Nella delicata situazione videoludica che stiamo vivendo, si sta facendo sempre più forte ed imponente la presenza del mercato del digitale. Quest'ultimo, grazie alla miriade di negozi virtuali presenti sul web, si fa sempre più interessante.

A dominare il mercato del digitale, nemmeno a pensarci troppo, è Steam, lo store di Valve che da anni detta leggi all'interno di questo mondo. Inutile stare troppo a girarci attorno: Valve è arrivata prima di tutti gli altri, ha creato una piattaforma “unica” (al tempo) e si è costruita un impero non indifferente sul mercato, spazzando via qualsiasi altra forma di vendita digitale.

Con Greenlight (prossimo ad evolversi in Steam Direct) ha poi monopolizzato anche il mercato degli indie, ponendosi come linea diretta fra gli sviluppatori e la pubblicazione dei loro titoli.

Chiaramente, una mossa di questo genere ha portato sviluppatori e publisher (e quindi i videogiocatori) a dare sempre più importanza alla piattaforma di Valve che, ora, domina incontrastata il mercato. Sì, perché nonostante esistano dei competitor, nessuno riesce ad imporsi con violenza sulla massa ingombrante di Steam che ha acquisito troppo potere per poter essere dimenticata dagli utenti.

Steam
Steam non è solo gioco.

La questione è piuttosto semplice: se nella mia libreria di Steam ho milioni di titoli, perché dovrei scaricare una piattaforma differente, creare un account e spendere altri soldi per crearmi un'altra libreria virtuale? Essenzialmente non lo faccio. E, di fatto, i diretti competitor di Steam vivono di esclusive: Origin vive di titoli EA non disponibili sulla piattaforma di Valve e così vale anche per Blizzard, Bethesda e compagnia.

Poi ci sono piattaforme che fanno fortuna grazie all'assenza del DRM sui titoli in vendita. Tali piattaforme, tra cui citiamo GOG, non si pongono come degli avversari diretti a Valve ma come una specie di soluzione “complementare”. Se io, utente finale, attribuisco una certa importanza al DRM e non ho voglia che i miei titoli siano protetti da questa politica dei diritti d'autore (potremmo stare delle ore a discutere della validità di questo tipi di protezione) allora acquisto su GOG, altrimenti vado su Steam.

I due possono coesistere nello stesso mondo senza darsi battaglia a vicenda ma offrendo due approcci e due soluzioni differenti al “problema” del digitale. Certo, GOG non può vantare la quantità e la varietà di Steam ma non è certamente questo lo scopo della piattaforma (nonostante negli ultimi anni i titoli in vendita siano notevolmente aumentati). All'interno di una situazione come questa, come prendere, dunque, l'arrivo di Tencet in Europa? Si tratta di quello che possiamo descrivere come “lo Steam cinese”, che arriverà in Occidente sotto il nome di WeGame.

Valve ha davvero di che preoccuparsi vista la grande popolarità, in Oriente, di questo formidabile e fornitissimo store? Chiaramente e indiscutibilmente la risposta è negativa. Come già spiegato, sommariamente, in precedenza, Steam non ha da preoccuparsi di possibili ed eventuali competitor per una semplice ragione: il bacino d'utenza. Si tratta di un servizio attivo da talmente tanto tempo che ha raggiunto milioni e milioni di giocatori attivi, i quali hanno acquistato titoli creandosi una libreria virtuale. Nessuno di loro vorrà perdere di vista questa libreria per dedicarsi ad altro.

Steam
Quanti lo usano tanto quanto Steam?

Se WeGame dovesse trovare terreno fertile, l'utenza di Steam non potrà diminuire in nessun caso a meno che il “nuovo” servizio non offra la possibilità di attivare gratuitamente tutti i titoli già posseduti anche all'interno della propria libreria. Oltre a questo, dovrebbe offrire un servizio notevolmente migliore, con offerte decisamente più allettanti. In questo caso - e solo in questo - Steam avrebbe ragione di provare un po' di paura nei confronti del nuovo competitor.

Allo stesso tempo, però, Steam non offre solo videogiochi.  Gli utenti nel corso degli anni sono stati ben fidelizzati attraverso un sistema di ricompense pensato ad hoc per rendere la permanenza dei videogiocatori sulla piattaforma piacevole e interattiva anche quando non si è in sessione di gioco. Le carte, le medaglie, la personalizzazione del profilo, i gruppi e quant'altro sono il motivo principale per cui, essenzialmente, gli utenti continueranno a rimanere su Steam dando solo un'occhiata veloce a WeGame.

Magari ci si creerà un account e si acquisterà qualcosa, ma la potenza di Steam in Occidente non è, per fortuna o purtroppo, contrastabile in alcun modo. Pensiamo un attimo a Facebook e Google+: il vecchio social di Google era decisamente migliore di Facebook (e parliamo di due colossi, perché di social alternativi ma meno “potenti” ne esistono a bizzeffe: Tsu insegna).

Eppure non è riuscito a prendere nemmeno un decimo dell'utenza di Facebook, vedendosi costretto a cambiare le proprie idee. Il motivo? La fidelizzazione degli utenti. Nessuno era disposto a ricominciare su un social diverso per quanto questo potesse essere migliore. Allo stesso modo, nessuno avrà voglia di spostarsi su una piattaforma di acquisti in digitale differente, anche se questa dovesse dimostrarsi migliore in tutto. Valve lo sa e dorme sonni tranquilli. Facciamolo anche noi.