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Persona 5, viaggio al centro della psiche - recensione

27 aprile 2017 Di Recensioni

Un viaggio spericolato nei pensieri più perversi e dolorosi. Persona 5 rialza il vessillo del gioco di ruolo à la giapponese con una visione originale ma senza compromessi.

Persona 5 è stato il nostro Gioco del mese e non a caso vi abbiamo inondato di speciali, approfondimenti, valutazioni preliminari. Stiamo parlando di un titolo che, solo di main quest, tocca le 100 ore di longevità ed è quindi la normalità, non solo che noi di Videogamer Italia ci si sia presi un po’ di tempo in più per discuterne con voi nel dettaglio, ma che anche altri portali abbiano adottato la stessa scelta per non incappare in giudizi affrettati.

Cosa resta, dunque, di Persona 5 a ben venti giorni dal lancio occidentale per PS3 e PS4? Resta molto, resta la voglia di ascoltare i brani che compongono la sostanziosa colonna sonora – un fatto molto indicativo per il sottoscritto -, di spulciarsi i retroscena di un comparto grafico al contempo originale e citazionistico, di studiare i rapporti tra i vari personaggi e quello che una relazione più o meno profonda può comportare.

Chiacchierando con voi di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, vi ho detto che a mio parere si trattasse del gioco della vita di Nintendo – un prodotto perfetto e probabilmente, sebbene non mi faccia mai piacere profetizzare in negativo, inarrivabile sotto molteplici punti di vista. Persona 5 è il Breath of the Wild di Atlus, il punto più alto dei giochi di ruolo giapponesi degli ultimi dieci anni in un momento di notevole contaminazione del genere.

Questo non vuol dire che P Studio abbia realizzato il titolo perfetto in senso assoluto, ma di certo quello che abbiamo per le mani è ad oggi la massima espressione di ciò che possono offrire 1. lo sviluppatore nipponico; 2. il vestito un po’ stretto per il quale questo sarto ha lavorato, sta lavorando e presumibilmente continuerà a lavorare in futuro.

Persona 5
"Solo altri cinque minuti, Morgana".

Le imperfezioni non mancano. Ad esempio, il sistema dei Memento è un po’ troppo laterale, non riesce mai a calarsi degnamente nel tessuto narrativo – va detto, d’altro livello – della missione principale, né a conferire ricompense meritevoli d’attenzione. Ci sono bauli e reward finali, un accenno di trama, sì, ma parliamoci chiaro: ci andrete solo per i punti esperienza e in un gioco del livello di Persona 5 la cosa un minimo stona.

Un’altra scelta di design che sono sicuro vi avrà fatto storcere il naso è l’obbligo a fermarvi e riposare nella gran parte delle notti. Dopo aver completato un’azione importante nell'arco della giornata, Morgana vi dirà che dovreste andare a dormire e vi impedirà di fatto di continuare a muovervi liberamente.

Questo non è soltanto fastidioso, ma tradisce l’estrema linearità che la nuova produzione Atlus, in quanto JRPG, non rifugge minimamente, e fa specie sentir parlare di “gestione dell’agenda” in un quadro simile, dove nel 90% dei casi è la mano invisibile del gioco stesso a suggerire (se non imporre) cosa fare e cosa no.

Ma si tratta di due sassolini che, lanciati con il massimo sforzo, schizzano sull'acqua e spariscono in fretta all'orizzonte. Persona 5 può contare su troppi altri aspetti di successo per vedersi sciupare da alcune componenti opinabili. Partiamo dalle maschere: un meccanismo in stile Pokémon che permette di acquisire mostri da schierare dalla propria parte, e nell’evenienza fonderli per ottenerne di più forti. Non solo: sviluppando un’affinità con determinati personaggi, appartenenti alla stessa Arcana (classe, sostanzialmente), è possibile sfruttarne caratteristiche uniche su più livelli.

Persona 5
Per i test c'è la community ma agli avversari dovrete pensarci da soli.

