A sentir nominare oggi Suda51 si fa subito riferimento ad un eccellente game designer che, con i suoi titoli, ha lasciato il segno nella storia videoludica.

Sono tanti gli anni che sono passati dallo sviluppo di The Silver Case, una visual novel che ha portato il designer ad addentrarsi nel controverso quanto affascinante mondo videoludico. Anni il cui peso si sente tutto sulle spalle del titolo.

The Silver Case era un gioco che brillava per la narrativa e per i personaggi coinvolgenti dai tratti grotteschi che la dicevano lunga sullo stile che Suda avrebbe preso da li a poco.

Nella sua versione rimasterizzata su PlayStation 4 il titolo ripropone la stessa, identica, formula di quasi vent'anni fa provando a far rivivere un pezzo di storia anche ai giovani videogiocatori di oggi.

C'è da chiedersi, quindi, se la formula proposta dal titolo, e la sua storia, possano funzionare ancora oggi. Sarebbe impossibile rispondere di no.

Lo stile dei disegni è fantastico.
Lo stile dei disegni è fantastico.

The Silver Case ci propone un'ambientazione futuristica che ci immerge in una Tokyo divenuta una megalopoli decisamente sovrappopolata, pertanto divisa in ventiquattro distretti autonomi ognuno con il proprio governo e le proprie forze armate.

Con un background fantascientifico che ricorda molto da vicino i temi e lo stile di Blade Runner (con tanto di esplicite citazioni), The Silver Case ci immerge all'interno di un thriller noir nei panni di due protagonisti distinti.

I due, scritti da mani differenti, propongono uno stile narrativo diverso e complementare che contribuisce a rendere il ritmo della narrazione decisamente più dinamico ad appetibile.

Il titolo si svolge lungo due episodi (ed archi narrativi) differenti che si intrecciano l'uno con l'altro in maniera piuttosto sapiente, lasciando la videogiocatore la possibilità di scegliere, una volta sbloccato il secondo, di continuare con l'uno o con l'altro stravolgendo la temporalità della narrazione.

the silver case
Coinvolgente in tutto.

Nel primo episodio, Transmittent, avremo a che fare con Akira, un poliziotto scanzonato da tutti i suoi colleghi e scritto direttamente dal buon Giochi Suda. Akira è particolare: silenzioso e poco incisivo rappresenta pienamente l'eroe cliché giapponese che viene continuamente preso di mira dai colleghi che ne rendono difficile l'empatia con il giocatore.

Il protagonista è alle prese con un serial killer che sta seminando terrore e distruzione nel ventriquattresimo distretto di Tokyo, ed è proprio l'anonimato di questo detective di primo pelo e la sua personalità a coinvolgere il giocatore in questa vicenda. Ben diverso è l'approccio del titolo con il secondo episodio, Placebo, nel quale vestiamo i panni di Tokio Morishima, un giornalista scritto da Sako Kato e Masaki Doka (con la supervisione di Suda).

Il nuovo protagonista documenterà, da punto di vista giornalistico, le vicende legate al serial killer mostrando al videogiocatore nuove sfaccettature e un nuovo punto di vista alla storia. Morishima è tutto il contrario di Akira: logorroico e petulante offre un approccio più dinamico e attivo alla narrazione che cambierà improvvisamente marcia e ritmo.

All'epoca il titolo era stato molto criticato per il finale, inconcludente, della vicenda. In questa nuova versione viene corretto con l'inserimento di due, piccoli, episodi sbloccabili alla fine del gioco. L'uno finale vero e proprio di The Silver Case e l'altro che fa un po' da ponte con il secondo capitolo uscito in esclusiva in Giappone.

the silver case
Difficile non appassionarsi alla vicenda.

Un sacco di belle cose e belle parole per il titolo, ma ha senso acquistare questo remaster? È presto detto. Se da una parte affrontiamo un gameplay piuttosto lento fatto di numerosi, numerosissimi, punti morti (tutti “difetti” imputabili alle visual novel che possono e non possono piacere), dall'altra siamo di fronte ad un prodotto i cui anni di vista si sentono tantissimo.

Tanti sono i difetti a livello tecnico del gioco come un inventario piuttosto caotico o dei menù che fanno storcere, e non poco, il naso per via della loro eccessiva confusione. Sono tante anche le sezioni di gioco in cui è necessario perdere troppo tempo dietro al pixel hunting alla ricerca del modo per riuscire ad andare avanti, insomma, si tratta di “difettucci” su cui si poteva passare sopra vent'anni fa.

The Silver Case offre però un comparto narrativo invidiabile con una storia  e dei personaggi destinati ad entrare nel cuore di tutti (a patto di avere un'ottima conoscenza dell'inglese vista la mancanza di una localizzazione).

Quindi, tirando le somme, The Silver Case è un titolo che andrebbe acquistato e giocato solo per potersi godere una storia e uno stile narrativi unici oltre che per giocare un grandissimo pezzo della storia videoludica. Il lavoro di rimasterizzazione però, oggettivamente, poteva essere effettuato molto, molto meglio.