Non conoscere un titolo come Full Throttle vuol dire essersi persi una decade in cui i videogiochi erano, innanzitutto, sudore della fronte. Vero sudore. E non parlo della presunta difficoltà di un qualsiasi soulslike, ben nota ai gamer cresciuti in epoca moderna, bensì di un certo tipo di sfida che spesso ci incastrava in un gioco per giorni e giorni (senza dimenticare che era necessario avere anche una buona dose di humor).

Specialmente perché a quei tempi (parliamo dei gloriosi anni '90) non vi erano internet, youtuber o guide di sorta. C'erano impegno, carta, penna e tanta, tanta forza di volontà. E la soddisfazione, dopo aver risolto un enigma delle vecchie avventure grafiche targate LucasArts, era ben più di un semplice vanto a scuola con i propri amici. Era un Trofeo – non quelli sbloccabili, chiaramente – del quale ci vantavamo con noi stessi prima di ogni altra cosa.

In un ventennio, di acqua sotto ai ponti ne è passata un bel po'. Le avventure grafiche sono state dimenticate dai più, a favore di un certo tipo di “esperienze cinematiche” che di punta e clicca hanno al massimo il menù iniziale.

Tuttavia, qualcosa negli ultimi tempi si è mosso, forse complice un timido ritorno sul mercato di giochi storici che si pensavano destinati al macero: Grim Fandango e Day of the Tentacle prima di tutti, seguiti poche settimane fa dal delizioso Thimbleweed Park, un chiaro omaggio a titoli come Maniac Mansion e Zak McKraken, con la partecipazione di Ron Gilbert e Gary Winnick in persona.

Full Throttle Remastered
Voi, la vista da aguzzare e un enigma da risolvere: pane quotidiano per gli amanti delle avventure grafiche.

Non stupisce, quindi, che per Full Throttle Remastered si sia mosso Tim Schafer in persona, padre dell'opera originale. Così come non sorprende che il gioco veda conservato tutto il suo fascino indiscusso, quasi fosse stato scongelato dopo un'ibernazione durata venti lunghi, lunghissimi anni.

Questo, a partire dalla storia che fa da sfondo alle nostre peripezie. Ben, centauro decisamente poco raccomandabile, viene messo KO da una banda rivale nei pressi del bar Kick Stand. Una volta risvegliatosi, si ritroverà coinvolto in un misterioso caso di omicidio di cui verrà incolpato ingiustamente: il suo obiettivo sarà, quindi, quello di cercare un modo per scrollarsi di dosso l'accusa, trovando anche due minuti per farla pagare cara a chi ha deciso di incastralo vigliaccamente.

Sin dal primo istante, Full Throttle non riprende la classica interfaccia dei primi due Monkey Island, bensì abbraccia un'impostazione “a immagini” che consente di utilizzare un oggetto presente nello scenario o parlare (e perché no, malmenare) un personaggio secondario. Nell'inventario, immancabile in ogni titolo Lucas che si rispetti, potremo recuperare e utilizzare tutti gli oggetti raccolti sul nostro percorso, combinabili in base all'enigma che ci si parerà dinanzi.

In tal senso, la varietà non manca di certo: alcuni rompicapo sono realmente impegnativi e passerete un bel po' di tempo a fare tentativi, unire oggetti o cercare di utilizzare gli stessi nei modi più disparati. Proprio come quando il cursore del mouse si modificava anni fa facendoci capire che finalmente avevamo centrato l'obiettivo giusto.

Full Throttle Remastered
Il comparto grafico pulitissimo e brillante è uno dei punti di forza di questa Remastered.

Tuttavia, quando si parla di una Remastered, pretendiamo anche novità degne del nome che porta: in verità, trattandosi di un gioco pressoché perfetto dal punto di vista strutturale, Full Throttle non offre alcun ritocco o rimaneggiamento sostanziale alla formula di gioco, al di fuori di un restyling grafico che già aveva toccato le altre due precedenti Remastered targate Double Fine.

Anche stavolta è possibile “switchare” la veste grafica ad alta definizione con quella del 1995, dotata di un aspetto scandito da pixel grandi come mattonelle. Potremo farlo in qualsiasi momento, tramite la pressione di un tasto, e se la cosa risulterà ininfluente per i giocatori poco avvezzi al genere – o magari troppo giovani per ricordare la differenza - tutti gli altri non potranno non provare un brivido ammirando il passaggio tra vecchio e nuovo.

Quasi un salto nel tempo di oltre quattro lustri di evoluzione tecnica. Ma non solo: sarà possibile scegliere anche il campionamento audio che più ci aggrada, passando dalle sonorità vecchio stile tipicamente anni '90 a quelle più fresche dei giorni nostri, con la possibilità di mixare audio e video come meglio preferiamo. E poco non è, possiamo assicurarvelo.

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