadia e nel futuro di Stark, unendo quindi magia e scienza senza soluzione di continuità.

Zoë Castillo è ancora in coma – apparentemente irreversibile – quando attorno al lei la WATIcorp si prepara a colpire nuovamente l'umanità grazie alla temibile “Dreamachine”, uno speciale visore in grado di stimolare il subconscio e modificando così il corso dei sogni di un essere umano.

Più distante, a Marcuria, l’Apostolo Kian Alvane aspetta la sua condanna a morte per l'alto tradimento alle truppe d’occupazione di Azadi, colpevoli di aver deportato cittadini appartenenti alla razza magica. Ovviamente, il risveglio di Zoë e la conseguente fuga di Kian saranno solo l'inizio di una storia dipanata attraverso tredici, lunghi capitoli di gioco.

Peccato che proprio la storia – da sempre il punto di forza di titoli profondamente incentrati sulla narrazione interattiva – faccia in questo caso acqua da tutte le parti. La vicenda appare infatti spesso frammentata e poco interessante, tanto che alcuni plot twist sembrano essere stati inseriti giocoforza per destare il giocatore da una sonnolenza incombente.

E non basta di certo trattare tematiche “pesanti” come razzismo, religione e addirittura l'Olocausto per assurgere automaticamente a opera intellettuale di prim'ordine. Anzi, tutt'altro: così facendo si rischia di essere schiacciati dalle nostre stesse ambizioni.

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D'accordo che la grafica non è tutto, ma qui siamo ben sotto i livelli di tollerabilità.

Di convesso, il gameplay è pressoché assente: i dialoghi tra personaggi primari e secondari, lo sviluppo della trama e le decine di bivi narrativi (forse anche troppi) prenderanno il sopravvento per il 99% della durata dell'avventura. Immaginate, per capirci, un Life is Strange, nel quale l'intera vicenda viene mossa solo ed esclusivamente da lunghissime – e spesso inutili – chiacchierate con il NPC di turno.

La manciata di enigmi ambientali presenti sono spesso di una facilità disarmante e servono solo a inframezzare una narrazione evitando – di nuovo – che il giocatore si addormenti pad alla mano. E che nessuno si azzardi a fare paragoni con le avventure grafiche di un tempo: in Dreamfall Chapters: The Longest Journey è tutto così annacquato e mal distribuito che un qualsiasi enigma di una qualsiasi avventura grafica LucasArts è avanti anni luce a qualsiasi rompicapo presente nel titolo  Red Thread Games.

Come se non bastasse, neppure il comparto grafico – realmente scadente – riesce a risollevare le sorti di una conversione pressoché inutile, nonché poco rispettosa della serie originale: modelli poligonali che sembrano usciti da prodotti di almeno quindici anni fa, uniti ad animazioni legnose e un senso di impotenza dinnanzi a un'interattività pari allo zero delle ambientazioni che andremo a visitare (al di fuori dei pochi elementi utili alla risoluzione dei vari enigmi).

E, come accennato poco sopra, tutto ciò è un vero peccato, considerando che la saga di The Longest Journey ci ha abituati a prodotti di ben altro spessore e intensità.

Versione testata: PS4

4
  • Atmosfera a tratti riuscita
  • Tecnicamente inaccettabile
  • Noioso e molto spesso prolisso
  • Risvolti narrativi senz'arte né parte

Purtroppo, Dreamfall Chapters: The Longest Journey tradisce una certa svogliatezza da parte del team Red Thread Games, che si è limitato a convertire su console un titolo nato vecchio e decisamente poco interessante per qualunque tipologia di giocatore. Davvero un peccato, vista e considerata la bontà delle atmosfere partorite dalla fantasia di Ragnar Tørnquist.