Il livello di difficoltà del gioco è relativamente basso e, durante il giorno, non vi spaventeranno mai le interrogazioni a scuola grazie all'opportunità di consultare le risposte della community (male), ma la punizione è dietro l’angolo. Capita spesso di ritrovarsi al tappeto per aver sottovalutato un nemico, preferendo colpirlo con attacchi fisici anziché ricorrere alla Persona per risparmiare preziosi e rari SP.

Per cui le soluzioni per portare a termine rapidamente e nella maniera più indolore possibile gli scontri sono due: 1. sviluppare queste caratteristiche uniche, che consentono di ottenere un attacco in più da un alleato, ad esempio, o un bonus di varia natura (curativo, per dirne uno); 2. sfruttare le debolezze dei nemici. Il gameplay di Persona 5 predilige uno stile di combattimento molto aggressivo e votato all’attacco, quindi è importante, se non fondamentale, massimizzare il profitto in ogni turno. Se non lo farete voi, lo faranno i vostri nemici, in alcuni casi capaci persino di abbattervi con un solo colpo.

Gameplay a parte, in questa esperienza audiovisiva da urlo - specie se amate gli anime e le tinte forti -, a spiccare sono personaggi, location e tematiche trattate in Persona 5. L’elemento sociale è una colonna portante dell’esperienza ludica, e spesso vi troverete ad essere interessati ad un amico anziché un altro o addirittura ad optare per un’uscita alla tavola calda con Ann in luogo di una capatina ai Memento – paradossalmente anche quando il legame non avrà sbocchi per crescere…

Oltre che portante, questo aspetto è a dir poco preponderante, e limita il dungeon crawling soltanto a fasi ben delineate nei Palazzi e nei Memento. In entrambi i casi, il completamento è funzionale all’ottenimento di un nuovo personaggio, con una propria storia misteriosa e rilevante alle spalle, o a particolari sul suo passato recondito.

Persona 5
Scorci suggestivi.

È un’interpretazione sicuramente atipica della materia ruolistica, e vi dovrà piacere – al netto dell’assenza della localizzazione in lingua italiana, una massiccia ridondanza nei dialoghi e una considerevole lentezza nell'esposizione – averci a che fare per tutta l’imponente durata del gioco, pure a costo di qualche sbadiglio tra un Palazzo e l’altro.

Anche perché proprio nei Palazzi si può dare libero sfogo alle proprie velleità combattive, così come il gioco stesso si lascia andare ad uno stile visivo eccentrico che fa da contraltare alla costante misuratezza di una Tokyo mai così bella e interessante, nelle sue magnifiche diversità (Akihabara e il quartiere a luci rosse sfidano il Cafè Leblanc, una delle tantissime citazioni a Lupin, e la magia della Velvet Room).

Sui temi non si gioca mai facile. Si va dallo stupro al suicidio, passando per la pedofilia, la malattia - sia fisica che mentale - e il gap generazionale tra giovani e adulti, questi ultimi visti come carnefici.

Con il tono scanzonato adottato, Atlus si permette il lusso di affrontare aspetti della quotidianità più drammatica, suscitando, grazie ai social link e ai background di cui sopra, alimentati da una longevità così totalizzante, empatia nella prevalenza dei personaggi incontrati lungo il cammino. Non c’è un momento in cui, nonostante la delicatezza degli argomenti, questo o quel particolare narrativo sembrerà fuori posto.

9
  • Esperienza audiovisiva imperdibile
  • Profondità di storie e personaggi
  • Gameplay offensivo
  • Localizzazione solo in un Inglese spesso balbettante
  • Lentezza e linearità talvolta irritano

Persona 5 è un gioco di ruolo giapponese per chi ama i giochi di ruolo giapponesi, lontano dalle contaminazioni dell'ultimo decennio e forte di un'identità nazionale omaggiata senza compromesso alcuno, sia dalla storia e dai temi, sia dalle squisite ambientazioni. Un viaggio che intriga e turba in una psiche spesso più diabolica che umana.