Nell’era del Web 2.0, dei social e dei pettegolezzi in chat, la forza e l’impatto di una foto diffusa in Rete o di una parola di troppo, sussurrata all’orecchio della persona sbagliata, possono essere devastanti. Tredici 13 Reasons Why si basa su questo, proponendo un crudo ma quanto mai veritiero spaccato del mondo dei teenager fatto di feste, segreti, paure di apparire in un certo modo e timori per la scoperta di mondi nuovi.

E, quando tutto questo non gira a proprio favore, solitudine. Tanta. Tredici racconta la solitudine di Hannah Baker, una ragazza liceale che, prima di suicidarsi, incide su nastro i motivi e i segreti che l’hanno spinta a un tale gesto, inviando in seguito le cassette a coloro che ritiene responsabili della decisione che l’ha portata a porre fine alla sua vita.

Tra questi c’è Clay Jensen, l’emblema del “bravo ragazzo” che ha condiviso momenti importanti con la povera Hannah, ma che nonostante questo porta dentro di sé il peso immenso di un rimorso del quale soltanto il progredire degli episodi fornisce una risposta.

Tredici permette di ricostruire, puntata dopo puntata, tutta la sofferenza di Hannah Baker attraverso il duplice sguardo della ragazza e di Clay, il quale man mano riesce a venire a capo di un mondo, il suo mondo e quello dei suoi coetanei, molto più oscuro e crudele di quel che agli “adulti” possa sembrare.

Tredici 13 Reasons Why
Flashback quasi fuori dal tempo.

Tredici 13 Reasons Why, dal punto di vista meramente tecnico, non offre forse il massimo della godibilità ma centra in pieno il suo obiettivo: quello di trasmettere alle nuove generazioni un messaggio chiaro e importante, il tutto condito da linguaggi diretti, musiche e atmosfere toccanti e soprattutto scene dal forte impatto visivo.

Il format di Netflix si sposa benissimo con la sceneggiatura di Tredici, poiché ad ogni episodio è dedicata la cassetta di uno dei personaggi a cui Hannah Baker ha destinato il suo racconto: puntata dopo puntata, la sceneggiatura è scandita da qualche inevitabile calo di ritmo e, col progredire della storia, lo spettatore riesce a farsi un’idea chiara della direzione in cui lo porterà lo svolgersi degli eventi, fino agli episodi finali nei quali la verità si fa clamorosamente strada tra un colpo di scena e l’altro.

Tredici affronta alcuni dei più grandi temi nell’era moderna del Web 2.0 e dei social, dal semplice bullismo al più complesso cyber bullismo fino all’emarginazione, passando anche per lo stupro fino – ovviamente – al suicidio. Netflix riesce a confezionare un prodotto nel quale lo spettatore, specie se è molto giovane, riesce perfettamente a empatizzare con ogni personaggio dello show.

Ci troviamo di fronte a una serie tv tutt’altro che perfetta, che in corso d’opera rischia di sfociare facilmente nel becero teen drama e crea qualche perplessità narrativa e soprattutto tecnica – questo anche a causa della personalità complessa e disturbata della protagonista, che riesce a incarnare mille sfaccettature caratteriali rendendosi ambigua agli occhi di comprimari e spettatori. Ma il fatto che, finora, Tredici sia risultata la serie tv più discussa sul web del 2017, la dice lunga.

Tredici 13 Reasons Why
I genitori di Hannah Baker.

Tredici, però, si propone tutt’altro che fare grande cinema, e ci riesce benissimo. Al netto di una qualità non eccelsa lo show insegna tanto e cerca di far breccia nel cuore e nella mente dei giovani su quanto, spesso, anche il più piccolo e apparentemente insignificante dei gesti può rappresentare motivo di sofferenza per una persona che ci sta vicino.

E anche nella sensibilità del mondo adulto, che troppo spesso sottovaluta l’uragano di emozioni contrastanti e la suscettibilità di queste ultime in un’età fatta di cambiamenti e scoperte.

Ma, soprattutto, Tredici invita ad abbattere le barriere imposte da tabù, pudori e pregiudizi, denunciando o fornendo tutto il supporto possibile a chi ha bisogno di aiuto: perché sia la solitudine ad essere demonizzata e non piuttosto l’essere umano che - a causa di una serie di scelte sbagliate - si ritrova facilmente giudicato da una realtà che dovrebbe invece comprenderlo.

Netflix ha per le mani una nuova gallina d’oro e la consapevolezza di ciò è lampante, poiché la serie pare sia stata confermata per una seconda stagione. La facilità con la quale un prodotto di grande consenso, qualità e intensità dei temi trattati possa scadere nella “commercialata” di turno è grande, e il timore che Tredici – una storia perfettamente autoconclusiva, della quale anche l’opera originale è priva di sequel – possa facilmente cadere in questa spirale è più che concreto.

Per ora, però, possiamo coccolarci e apprezzare questo tenero, e al tempo stesso crudele, spaccato di vita giovanile, augurandoci che simili episodi restino il più possibile relegati alla finzione narrativa.